L’aspettativa di vita globale è in calo, in parte a causa degli stili di vita occidentali che sono correlati allo sviluppo di obesità, diabete e malattie cardiache. Un recente studio ha dimostrato che le diete ricche di grassi, attraverso l’accumulo di lipidi e l’infiammazione indotta dal microbiota, possono distruggere le cellule immunitarie nell’intestino, indebolendone i meccanismi di difesa.
I risultati, pubblicati su Immunity, suggeriscono che strategie volte a ridurre i grassi nella dieta o controllare l’infiammazione intestinale potrebbero contribuire a preservare le cellule immunitarie e a proteggere l’immunità intestinale, prevenendo così le malattie intestinali legate all’alimentazione.
Precedenti studi hanno dimostrato che le diete ricche di grassi non solo alterano l’intestino riducendo i batteri benefici e innescando un’infiammazione cronica, ma modificano anche il metabolismo e la risposta immunitaria. Tuttavia, non è ancora chiaro in che modo i grassi alimentari danneggino le cellule immunitarie.
Per rispondere a questa domanda, Eva Torrico della Harvard Medical School di Boston e i suoi colleghi hanno studiato nei topi e nell’uomo l’impatto delle diete ricche di grassi sulle cellule immunitarie intestinali.
Aumento della permeabilità intestinale
I ricercatori hanno osservato sia nell’uomo sia nei topi che un peso corporeo maggiore è associato a livelli più bassi di specifiche cellule immunitarie intestinali chiamate ILC3. Esperimenti sui topi hanno rivelato che la perdita di cellule ILC3 è causata dalla dieta ricca di grassi: quando l’assorbimento dei grassi viene bloccato, i livelli di queste cellule vengono preservati.
Inoltre, la perdita di cellule ILC3 è risultata correlata a un aumento della permeabilità intestinale e dell’infiammazione e al microbiota intestinale. È stato infatti osservato che i livelli di queste cellule non si riducono nei topi germ-free alimentati con una dieta ricca di grassi.
I ricercatori hanno anche scoperto che gli effetti dannosi di una dieta ricca di grassi sulla salute intestinale possono manifestarsi in un solo giorno. Nei topi, i segni di aumento della permeabilità intestinale e di infiammazione sono infatti comparsi entro 24 ore dall’ingestione di cibo ricco di grassi. Inoltre, le cellule ILC3 hanno iniziato a morire quasi immediatamente e si sono completamente esaurite nel giro di poche settimane.
Difese indebolite
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la perdita di cellule ILC3 ha indebolito la capacità dell’intestino di combattere i batteri nocivi, rendendo l’organismo più vulnerabile alle infezioni. Inoltre, è stato osservato che il danno alle cellule ILC3 si verifica a causa dell’accumulo di lipidi al loro interno, che provoca stress e morte cellulare. Questo processo sembra essere guidato dall’interazione tra i grassi alimentari e i segnali infiammatori provenienti dai microbi intestinali.
Dai dati raccolti è emerso anche che nei topi l’indebolimento delle difese intestinali può essere parzialmente invertito riducendo l’assunzione di grassi o bloccando i segnali infiammatori. Inoltre, nelle persone obese è stato osservato che le cellule ILC3 intestinali sono caratterizzate da accumulo di grassi e da attivazione infiammatoria.
«Nel complesso, i nostri risultati definiscono un meccanismo attraverso il quale i grassi alimentari e i segnali microbici inducono il disadattamento e la morte delle cellule ILC3, con conseguenze per l’omeostasi intestinale», affermano gli autori.
