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Dall’infezione alla disbiosi: come cambia la gestione delle vaginiti nella pratica clinica. Il punto con Franco Vicariotto

Dall’infezione alla disbiosi: come cambia la gestione delle vaginiti nella pratica clinica. Il punto con Franco Vicariotto

Martedì 30 giugno alle 20.00 un webinar per fare il punto su microbioma vaginale, diagnosi, recidive e nuove strategie di gestione.

In questo articolo

Si terrà martedì 30 giugno alle 20.00 il webinar con Franco Vicariotto dedicato a un tema centrale nella pratica ginecologica quotidiana: il passaggio da una visione delle vaginiti come semplice “infezione da trattare” a una lettura più complessa, in cui microbioma vaginale, barriera mucosale, pH, infiammazione locale e resilienza dell’ecosistema diventano elementi decisivi per orientare diagnosi, terapia e follow-up.

Quello con Franco Vicariotto è il quinto webinar dell’edizione 2026 di Microbiota Talks, un progetto di Recordati che si rivolge agli operatori sanitari.

Il cuore dell’incontro sarà questo: quando ha ancora senso parlare di infezione e quando, invece, è più corretto ragionare in termini di disbiosi? Una distinzione tutt’altro che teorica, perché da essa dipende il modo in cui il clinico interpreta i sintomi, legge i test, decide se trattare e imposta la prevenzione delle recidive.

Per anni il modello dominante è stato spesso riassunto in modo molto semplice: identificare un patogeno, prescrivere un antibiotico o un antimicotico e chiudere l’episodio. Ma nella pratica reale molte pazienti non rientrano in questo schema lineare. I sintomi possono essere fluttuanti, i referti alterni, i test positivi anche in assenza di un quadro clinico chiaro, le recidive frequenti e la distinzione tra vaginosi batterica, candidosi, irritazione o vaginite mista non sempre immediata.

L’obiettivo del webinar sarà quindi riportare il tema sul terreno dell’appropriatezza: non limitarsi a eradicare un microrganismo, ma capire quando è necessario ripristinare la stabilità dell’ecosistema vaginale.

Microbioma vaginale resiliente: che cosa significa davvero

Una parte importante dell’incontro sarà dedicata al concetto di microbioma vaginale “resiliente”. Non si tratta soltanto di avere o non avere lattobacilli, ma di comprendere come lattobacilli, pH, produzione di acido lattico, barriera mucosale e immunità locale contribuiscano insieme alla stabilità dell’ambiente vaginale.

In questo senso la disbiosi non va sempre interpretata come un evento netto, con un prima e un dopo facilmente riconoscibili. Esistono zone grigie tra normalità e patologia, condizioni di instabilità dell’ecosistema, quadri borderline e situazioni in cui il referto microbiologico non basta, da solo, a spiegare i sintomi della paziente.

Il webinar affronterà anche i principali fattori che possono favorire o mantenere questa instabilità: uso di antibiotici, modificazioni ormonali, rapporti sessuali, detergenza, device, stress e metabolismo. Tutti elementi che, nella valutazione clinica, non possono essere considerati dettagli secondari.

Da qui nasce una domanda molto pratica: quali informazioni minime servono sempre prima di decidere come intervenire? Anamnesi mirata, obiettivo del trattamento, sintomi, fattori di rischio e aspettative della paziente diventano passaggi fondamentali per evitare sia il sottotrattamento sia l’eccesso di terapia.

Diagnosi: clinica, pH, microscopia e test molecolari

Uno dei nodi più rilevanti sarà la diagnosi. Nella pratica quotidiana il clinico deve spesso decidere con quali strumenti procedere e quanto peso attribuire ai diversi dati disponibili.

Clinica, pH e microscopia possono fornire informazioni importanti, ma hanno limiti che vanno conosciuti. Allo stesso modo, i test molecolari e i NAAT possono aggiungere valore in alcuni contesti, ma non sempre rappresentano la prima risposta. Il rischio, soprattutto quando il risultato viene letto fuori dal contesto clinico, è quello di generare overtreatment: trattare la presenza di un microrganismo come se fosse automaticamente sinonimo di malattia.

Il webinar entrerà proprio in questi scenari frequenti e spesso complessi: referti che riportano Gardnerella o Candida in pazienti con sintomi aspecifici, quadri di vaginite mista, test positivi in donne asintomatiche, risultati apparentemente chiari ma difficili da tradurre in una decisione terapeutica.

Un passaggio specifico sarà dedicato anche alla diagnosi differenziale da non perdere quando il trattamento standard fallisce. Non tutto ciò che brucia, recidiva o non risponde alla terapia è necessariamente una vaginosi o una candidosi. Dermatosi vulvari, vaginite infiammatoria o desquamativa, infezioni sessualmente trasmesse, forme irritative o allergiche e atrofia possono entrare in diagnosi differenziale e modificare radicalmente il percorso di gestione.

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Trattare l’acuto, ma pensare al secondo tempo

Il trattamento dell’episodio acuto resta naturalmente un passaggio essenziale. Ma il webinar metterà in evidenza anche gli errori più frequenti: sottotrattare, trattare troppo, favorire l’automedicazione, non considerare l’aderenza o non spiegare in modo chiaro alla paziente che cosa aspettarsi dalla terapia.

La vera differenza, soprattutto nei quadri recidivanti, si gioca però nel “secondo tempo”, spesso dimenticato: quello della stabilizzazione post-terapia. Dopo aver gestito l’episodio acuto, diventa necessario chiedersi come sostenere il ripristino dell’equilibrio vaginale, come lavorare su pH, barriera, abitudini e follow-up, e come ridurre il rischio che il problema si ripresenti.

Le recidive saranno quindi un altro punto centrale dell’incontro. Come definire davvero il problema? Quando è opportuno indagare di più? Quando cambiare schema terapeutico? Quando sospettare Candida non-albicans, biofilm o fattori irritativi e comportamentali che mantengono l’instabilità?

In questo contesto sarà affrontato anche il ruolo dei biotici e degli interventi non farmacologici. Il taglio sarà pragmatico: quali aspettative sono realistiche, quali obiettivi si possono comunicare alla paziente e come evitare messaggi eccessivamente promettenti o poco coerenti con la pratica clinica.

Due casi clinici per ragionare sulla pratica reale

Il webinar prevede anche due mini-casi clinici, pensati per riportare la discussione nella realtà dell’ambulatorio.

Questi casi saranno l’occasione per discutere non solo gli algoritmi decisionali, ma anche la comunicazione con la paziente: un elemento spesso decisivo per migliorare appropriatezza, aderenza e soddisfazione.

Il messaggio finale del webinar è chiaro: nella gestione delle vaginiti non basta più ragionare soltanto in termini di microrganismo presente o assente. Serve una visione più integrata, capace di distinguere infezione, disbiosi, colonizzazione, irritazione e recidiva, e di costruire percorsi di cura più personalizzati e meno automatici.

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Redazione
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