Microbiota intestinale e Alzheimer: cosa dice la letteratura?

Sono ormai tanti gli studi che negli ultimi dieci anni hanno dimostrato un possibile coinvolgimento del microbiota intestinale nella patologia di Alzheimer. Non sono tutti semplici studi associativi: in alcuni casi è stato osservato che alcune componenti del microbiota intestinale possono promuovere l’accumulo di proteine amiloide e tau nel cervello. Questo è un aspetto importante, perché l’accumulo di queste proteine sono caratteristiche della malattia di Alzheimer.

Non abbiamo ancora risposte certe, scolpite nella pietra. Siamo ancora nel campo delle ipotesi, anche se molto incoraggianti. Facciamo il punto di questo filone di ricerca con Valentina Ferri, Medico, specialista in Scienza dell’Alimentazione, della ASST Gaetano Pini-CTO, Milano.

  • Quando abbiamo iniziato (e in che modo) a scoprire che il microbiota intestinale ha un possibile ruolo nelle patologie neurodegenerative? 
  • Quali sono i meccanismi che consentono il “dialogo” tra intestino e SNC?
  • Quali sono le evidenze che al momento abbiamo a disposizione sul tema microbiota e Alzheimer?
  • I pazienti affetti da malattia di Alzheimer sembrano caratterizzati da una maggiore prevalenza di SIBO (https://link.springer.com/article/10.1007/s00702-021-02440-x). Come possiamo commentare questi dati?
  • Da un recente studio pubblicato su Cell Reports Medicine è emerso come ceppi specifici di Faecalibacterium prausnitzii sembrano aiutare ad alleviare le difficoltà cognitive associate all’Alzheimer. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S2666379121002561
  • Quali sono le strategie alimentari che possono modulare il MB intestinale nell’ottica di intervenire sull’asse intestino cervello?

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