Morbo di Crohn
La malattia di Crohn è una condizione infiammatoria cronica dell’intestino caratterizzata da cicli in cui alle fasi di remissione si alternano quelle di riacutizzazione. Il tasso di incidenza della malattia di Crohn sta gradualmente aumentando in tutto il mondo, con un impatto anche economico significativo a causa soprattutto dei picchi che si registrano in età giovanile.
Sebbene l’eziologia sia ancora poco chiara, esistono fattori di rischio ben noti, tra cui suscettibilità genetica, fattori ambientali e l’alterazione del microbiota intestinale, che provocano risposte immunitarie innate ed acquisite disfunzionali.
Le complicazioni derivanti da tale patologia possono influenzare negativamente e in maniera grave la qualità della vita del paziente.
Terapie per il morbo di Crohn e barriera intestinale
Il farmaco di prima scelta per il controllo sintomatico delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) è la mesalazina, antinfiammatorio salicilato, storicamente impiegato nei casi della malattia definiti da lievi a moderati. La mesalazina può essere utilizzata nel morbo di Crohn dopo la resezione chirurgica della parte di intestino interessata.
Nonostante la sua farmacodinamica rimanga in gran parte sconosciuta, è stato stabilito che, oltre a ridurre efficacemente l’infiammazione, gli effetti terapeutici della mesalazina si estendono fino a influenzare il microbiota, il sistema immunitario e, di conseguenza, la loro complessa interazione.
La mesalazina, infatti, in quanto farmaco antinfiammatorio efficace, non solo reprime la produzione di mediatori dell’infiammazione intestinale, ma limita anche l’abbondanza di Escherichia coli nel microbiota intestinale e riduce la produzione di colibactina. L’effetto protettivo del trattamento con mesalazina sulla colite potrebbe essere legato ad alterazioni del microbiota e delle cellule immunitarie.
Il Bifidobacterium longum, normalmente presente nel microbiota enterico, è stato dimostrato essere in grado di alleviare i sintomi della colite ed eventualmente fornire un ausilio nel trattamento delle malattie infiammatorie intestinali, tra cui il morbo di Crohn.
Uno studio ha osservato che la somministrazione di mesalazina associata a capsule contenenti un mix di ceppi vivi di Bifidobacterium, Lactobacillus ed Enterococcus conferisce effetti protettivi sulla mucosa dei pazienti affetti da colite ulcerosa, rallentando la progressione della flogosi associata.
In questo contesto, un recente studio ha analizzato gli effetti combinati di mesalazina con capsule di Bifidobacterium longum, Lactobacillus acidophilus ed Enterococcus faecalis sulla malattia di Crohn di grado lieve. Nello studio non sono riportati i nomi dei ceppi probiotici, soltanto le specie.
Effetto clinico dell’intervento terapeutico combinato
Lo studio, pubblicato su Journal of Investigative Surgery e coordinato da Meiqin Shen del Nantong First People’s Hospital in Cina, ha arruolato 96 pazienti randomizzati in due gruppi, uno di controllo a cui è stata somministrata la terapia standard con mesalazina, ed un gruppo di intervento nel quale la mesalazina era associata a capsule combinate di Bifidobacterium, Lactobacillus ed Enterococcus. I pazienti sono stati successivamente confrontati per i livelli sierici di alcuni indicatori d’infiammazione, come TNF-α, IL-6, IL-10 e CRP; per variazioni di gruppi di linfociti T e, infine, per alcuni indicatori riguardanti la funzionalità della barriera della mucosa intestinale.
Lo studio, dopo quattro settimane di trattamento, ha rilevato differenze clinicamente significative tra i due gruppi. In particolare, si è osservata una riduzione significativa nel gruppo di intervento dei valori di TNF-α, IL-6, CRP, IL-10 e CD8+, endotossine, D-lattato e diaminossidasi rispetto al gruppo controllo. Viceversa, i livelli di CD4+ e CD4+/CD8+ erano aumentati nel gruppo d’intervento.
I risultati emersi dallo studio indicano che la mesalazina in combinazione con capsule di Bifidobacterium, Lactobacillus ed Enterococcus, svolge un ruolo antinfiammatorio e antiossidante, regola l’equilibrio microbico intestinale e migliora la capacità di riparazione della mucosa intestinale.
Questa combinazione sinergica, migliorando la funzione della barriera intestinale ed il microbiota, aumenta l’efficacia terapeutica complessiva ed i risultati clinici del trattamento della malattia di Crohn lievemente attiva.
