Colite ulcerosa pediatrica: il trapianto di microbiota fecale rimodella a lungo il microbiota intestinale

Il trapianto di microbiota fecale (FMT) sta emergendo come una strategia promettente per modulare il microbiota intestinale nei pazienti pediatrici con colite ulcerosa (CU). Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Gastro Hep Advances della American Gastroenterological Association (AGA), ha valutato l’impatto a lungo termine dell’FMT sul microbiota intestinale, identificando firme microbiche associate alla gravità della malattia e agli esiti clinici. Esplorando questi cambiamenti, lo studio fornisce indicazioni fondamentali per lo sviluppo di protocolli di FMT più mirati ed efficaci, con l’obiettivo di migliorare la gestione clinica della CU pediatrica.

Colite ulcerosa pediatrica e trapianto di microbiota fecale: lo stato dell’arte

La colite ulcerosa (CU) è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (IBD, Inflammatory Bowel Disease) che presenta caratteristiche peculiari nella popolazione pediatrica. A differenza della CU ad esordio adulto, quella pediatrica spesso si manifesta in forma più estesa e può evolvere verso quadri più severi, con conseguenti compromissioni della massa muscolare e della densità ossea, un’alta prevalenza di malattie mentali e una qualità di vita nettamente ridotta. Inoltre, è associata a un rischio aumentato, nel corso della vita, di complicanze intestinali come sanguinamenti e carcinoma colorettale. Inoltre, si tratta di una condizione la cui prevalenza è aumentata in modo considerevole negli ultimi anni, rendendola una importante questione di salute pubblica nelle fasce più giovani.

Il ruolo del microbiota enterico nella patogenesi della CU è ben consolidato, e numerose evidenze mostrano una correlazione tra la composizione delle comunità microbiche e l’insorgenza delle IBD. Le alterazioni del microbiota sono legate alla gravità della malattia e alla risposta ai trattamenti, evidenziando il potenziale terapeutico degli interventi mirati a modificare il microbiota intestinale. I pazienti con CU presentano generalmente disbiosi caratterizzata da una ridotta diversità batterica, inclusi livelli più bassi di batteri benefici come Faecalibacterium prausnitzii e altri produttori di acidi grassi a corta catena, insieme a variazioni in altri taxa microbici, come Clostridium IV e XVIII. Invece, si riscontra un’alta prevalenza di Bacteroides.

Queste evidenze hanno portato a esplorare strategie terapeutiche mirate al microbiota intestinale. In particolare, il trapianto di microbiota fecale (FMT) è emerso come un’opzione promettente, la cui efficacia nell’indurre la remissione nella CU, soprattutto negli adulti, è supportata da trial randomizzati controllati con placebo e revisioni sistematiche. Tuttavia, l’applicazione dell’FMT nella CU pediatrica è meno indagata e gli studi disponibili riportano risultati eterogenei, con la necessità di ulteriori ricerche sui fattori che determinano un successo terapeutico a lungo termine.

Come si è svolto lo studio

Il nuovo studio, condotto presso il Children’s Hospital Los Angeles (CHLA) in California e coordinato dalla Dr.ssa Sonia Michail, ha combinato un trial randomizzato in doppio cieco, che confrontava l’FMT con un placebo autologo, con un’estensione in aperto volta a valutare gli effetti dell’FMT sul microbiota intestinale nei pazienti pediatrici con CU per un periodo di 48 settimane. La popolazione inclusa nello studio comprendeva 36 pazienti pediatrici con colite ulcerosa da lieve a moderata (PUCAI 10-64), con un’età media 16,4 anni. I partecipanti hanno ricevuto il trapianto di microbiota fecale da donatori sani eterologhi, in modo randomizzato, in doppio cieco. I campioni fecali sono stati raccolti al basale e dopo l’intervento, mentre la risposta clinica è stata valutata utilizzando il Pediatric Ulcerative Colitis Activity Index. Il sequenziamento metagenomico shotgun ha permesso di caratterizzare la composizione e il potenziale funzionale del microbiota fecale e l’analisi di arricchimento dei set tassonomici ha identificato insiemi microbici associati alla CU e all’FMT.

I risultati osservati

Dopo quattro settimane di trattamento, l’FMT eterologo ha indotto la remissione clinica nel 32% dei pazienti e una risposta clinica nel 52%. Sorprendentemente, anche il gruppo placebo autologo ha mostrato tassi di risposta relativamente alti: la remissione clinica è stata osservata nel 27,3% dei pazienti e una risposta clinica nel 63,6%. Gli autori suggeriscono che questo elevato effetto placebo possa essere dovuto alla piccola dimensione del campione, alla terapia di base con 5-Asa e agli eventuali effetti terapeutici della procedura stessa di FMT autologo. L’analisi ha evidenziato che l’FMT ha determinato un aumento significativo e duraturo della diversità microbica intestinale per tutto il periodo di 48 settimane, più marcato nel gruppo trattato. Tra i principali cambiamenti si osservavano una riduzione di Klebsiella oxytoca e un incremento di Coprobacter fastidiosus dopo FMT. Sono state individuate firme microbiche associate alla gravità della malattia, come un aumento dei produttori di indolo e una diminuzione dei degradatori di mucina nei casi di CU lieve rispetto alla remissione. I pazienti con miglioramento clinico post-FMT mostravano una riduzione di Fusobacterium nucleatum e Veillonella parvula. È stato osservato anche che Klebsiella pneumoniae e Klebsiella variicola diminuivano durante la fase in aperto dello studio.

Infine, è stata osservata una correlazione inversa tra la diversità microbica e la gravità della malattia: pazienti in remissione avevano una diversità più elevata, mentre quelli con CU moderata mostravano valori più bassi.

Conclusioni e prospettive future

Lo studio evidenzia che l’FMT può indurre cambiamenti duraturi e benefici nel microbiota intestinale dei pazienti pediatrici con colite ulcerosa, identificando firme microbiche associate sia alla gravità della malattia sia agli esiti clinici. Questi risultati offrono nuovi spunti sul ruolo del microbiota nella CU pediatrica e pongono le basi per lo sviluppo di terapie personalizzate mirate. Allo stesso tempo, l’elevato tasso di risposta al placebo sottolinea la complessità della malattia e la necessità di ulteriori ricerche per chiarire i meccanismi alla base delle risposte all’FMT e al placebo, con l’obiettivo di ottimizzare interventi futuri e migliorare gli esiti clinici nei bambini.

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