Le micosi cutanee stanno diventando sempre più difficili da trattare a causa della crescente resistenza ai farmaci. Di recente un gruppo di ricercatori ha scoperto che le comunità indigene non urbanizzate, come gli Orang Asli in Malesia, presentano alterazioni nella composizione del microbiota cutaneo rispetto alle popolazioni urbane. Queste differenze sembrano in grado di influenzare la persistenza delle infezioni cutanee.
I risultati, pubblicati su Cell, evidenziano l’importanza di analizzare il microbiota cutaneo delle comunità indigene, in modo da contribuire allo sviluppo di strumenti diagnostici e trattamenti efficaci per contrastare le infezioni fungine croniche.
A differenza del microbiota intestinale, quello cutaneo è ancora poco conosciuto, soprattutto nelle popolazioni non urbanizzate, e finora solo pochi studi si sono concentrati sui gruppi indigeni.
Ad esempio, la comunità degli Orang Asli in Malesia soffre di una malattia fungina cronica che causa eruzioni cutanee squamose. Il trattamento è reso difficile a causa dell’accesso limitato alla comunità, che ha uno stile di vita semi-nomade.
Dal 2022 al 2023, i ricercatori guidati da Yi Xian Er della Malaya University di Kuala Lumpur, in Malesia, hanno condotto uno studio su 82 persone della comunità Orang Asli, 20 delle quali presentavano un’infezione da Trichophyton concentricum, che causa una malattia fungina cronica chiamata tinea imbricata.
Resistenza ai farmaci antimicotici
Sebbene i partecipanti allo studio provenissero da cinque villaggi distanti tra loro fino a 440 km, i loro ceppi fungini sono risultati geneticamente simili, il che indica che l’infezione non proviene da un’unica fonte. Inoltre, sono state riscontrate alcune somiglianze genetiche all’interno delle famiglie o tra villaggi vicini, suggerendo un’esposizione condivisa o una trasmissione passata.
I ricercatori hanno testato 60 campioni di T. concentricum provenienti dalla comunità Orang Asli con otto comuni farmaci antimicotici. La maggior parte dei farmaci ha funzionato bene, ma alcuni si sono rivelati meno efficaci. Circa il 15% dei campioni, provenienti principalmente da due individui di uno stesso villaggio, ha mostrato segni di resistenza alla terbinafina, un farmaco di uso comune, a causa di una mutazione genetica riscontrata anche in altri casi di resistenza in tutto il mondo.
Il team ha poi confrontato il microbiota cutaneo della tribù Orang Asli con quello di persone provenienti da aree urbane di Malesia e Stati Uniti. Dal momento che i microbi cutanei degli Orang Asli non sono risultati ben rappresentati nei database esistenti, i ricercatori hanno creato nuovi profili genetici di batteri e funghi da questa popolazione per semplificare studi futuri su patologie cutanee come la tinea imbricata.
Microbiota diversificato
I ricercatori hanno scoperto che il microbiota cutaneo degli individui della tribù Orang Asli è caratterizzato da una maggiore diversità rispetto a quello di persone che vivono in aree urbane come Kuala Lumpur e Washington.
In particolare, gli indigeni presentavano alti livelli di alcuni batteri non comunemente presenti nelle città, mentre le popolazioni urbane presentavano elevate quantità di batteri cutanei comuni come Cutibacterium acnes, Corynebacterium tuberculostearicum e Staphylococcus epidermidis. Queste differenze sono risultate correlate a fattori legati allo stile di vita, come l’igiene, la dieta e il contatto con la natura. Inoltre, le persone affette da tinea imbricata presentavano livelli di T. concentricum sulla pelle molto più elevati rispetto alle persone sane, che non mostravano alcun segno del fungo.
«Questi risultati forniscono preziose informazioni sulle caratteristiche cliniche, microbiologiche e genomiche delle infezioni fungine croniche della pelle, che potranno essere utili per sviluppare terapie efficaci e per contrastare il fenomeno della resistenza ai farmaci» concludono gli autori.