I lantibiotici, composti antimicrobici prodotti da specifici batteri intestinali, sono in grado di inibire alcuni patogeni e sono in fase di studio per combattere le infezioni resistenti agli antibiotici. Tuttavia, un nuovo studio sui topi ha rilevato che, dopo l’assunzione di antibiotici, i batteri intestinali produttori di lantibiotici possono prolungare lo squilibrio intestinale e aumentare la suscettibilità a infezioni pericolose.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono dunque cautela nell’inserimento di questi batteri all’interno di probiotici e nel loro utilizzo in terapie basate sul microbiota.
Prima di questo studio erano disponibili solo pochi dati in merito all’influenza dei batteri produttori di lantibiotici sulla ricolonizzazione del microbiota intestinale dopo un trattamento antibiotico, sul loro impatto sui batteri benefici e sulla possibilità che interventi come i trapianti fecali potessero ripristinare la diversità del microbiota in loro presenza.
Per rispondere a queste domande, Cody Cole della University of Chicago e i suoi colleghi hanno studiato un batterio intestinale produttore di lantibiotici, chiamato Blautia pseudococcoides SCSK (BpSCSK).
Dominando il microbiota
I ricercatori hanno osservato in primo luogo la capacità del batterio BpSCSK di colonizzare l’intestino dei topi e di diventare la specie dominante solo in seguito alla somministrazione di antibiotici.
Inoltre, è stato dimostrato che la presenza di BpSCSK è in grado di impedire la ricolonizzazione dei batteri intestinali commensali, compresi quelli che producono composti benefici come gli acidi grassi a catena corta. Per settimane dopo la colonizzazione con BpSCSK, i topi presentavano infatti una minore diversità batterica intestinale e livelli ridotti di metaboliti benefici come il butirrato.
Anche quando i ricercatori hanno cercato di ripristinare il microbiota intestinale con un trapianto fecale da topi sani, BpSCSK ha continuato a essere dominante, impedendo a molte altre specie batteriche di colonizzare l’intestino.
Suscettibilità alle infezioni
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che topi colonizzati con BpSCSK, dopo la somministrazione di antibiotici sono diventati maggiormente vulnerabili a infezioni da patogeni opportunisti come Klebsiella pneumoniae e Clostridioides difficile, mostrando segni come perdita di peso e cambiamenti metabolici che favoriscono la crescita dei patogeni.
Tuttavia, quando gli animali sono stati trapiantati con un microbiota che in precedenza era stato esposto a BpSCSK, questa comunità di batteri ha colonizzato con successo l’intestino, riducendo la dominanza di BpSCSK. In questi topi, la diversità microbica è stata ripristinata e i livelli di metaboliti benefici sono aumentati.
I risultati suggeriscono che i batteri produttori di lantibiotici possono avere un impatto negativo sulla diversità e sulla funzionalità del microbiota «In futuro saranno quindi necessari ulteriori studi per determinare il potenziale terapeutico di queste molecole e per caratterizzare meglio i nuovi lantibiotici attualmente presenti nei probiotici al fine di attenuare gli effetti collaterali indesiderati che potrebbero compromettere le funzioni dei batteri commensali».
