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Sport: la voglia di allenarsi potrebbe dipendere dal microbiota intestinale

Uno studio statunitense valuta come il profilo microbico intestinale impatti sulle performance sportive prima e dopo un trattamento antibiotico.
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Sport: la voglia di allenarsi potrebbe dipendere dal microbiota intestinale

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Stato dell'arte
Il microbioma influenza svariati aspetti della vita dell’ospite, esercizio fisico incluso. L’impatto sulla volontà di fare esercizio fisico rimane però poco studiato.
Cosa aggiunge questa ricerca
In questo studio è stato valutato se e come il profilo microbico intestinale di due linee di modelli murini, una fisicamente attiva e una di controllo, impatti sulle performance sportive prima e dopo un trattamento antibiotico.
Conclusioni
Nel gruppo “attivo”, il trattamento antibiotico ha influenzato negativamente la distanza di corsa, effetto non registrato nella controparte con un’attività fisica nella norma. Il microbiota intestinale potrebbe quindi essere un componente importante nel fenotipo degli esemplari più attivi.

In questo articolo

Antibiotici orali riducono l’attività sportiva spontanea in modelli murini atletici. Il microbiota intestinale potrebbe quindi essere implicato non soltanto nelle performance sportive, come precedentemente dimostrato in diversi studi, ma anche nella volontà stessa di fare sport

Lo conclude lo studio di Monica P. McNamara e colleghi della University of California di recente pubblicato su Behavioural Process.

Microbiota e sport, una nuova frontiera della ricerca

Sono molti gli studi che dimostrano come il microbiota intestinale possa influenzare quasi tutti gli aspetti dell’ospite, fisiologici e mentali, attività fisica inclusa. Ma fino a che punto? 

Concentrandosi sull’attività fisica, i ricercatori americani hanno qui confrontato non soltanto i profili microbici tra una linea murina pro-esercizio fisico (high-runners, HR; n=20) con una controllo (C, n=18), ma anche come un eventuale intervento antibiotico (10 giorni) incida sulla volontà di fare esercizio (distanza di corsa sulla ruota, temperatura durante l’esercizio, spontaneità nell’esercizio ecc.). Ecco quanto emerso. 

Partendo dagli effetti del trattamento, dalla conta batterica iniziale (ca. 4×106) iniziale si è registrato in entrambi i gruppi un marcato decremento dopo la terapia, come preventivato, fino a non poterne tenere traccia. 

Antibiotici che riducono l’attività fisica

Una volta assicurato che il trattamento antibiotico avesse inciso sul microbiota, si è passati al confronto con le performance fisiche del prima-dopo e tra i gruppi osservando come:

  • nonostante il gruppo HR abbia corso circa 3,5 volte di più al baseline, il numero di rivoluzioni nella ruota è diminuito significativamente dopo il trattamento, ma solo in questo gruppo
  • ridotti i minuti di corsa al giorno per entrambi i gruppi dopo la terapia 
  • leggermente diminuita anche la velocità nel gruppo HR dopo la terapia, aumentata invece nei controlli. Il gruppo HR ha, in ogni modo, continuato a correre più velocemente sia prima sia dopo 
  • aumentata, anche se di poco, l’intensità dell’esercizio nel gruppo HR
  • soprattutto le femmine nel gruppo HR hanno perso peso (non significativo) correlabile a un minore consumo di cibo rispetto al pre-trattamento, anche se, in ogni caso, è rimasto maggiore dei controlli
  • maggiore per entrambi i gruppi, il consumo di acqua rispetto al baseline

Una volta sospeso il trattamento, si sono quindi osservati effetti nel medio termine (12 giorni) dimostrando come:

  • nessun effetto significativo sulla distanza, durata, velocità media dal periodo in trattamento
  • il livello di performance non sia ritornato a quelli pre-trattamento in entrambi i gruppi benché il gruppo HR abbia comunque compiuto circa 2,7 volte rivoluzioni di più, probabilmente da attribuire a una maggiore velocità nella corsa
  • si sia ridotto, in generale, il movimento all’interno della gabbia  
  • inalterato il peso dalla fine del trattamento

Conclusioni

Per riassumere quindi, il trattamento antibiotico ha, come prevedibile, profondamente impattato sull’espressione batterica intestinale in entrambi i gruppi. 

Soltanto nel gruppo precedentemente più attivo fisicamente si è però registrata una diminuzione nella distanza di corsa quotidiana, effetto non osservato invece nella controparte di controllo. 

Tale comportamento si è mantenuto per tutto il periodo di osservazione una volta sospeso il trattamento. 

Il microbiota intestinale quindi potrebbe essere implicato in una migliore propensione all’esercizio fisico di un gruppo rispetto a un altro. Ulteriori approfondimenti su quali siano i ceppi attivamente coinvolti sono quindi necessari. 

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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