Le alterazioni del microbiota intestinale sono da tempo associate alla sindrome dell’intestino irritabile e, più in generale, ai disturbi dell’interazione intestino-cervello. A sostegno di questo legame vi sono l’esordio dei sintomi dopo episodi di gastroenterite acuta e i possibili benefici ottenuti attraverso interventi che modulano il microbiota, come antibiotici non assorbibili, probiotici, prebiotici e postbiotici. Ne abbiamo parlato con Andrea Costantino, gastroenterologo del policlinico di MIlano.
In occasione degli IBS Days di Bologna sono stati presentati alcuni lavori dedicati all’analisi del microbiota intestinale nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile a prevalenza di stipsi (IBS-C) o di diarrea (IBS-D). L’analisi metagenomica di 50 campioni ha evidenziato differenze significative soprattutto nella beta-diversità, espressione della diversa composizione delle comunità microbiche, mentre non sono emerse variazioni sostanziali dell’alfa-diversità.
Nei pazienti con IBS-C è stata osservata una maggiore presenza di Firmicutes e di generi quali Enterococcus e Streptococcus. Nei pazienti con IBS-D sono risultati invece più rappresentati taxa quali Bacteroides, Prevotella e Akkermansia. Resta da chiarire se queste caratteristiche siano una causa oppure una conseguenza delle alterazioni del transito intestinale. I risultati potrebbero tuttavia contribuire allo sviluppo di strategie terapeutiche di precisione, personalizzate in base al profilo del microbiota e al sottotipo clinico della sindrome dell’intestino irritabile.
