Uno studio recente pubblicato su Gut microbes, ha analizzato i campioni fecali e i dati clinici di 56 pazienti con diagnosi di anoressia nervosa (AN) ospedalizzati tra i 12 e i 20 anni.
Il confronto con i campioni di 34 volontari sani tra i 14 e i 19 anni ha confermato un’alterazione del microbiota, soprattutto in relazione al digiuno acuto e alla diminuzione del peso (con un BMI minore o uguale al 15° percentile).
Nel lavoro, condotto dai ricercatori tedeschi, i pazienti mostravano una perdita importante di generi come Legionella, Dialister, Ruminococcaceae UCG-003 e Limnobacter.
In Italia la prevalenza dell’anoressia oscilla tra lo 0,2 e lo 0,8% e i trattamenti standard – ripristino del peso e psicoterapia – spesso risultano inefficaci. Oltre ad avere un alto tasso di recidiva, questa malattia provoca anche un’alterazione del microbiota.
Il regime alimentare ha un grande impatto sulla diversità batterica intestinale, per cui la restrizione energetica e il consumo selettivo di cibo possono indebolirla.
Come varia il microbiota
I ricercatori hanno analizzato 359 campioni di feci in nove punti temporali, poi hanno sequenziato il gene 16S rRNA e hanno studiato il microbiota dei pazienti.
Sono stati registrati i dati inerenti all’assunzione di cibo, alla variazione di peso, al recupero ormonale – i livelli di leptina, che risultano gravemente ridotti nei pazienti – e ai risultati clinici. L’analisi del DNA ha generato circa 22.848.660 letture di sequenze di rRNA 16S. Il team le ha poi raggruppate in 10.400 letture sulla base di una somiglianza del 97%, identificando 1.011 varianti della sequenza di ampliconi batterici (ASV) includenti 12 phyla, 79 famiglie e 212 generi diversi.
La ricerca ha rilevato una marcata diversità batterica, soprattutto per 23 generi, nel confronto tra pazienti e individui sani, ma anche tra gli stessi pazienti al momento del ricovero, della dimissione e del follow-up a 1 anno.
In base alle analisi, la composizione microbica non è tornata allo stato originario – neanche nei pazienti che hanno recuperato peso dopo un anno – con una forte perdita dei generi Legionella, Dialister, Ruminococcaceae UCG-003 e Limnobacter. Tuttavia, tali differenze erano ridotte tra i pazienti con peso recuperato e i controlli, soprattutto per i generi Eubacterium e Agathobacter. Ma in caso di recidiva la disbiosi si manifestava con la stessa entità al momento del ricovero.
Trattamento ospedaliero e diversità batterica
I ricercatori hanno osservato una correlazione tra il trattamento ospedaliero e i cambiamenti microbici in ogni momento, con la sovrabbondanza del genere Fusicatenibacter alle dimissioni. La terapia consisteva in aumenti incrementali delle calorie e del peso fino al raggiungimento di un BMI target determinato caso per caso.
Le differenze più evidenti erano legate al tipo di cibo consumato all’ospedale, più ricco, e nella propria abitazione. In molti casi i pazienti andavano di nuovo incontro a dimagrimento, con un calo significativo dei generi Anaerostipes, Clostridium sensu stricto e Romboutsia.
Mentre generi come Alistipes ed Escherichia-Shigella aumentavano, rispettivamente, di quattro e due volte. Questi batteri svolgono un ruolo cruciale nell’ansia e nella depressione, perché Alistipes degrada il triptofano ed E. coli produce una proteina – la proteasi caseinolitica B (ClpB) – coinvolta nell’anoressia, nella regolazione dell’appetito e nel peggioramento dell’ansia. Il sottopeso corrispondeva anche a quantità elevati del genere Anaerostipes.
Alistipes, Escherichia-Shigella e Anaerostipes sono anche noti per la capacità di degradare la mucina, favorendo la permeabilità intestinale.
Rilevanza prognostica del microbiota
Infine, nella ricerca lo stato del microbiota nella fase acuta predisponeva alla riammissione in ospedale entro il primo anno. I generi e i taxa implicati erano Ruminiclostridium, Intestinibacter, Parasutterella, Clostridium sensu stricto, Lachnospiraceae FCS020 e Alistipes.
Ad esempio, i livelli di Clostridium sensu stricto 1, noto per la capacità di degradare la mucina, erano perfino 22 volte più alti al momento del ricovero rispetto al follow-up.
Mentre la prevalenza di generi come Sutterella, associati a una bassa infiammazione, era un indicatore dell’aumento di peso corporeo dopo un anno.
Conclusioni
Secondo i ricercatori esiste un legame reciproco tra composizione del microbiota, andamento del peso e livelli ormonali. Tuttavia, non è chiaro se i microrganismi intestinali abbiano un ruolo nell’insorgenza della malattia, e sono necessari campioni più numerosi per fornire stime attendibili riguardo al numero di taxa coinvolti e ai loro effetti immunomodulatori.
