Perché il microbiota deve diventare il cuore dell’approccio One Health 

One Health è un approccio che collega la salute umana, animale, vegetale e ambientale per affrontare problemi come le malattie zoonotiche e la resistenza agli antibiotici. Tuttavia, questo approccio sottovaluta il ruolo del microbiota. Secondo un recente studio includere le conoscenze sul microbiota potrebbe invece rafforzare gli obiettivi dell’approccio One Health, dalla prevenzione delle malattie alla sicurezza alimentare.

Lo studio, pubblicato su mBio, propone un quadro coordinato che coinvolge responsabili politici, ricercatori, educatori e comunità per integrare la scienza del microbiota nelle strategie One Health.

Nel 2022, le organizzazioni sanitarie globali, tra cui la FAO e l’OMS, hanno lanciato il Piano d’azione congiunto One Health (OHJPA) per orientare politiche, ricerca e investimenti a tutela di persone, animali, piante e pianeta. Tuttavia, non è stato menzionato il microbiota, sebbene sia noto il suo ruolo per la salute e gli ecosistemi.

Estelle Couradeau della The Pennsylvania State University e i suoi colleghi si sono quindi proposti di valutare come la scienza del microbiota possa contribuire ad affrontare i problemi di salute globali, offrendo indicazioni per rendere il microbiota una parte centrale dell’approccio One Health.

Integrare la conoscenza

Il microbiota è una comunità di microrganismi, inclusi batteri, funghi e virus, che vive negli esseri umani, negli animali, nelle piante, nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Comprendere come il microbiota si trasferisce dall’ospite all’ambiente e come funziona potrebbe migliorare la prevenzione delle malattie, la protezione dell’ambiente e la salute generale.

Gli autori propongono di integrare la scienza del microbiota in ciascuno dei sei piani d’azione dell’OHJPA. Per rafforzare i sistemi sanitari, suggeriscono di integrare la conoscenza del microbiota nei programmi di formazione e nella governance, promuovendo al contempo la collaborazione internazionale e la condivisione dei dati. Per prevenire le malattie zoonotiche, raccomandano la sorveglianza basata sul microbiota per rilevare i primi segnali di allarme di diffusione della malattia. Per controllare le malattie endemiche e trasmesse da vettori, propongono strategie come l’introduzione di microbi benefici nei vettori, il monitoraggio del microbiota del bestiame e la promozione di un’agricoltura rispettosa del microbiota.

Per la sicurezza alimentare, gli autori promuovono l’utilizzo del microbiota per prevenire la contaminazione e migliorare la salute del suolo. Per combattere la resistenza antimicrobica, propongono di sostituire o ridurre l’uso di antibiotici con microbi benefici, di monitorare la resistenza attraverso il monitoraggio del microbiota e di supportare strategie antimicrobiche basate sul microbiota. Infine, per proteggere l’ambiente, raccomandano di sfruttare il microbiota per la conservazione della biodiversità, il sequestro del carbonio, la degradazione dei rifiuti e la resilienza climatica.

Servono ruoli chiari e finanziamenti

L’inclusione della scienza del microbiota nel piano One Health richiede ruoli chiari. I governi dovrebbero stabilire leggi e corsi di formazione per l’uso del microbiota, mentre le organizzazioni globali dovrebbero creare standard e supportare le nazioni più povere. I professionisti della salute, dell’agricoltura e dell’ambiente dovrebbero infine applicare soluzioni basate sul microbiota, sostenuti da ricercatori, educatori, campagne pubbliche e dal settore privato.

I Paesi a basso e medio reddito necessitano di sviluppare proprie capacità e di finanziamenti; inoltre, la cooperazione globale può contribuire a rendere la scienza del microbiota un potente strumento per la tutela della salute.

«Nel suo complesso, questo approccio coordinato e specifico per le parti interessate garantisce che l’integrazione del microbiota sia praticabile e trasformativa nell’ambito dell’agenda One Health» concludono i ricercatori.

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