Barriera intestinale e triptofano: così il microbioma può spiegare l’ereditarietà delle IBD

Precedenti studi hanno dimostrato che i figli di madri affette da malattie infiammatorie intestinali (IBD) corrono un rischio maggiore di sviluppare queste patologie, probabilmente a causa di cambiamenti precoci nel microbiota intestinale. A confermare questa ipotesi è un recente studio, secondo il quale dopo i quattro anni i bambini nati da madri con IBD sviluppano alterazioni del microbiota intestinale che possono indebolire la funzione della barriera intestinale e alterare il metabolismo del triptofano, influenzando di conseguenza l’attività del sistema immunitario.

I risultati, pubblicati su Med, suggeriscono dunque che alterazioni del microbiota intestinale inducono cambiamenti che possono contribuire a una maggiore predisposizione alle IBD nei bambini nati da madri affette da queste patologie, spiegandone così, almeno in parte, l’ereditarietà materna. 

Precedenti studi hanno dimostrato che il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale nel plasmare lo sviluppo del sistema immunitario. Durante i primi anni di vita, il microbiota di un bambino si evolve e la sua composizione diventa simile a quella degli adulti.

Di recente è stato inoltre dimostrato che i figli di madri con IBD presentano, nelle prime fasi della vita, alterazioni del microbiota intestinale, ma non è ancora stabilito se questi cambiamenti persistano con la crescita dei bambini. 

Per chiarire maggiormente quest’ulimo punto Jantien Wieringa dell’Erasmus MC University Medical Center di Rotterdam, nei Paesi Bassi, e i suoi colleghi hanno studiato il microbiota intestinale di 44 bambini nati da madri affette da IBD e di altrettanti bambini con madri sane.

Differenze nel microbiota

Dai dati raccolti è emerso che le madri con IBD avevano probabilità maggiori di ricorrere ad antibiotici dopo il parto e minori di allattare al seno ed erano caratterizzate da alterazioni delle comunità microbiche e da una maggiore similitudine con il microbiota dei propri figli, che presentavano livelli più elevati di Clostridium rispetto ai figli di madri sane.

Nel tempo è stato osservato che la diversità complessiva del microbiota intestinale è aumentata in entrambi i gruppi di bambini e si è stabilizzata intorno ai tre o quattro anni d’età. A partire da questo momento, i figli di madri con IBD hanno mostrato specifiche differenze nel microbiota, tra cui una maggiore ricchezza batterica e un aumento dei batteri appartenenti al genere Alistipes

Ereditarietà della malattia

Per verificare se i cambiamenti riscontrati dopo i quattro anni d’età potessero causare infiammazione intestinale, i ricercatori hanno trapiantato in topi germ-free campioni fecali provenienti dai due gruppi di bambini. Dai dati raccolti è emerso che tutti i roditori hanno sviluppato un microbiota simile a quello dei donatori umani. Per quanto riguarda, in particolare, gli animali che hanno ricevuto batteri intestinali da figli di madri con IBD, sebbene non siano stati osservati segni di infiammazione o aumento dell’attività immunitaria, sono state riscontrate alterazioni nel metabolismo del triptofano e nella funzione della barriera intestinale. In particolare, la produzione di chinurenina – una molecola prodotta a partire dal triptofano e importante per la regolazione immunitaria – è risultata inferiore a causa della ridotta attività di uno specifico enzima intestinale.

«I risultati suggeriscono dunque che alterazioni del microbiota intestinale possono aumentare la suscettibilità a lungo termine alle IBD, fornendo così ulteriori dati a supporto del possibile ruolo del microbiota intestinale nella patogenesi di queste patologie e confermando l’ipotesi dell’ereditarietà materna» concludono i ricercatori.

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