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Diabete tipo 1: positivi i primi test su Lactobacillus johnsonii N6.2

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Diabete tipo 1: positivi i primi test su Lactobacillus johnsonii N6.2

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Lactobacillus johnsonii N6.2, un probiotico che ha mostrato su modello animale effetti positivi nella prevenzione del diabete di tipo 1, ha superato i primi test su esseri umani.

La sperimentazione è stata condotta in doppio cieco da un gruppo di ricercatori presso l’Università della Florida, a Gainesville (USA), su 42 pazienti sani, privi di fattori di rischio noti per il diabete: i risultati sono stati riportati dalla rivista Frontiers in Immunology.

La sperimentazione prende piede da una serie di studi condotti precedentemente sul batterio, dimostratosi in grado di abbassare l’incidenza del diabete di tipo 1 su roditori predisposti all’insorgenza della malattia.

Allo scopo di verificare la validità di questi risultati sugli esseri umani, l’obiettivo dello studio è stato in primo luogo quello di verificare il profilo di sicurezza di Lactobacillus johnsonii N6.2 e di evidenziarne gli effetti sul sistema immunitario dell’organismo ospite.

I partecipanti allo studio hanno ricevuto per otto settimane 10 unità (CFU) di Lactobacillus johnsonii N6.2 o placebo. I ricercatori hanno analizzato il profilo metabolico e immunitario dei pazienti, nonché la composizione del loro microbioma.

I partecipanti sono inoltre stati sottoposti a un questionario giornaliero allo scopo di riportare eventuali variazioni nella sintomatologia.

Profilo di sicurezza di Lactobacillus johnsonii N6.2

Il profilo di sicurezza del probiotico è stato confermato dall’assenza sostanziale di variazioni nel pannello metabolico di base e nell’emocromo, mentre dai questionari è emersa una riduzione significativa (p < 0.05) di sintomi quali indigestione, dolori addominali o sindromi cefaliche (cefalee e vertigini).

Coerentemente con quanto emerso dagli studi animali, anche in questo studio Lactobacillus johnsonii N6.2 ha agito attraverso la via metabolica IDO (indoleamina 2,3-diossigenasi). Il probiotico causerebbe un innalzamento dei triptofani nel plasma, riducendo come diretta conseguenza la proporzione fra questi ultimi e le chinurenine.

Tale effetto è stato osservato in uno specifico gruppo di pazienti nei quali, durante il trattamento, si è evidenziato un contemporaneo aumento di batteri lattici. Questo implicherebbe che gli effetti del probiotico possano dipendere dalla presenza di un ambiente intestinale favorevole e che la conta di batteri lattici potrebbe essere un marker utile per prevedere la risposta alla terapia.

Lactobacillus johnsonii N6.2 giocherebbe inoltre un ruolo importante anche nella modulazione della risposta immunitaria: i test immunitari hanno evidenziato infatti un significativo aumento in alcune tipologie di cellule immunitarie, nello specifico i monociti e i linfociti NK, a quattro settimane dal termine del trattamento.

Altre ipotesi emerse nello studio, come la riduzione di sintomi legati all’ansia (tipicamente associati alla produzione di serotonina, anch’essa modulata nel pathway IDO), necessitano di ulteriori conferme. Nel complesso, i risultati giustificano ulteriori indagini su Lactobacillus johnsonii N6.2 come potenziale intervento preventivo nei confronti del diabete di tipo 1 per i soggetti a rischio.

Davide Soldati

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