Microbiota, probiotici & Co: quanto ne sanno gli italiani?

Ricerca EMG-YOVIS indaga il livello di conoscenza dei cittadini sui microrganismi che vivono nel nostro intestino.

Durante un evento stampa online nell’ambito della campagna Fingerprint Batterico di YOVIS, una linea di fermenti lattici di Alfasigma, sono stati presentati i dati di una recente indagine condotta da EMG sul livello di conoscenza degli italiani in merito a tutto ciò che gira intorno al microbiota.

Da quanto emerge c’è ancora molto da fare in termini di educazione sanitaria al grande pubblico. C’è infatti una scarsa conoscenza degli italiani su queste tematiche.

Sebbene oltre il 77% degli intervistati affermi di sapere cos’è la “flora batterica”, davanti a concetti più tecnici come microbiota e microbioma, pochissimi sanno esattamente di cosa si tratta. Nello specifico: il 40,2% dimostra di conoscere la definizione del termine microbiota e soltanto il 31% quella di microbioma.

Per quanto riguarda il fingerprint batterico, ossia l’impronta batterica che ci distingue da tutti gli altri individui rendendoci unici, la conoscenza del concetto è se vogliamo ancora più risicata. Quasi la metà degli intervistati (49,5%), è erroneamente convinta che ogni essere umano abbia gli stessi batteri intestinali e più del 75% degli italiani (il 75,7%) non ha mai sentito la definizione di fingerprint batterico.

Disbiosi, questa sconosciuta

L’indagine EMG YOVIS è poi andata a sondare definizione e cause della disbiosi. Anche qui le note sono abbastanza dolenti.

Quasi l’88% degli intervistati non sa cosa sia una disbiosi. Per quanto riguarda le cause, le infezioni intestinali sono viste come quella principale (dall’85,4%), seguite da dieta scorretta (84,1%), stress (82,2%) e intolleranze alimentari (79,6%).

Soltanto al quindi posto compare la voce “terapia farmacologica”, percepita come causa di disbiosi dal 78,7% degli intervistati e addirittura al sesto posto gli antibiotici.

Comportamenti dannosi come sedentarietà e fumo sono addirittura rispettivamente all’11 esimo e al 12 esimo posto come possibile causa di disbiosi secondo gli italiani.

Disturbi gastrointestinali molto diffusi

«Non sorprende che quasi la metà del campione, il 47,8% per l’esattezza, soffra di disturbi gastrointestinali» ha commentato Patrizia Brigidi, docente di Biotecnologia delle Fermentazioni presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche di Bologna, «ma la cosa che lascia più perplessi sono i rimedi adottati: se da una parte si risolve seguendo un’alimentazione corretta ed equilibrata (47,2%) o assumendo farmaci e/o probiotici (46,1%), quasi un italiano su 3 non fa nulla per contrastarla (il 27,4% del campione), esponendosi a un rischio che a lungo andare può essere importante».

Patrizia Brigidi, docente di Biotecnologia delle Fermentazioni presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche di Bologna

Prosegue Brigidi, analizzando con occhio critico i dati emersi dalla ricerca EGM YOVIS: «Il rimedio più riportato dagli intervistati per ripristinare l’equilibrio è seguire un’alimentazione corretta. Più che un rimedio, però, questa è una basilare e buona abitudine, da applicare nel quotidiano. In caso di disbiosi, invece, siamo davanti a uno squilibrio microbico più importante e per rimodulare il microbiota intestinale verso il ripristino di uno stato di eubiosi, l’assunzione di probiotici può essere un valido aiuto, come riporta quasi la metà degli intervistati».

L’86% degli italiani affetto da disturbi gastrointestinali dichiara che, dopo aver assunto probiotici, i suoi sintomi sono scomparsi o migliorati. «Questo perché i probiotici, soprattutto quelli multiceppo, multispecie e multigenere aiutano a ripristinare l’equilibrio della microflora batterica intestinale, contrastando la proliferazione dei batteri patogeni e integrando i microorganismi mancanti. Inoltre ceppi e specie diversi si coalizzano, si aiutano a vicenda, favorendo la colonizzazione di consorzi microbici a beneficio dell’ospite umano» puntualizza l’esperta.

Quali probiotici?

Chiara Francini, Brand Manager Yovis, commenta i meccanismi di scelta del probiotico ideale che guidano i consumatori: «La scelta di base è quella suggerita dal medico o dal farmacista; se è vero che la maggior parte degli italiani cerca un prodotto che sia pratico al consumo – caratteristica indicata come principale per il “probiotico ideale” – sono ancora pochissimi, neanche il 30%, gli italiani che sono a conoscenza della caratteristica fondamentale che devono avere i probiotici per essere efficaci: contenere diversi miliardi di cellule vive di specie, di generi e di ceppi diversi».

Conclude Francini: «L’elevata concentrazione di miliardi di fermenti lattici vivi, di specie, di generi e di ceppi diversi, rende gli integratori alimentari Yovis adatti alla varietà interindividuale del microbiota, con soluzioni pratiche al consumo e adatte a tutti, che vengono incontro alle preferenze e alle abitudini di ogni consumatore».

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