• Effetti positivi sull’immunoma
• Riduzione della pressione sanguigna e del peso corporeo
• Come prevedere i benefici del digiuno sulla pressione sanguigna
• Conclusioni

Stato dell’arte
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha posto particolare interesse nella comprensione di come l’introduzione di un regime alimentare controllato possa modellare il microbiota intestinale e interagire con malattie metaboliche. È noto che molti interventi a livello della dieta portino a cambiamenti profondi nel microbiota e nell’immunoma, ma tali effetti si sono dimostrati spesso altamente variabili e poco prevedibili.

Cosa aggiunge questo studio
Lo studio dimostra come un regime alimentare costituito da 5 giorni di digiuno seguiti da tre mesi di regime DASH (Dietary Approaches to Stopping Hypertension), apporti benefici significativi in pazienti affetti da sindrome metabolica.

Conclusioni
I pazienti affetti da sindrome metabolica che hanno seguito il regime alimentare impostato nello studio hanno mostrato diminuzione dell’indice di massa corporea, della pressione sanguigna e, di conseguenza, del bisogno di farmaci antipertensivi. I ricercatori hanno dimostrato che tali benefici sono correlati a modificazioni nel microbiota intestinale e nell’immunoma. Inoltre, tramite approcci computazionali, i ricercatori hanno determinato strette correlazioni tra gli effetti osservati.

L’introduzione di un digiuno di cinque giorni che precede tre mesi di un regime di dieta DASH  (Dietary Approach to Stop Hypertension) porta a un miglioramento delle condizioni cliniche di pazienti affetti da sindrome metabolica (SM). In particolare, tale miglioramento riguarda una significativa riduzione della pressione sanguigna, del bisogno di farmaci antipertensivi e dell’indice di massa corporea.

Sono questi i principali risultati di uno studio coordinato da Michaelsen, Muller e Forslund (German Centre for Cardiovascular Research), di recente pubblicazione sulla rivista Nature Communications.

Effetti positivi sull’immunoma

I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di pazienti affetti da sindrome metabolica ad un digiuno di cinque giorni seguito da tre mesi di dieta DASH, in modo da confrontare i risultati con quanto ottenuto su un gruppo di controllo sottoposto solo al regime alimentare.

L’analisi dei dati ha permesso di evidenziare un profondo effetto sul sistema immunitario della forte restrizione calorica apportata dal digiuno.

Principalmente, gli studiosi hanno notato una riduzione di linfociti T helper (CD3+, CD4+) e un aumento di cellule dendritiche, due subset cellulari coinvolti nella patogenesi dell’ipertensione. Tali alterazioni sono state poi ripristinate a livelli normali grazie al regime alimentare DASH.

Oltre all’immunoma, il digiuno ha mostrato effetti sulla composizione del microbiota intestinale. In particolare, si è vista una diminuzione di batteri butirrici del genere Clostridium, ripristinati anche in questo caso dalla dieta DASH.

Inoltre, al termine dello studio, i pazienti sottoposti a digiuno preventivo presentavano una deplezione di Enterobacteriaceae (soprattutto Escherichia coli).

Tali cambiamenti erano accompagnati da una riprogrammazione generale del microbioma a favore di geni per la produzione di propionato, la degradazione della mucina e l’utilizzo di nutrienti alternativi.

Riduzione della pressione sanguigna e del peso corporeo

La raccolta di dati clinici ha permesso ai ricercatori di dimostrare che il digiuno porta a una riduzione dell’indice di massa corporea (BMI) e della pressione sistolica.

Tali effetti sono stati mantenuti anche durante i successivi tre mesi di regime DASH. Ciò ha comportato un minore bisogno di farmaci antipertensivi nel 43% dei soggetti interessati.

Dal punto di vista della pressione sanguigna, i risultati sono stati in realtà abbastanza eterogenei, ma un nutrito sottogruppo di pazienti ha mostrato maggiori miglioramenti (- 8 mmHg).

In tali pazienti si sono evidenziate alterazioni comuni indotte dal trattamento sul microbiota intestinale, come la deplezione di alcuni batteri del phylum Actinobacteria a favore di batteri dei generi Clostridium e Faecalibacterium, con conseguente maggiore rappresentazione di moduli genici per produzione di propionato e butirrato.

Gli stessi pazienti hanno mostrato alterazioni comuni anche a livello dell’immunoma, con diversa abbondanza di cellule T invarianti associate alla mucosa (MAIT) e diminuzione di cellule con azione antinfiammatoria.

Come prevedere i benefici del digiuno sulla pressione sanguigna

I ricercatori hanno effettuato una network analysis per determinare possibili correlazioni tra le alterazioni riscontrate nei pazienti che meglio hanno risposto al trattamento in termini di diminuzione della pressione sanguigna. Tale approccio ha permesso di identificare una cross-relazione tra la presenza nel microbiota di batteri produttori di acidi grassi a catena corta, i livelli di cellule MAIT e la pressione sanguigna.

Inoltre, i pazienti andati incontro ai maggiori miglioramenti presentavano al tempo zero alcune caratteristiche comuni, come un minore profilo pro-infiammatorio a livello dell’immunoma e la deplezione nel microbiota di batteri produttori di propionato o del genere Desulfovibrionaceae. L’analisi di tali fattori e la loro implementazione in un approccio computazionale ha permesso di sviluppare e validare un algoritmo per la predizione dei miglioramenti sulla pressione sanguigna a partire da dati clinici raccolti pre-trattamento.

Conclusioni

Lo studio riportato dimostra che l’introduzione di un periodo di digiuno, a monte di un regime alimentare controllato di tipo DASH, apporta benefici significativi in pazienti affetti da sindrome metabolica.

Tali benefici riguardano prevalentemente una diminuzione dell’indice di massa corporea e della pressione sanguigna con conseguente minore bisogno di farmaci antipertensivi.

Tramite un’analisi dettagliata, i ricercatori hanno potuto anche dimostrare che il digiuno apporta alterazioni in stretta correlazione sia nel microbiota intestinale che nell’immunoma.

I dati ottenuti hanno inoltre permesso la programmazione di un algoritmo per la predizione pre-trattamento dei possibili miglioramenti clinici in base alla condizione del paziente al tempo zero.