Parto pretermine: individuato microbo intestinale che altera l’estoboloma e aumenta il rischio

Il parto pretermine, che si verifica prima delle 37 settimane di gravidanza, è una delle principali cause di mortalità infantile a livello globale. Un recente studio suggerisce che il microbiota intestinale della madre possa influenzare il parto pretermine degradando gli ormoni chiave della gravidanza. Questo effetto sembra essere amplificato nelle donne con una predisposizione genetica.

I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono quindi che l’interazione tra microbiota intestinale, fattori genetici e metabolismo ormonale potrebbe influenzare l’esito della gravidanza.

Studi recenti hanno osservato che i batteri vaginali sono collegati al parto prematuro, mentre l’impatto dei microbi intestinali non è ancora chiaro. È stata però dimostrata la capacità di alcuni batteri intestinali di scomporre l’estradiolo, un ormone che contribuisce al buon esito della gravidanza e a innescare il travaglio. 

I ricercatori guidati da Zelei Miao della Westlake University di Hangzhou, in Cina, hanno quindi deciso di analizzare i microbi intestinali e il rischio genetico di 5.313 donne cinesi in gravidanza per capire come la flora batterica intestinale e la genetica influenzino il parto pretermine.

Punteggio di rischio microbico

Il team ha raccolto campioni di feci e sangue da circa 4.200 donne, insieme a dati clinici e relativi allo stile di vita. La composizione complessiva della flora intestinale è stata correlata alla durata della gravidanza e alla prematurità dei bambini.

Questi risultati sono stati confermati in un secondo gruppo di circa 1.000 donne in gravidanza, suggerendo che il microbiota intestinale materno svolge un ruolo importante nel determinare l’esito della gravidanza.

Combinando le informazioni relative ai batteri intestinali associati al parto pretermine, i ricercatori hanno sviluppato un “punteggio di rischio microbico”. Dai dati ottenuti è emerso che le donne con punteggi di rischio più elevati avevano maggiori probabilità di partorire prematuramente. Inoltre, è stato dimostrato un impatto maggiore del microbiota intestinale nel determinare il rischio di parto prematuro rispetto al corredo genetico della madre.

Previsione del parto pretermine

Successivamente, i ricercatori hanno combinato il punteggio di rischio microbico, il rischio genetico e altri fattori di rischio come l’età per creare un modello in grado di prevedere il parto pretermine con maggiore precisione rispetto ai metodi convenzionali.

Le donne con livelli più elevati di batteri Clostridium innocuum presentavano un rischio maggiore di parto pretermine, che è risultato amplificato in quelle con una maggiore predisposizione genetica. Ulteriori analisi hanno dimostrato che C. innocuum è in grado di degradare l’estradiolo, un ormone essenziale per la gravidanza.

«Questi risultati forniscono informazioni utili per sviluppare in futuro strategie in grado di prevenire il parto pretermine e mitigarne il rischio attraverso il monitoraggio dei livelli di C. innocuum durante le prime fasi della gravidanza e interventi mirati al metabolismo dell’estradiolo», concludono gli autori.

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