Nel microbiota le possibili soluzioni all’antibiotico resistenza

Gli approcci basati sul microbiota potrebbero aiutare i ricercatori a espandere il numero di strumenti terapeutici a disposizione per combattere la resistenza agli antibiotici e trattare le infezioni gravi.
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Nel microbiota le possibili soluzioni all’antibiotico resistenza

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Stato dell’arte
Le infezioni respiratorie acute sono una delle principali cause di morte tra i bambini in tutto il mondo. Vengono generalmente trattate con antibiotici, ma i batteri patogeni stanno diventando sempre più resistenti a una o anche a più classi di antibiotici. Questi microbi sono ormai diventati una causa frequente di infezioni respiratorie.

Cosa aggiunge questa ricerca
Gli autori discutono della minaccia della resistenza agli antibiotici ed evidenziano come il microbiota umano potrebbe essere sfruttato come fonte di nuove terapie per prevenire o curare le infezioni respiratorie. Ad esempio, studi recenti hanno dimostrato che i batteri Rothia possono inibire la crescita del patogeno respiratorio Moraxella catarrhalis, mentre alcuni studi clinici hanno valutato l’utilizzo di batteri vivi per prevenire o curare infezioni causate da patogeni respiratori.

Conclusioni
Gli approcci basati sul microbiota potrebbero aiutare i ricercatori a espandere il numero di strumenti terapeutici a disposizione per combattere la resistenza agli antibiotici e trattare le infezioni gravi.

I batteri resistenti agli antibiotici sono diventati una causa frequente di infezioni respiratorie, che sono responsabili di quasi quattro milioni di morti ogni anno, in particolare nei Paesi a basso e medio reddito. 

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che il microbiota intestinale possa essere sfruttato come fonte di nuove terapie per prevenire o curare queste infezioni.

A sostegno di questa ipotesi, in un articolo pubblicato su mBio Jillian Hurst e Matthew Kelly della Duke University School of Medicine di Durham, nella Carolina del Nord, discutono della minaccia della resistenza agli antibiotici ed evidenziano come gli approcci basati sul microbiota potrebbero aiutare i ricercatori a espandere il numero di strumenti terapeutici a disposizione per combattere la resistenza agli antibiotici.

«Nei soli Stati Uniti, gli organismi resistenti agli antimicrobici causano più di 2,8 milioni di infezioni e 35.000 decessi ogni anno», affermano gli autori. «Negli ultimi dieci anni sono stati compiuti notevoli progressi nel rallentare la diffusione di alcuni organismi resistenti agli antibiotici; tuttavia, la resistenza sviluppata da diversi agenti patogeni batterici respiratori comuni è aumentata sostanzialmente nell’ultimo decennio».

Antibiotici “nascosti” nel microbiota

Tra il 1930 e il 1962 negli Stati Uniti furono immesse sul mercato più di 20 classi di antibiotici. 

In seguito, gli elevati costi di ricerca e sviluppo scoraggiarono le aziende farmaceutiche dall’investire su nuovi antibiotici, tanto che nei successivi 50 anni furono approvate solo due nuove classi di antibiotici e la maggior parte di quelli attualmente in fase di sviluppo sono analoghi degli antibiotici già esistenti, che sono tipicamente prodotti naturali o loro derivati.

Jillian Hurst e Matthew Kelly hanno ipotizzato che il microbiota umano possa rappresentare una fonte non sfruttata di nuovi antibiotici, poiché molti di questi batteri si sono evoluti per produrre composti antimicrobici che prendono di mira le specie microbiche concorrenti. 

«Lo sviluppo di metodi di sequenziamento di ultima generazione e di migliori strumenti per l’analisi genomica e proteomica consente un approccio mirato per dedurre questi rapporti interspecie e sviluppare nuovi antibiotici», affermano gli autori.

Batteri contro batteri

Alcuni studi clinici hanno valutato l’utilizzo di batteri vivi per prevenire o trattare gli agenti patogeni respiratori. 

Ad esempio, uno studio del 2015 condotto su un gruppo di studenti universitari ha rilevato che la somministrazione di Neisseria lactamica ha protetto dall’infezione da N. meningitidis. Allo stesso modo, uno studio del 2000 ha dimostrato che il Corynebacterium può eradicare lo Staphylococcus aureus dalla maggior parte dei portatori.

Studi recenti hanno dimostrato inoltre che i batteri Rothia possono inibire la crescita del patogeno respiratorio Moraxella catarrhalis. Questa attività antibatterica è mediata in parte dalla secrezione di un enzima che prende di mira la parete cellulare di M. catarrhalis.

I risultati suggeriscono dunque che una migliore comprensione dell’interazione tra il microbiota e il tratto respiratorio superiore potrebbe favorire lo sviluppo di probiotici nasali

Conclusioni

«Approcci altamente mirati incentrati sul microbiota umano potrebbero favorire la messa a punto di bioterapie in grado di espandere il numero di strumenti a disposizione per combattere la resistenza agli antibiotici e per ingegnerizzare con precisione il microbioma per la promozione della salute umana».

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