Leishmaniosi: l’esito della malattia potrebbe dipendere dal microbiota cutaneo

I risultati di un recente studio potrebbero favorire lo sviluppo di nuove terapie per modulare il microbiota cutaneo nelle persone affette da leishmaniosi.
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Leishmaniosi: l’esito della malattia potrebbe dipendere dal microbiota cutaneo

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Stato dell’arte
La leishmaniosi è un’infezione parassitaria per la quale non esiste un vaccino approvato. Le persone affette da leishmaniosi cutanea sviluppano lesioni dermatologiche croniche e ulcere. Sebbene studi precedenti su modelli animali suggeriscano che il microbiota cutaneo possa svolgere un ruolo nella leishmaniosi cutanea, non è ancora stato dimostrato come i batteri della pelle influenzino il decorso dell’infezione.

Cosa aggiunge questa ricerca
Mediante esperimenti su topi e campioni di cute prelevati da 62 persone affette da leishmaniosi, i ricercatori hanno scoperto che alcuni microbi della pelle, incluso Staphylococcus aureus, portano a una guarigione più lenta delle lesioni cutanee. Le persone affette da leishmaniosi mostrano anche una risposta infiammatoria accentuata, come suggerito da una maggiore espressione di geni correlati all’infiammazione nelle lesioni cutanee. Smorzare queste risposte riduce l’infiammazione e accelera la guarigione della pelle nei topi infettati dai parassiti Leishmania.

Conclusioni
I risultati potrebbero favorire lo sviluppo di nuove terapie per modulare il microbiota cutaneo nelle persone affette da leishmaniosi.

La leishmaniosi è un’infezione parassitaria che può causare lesioni cutanee deturpanti e per la quale non esiste un vaccino approvato. 

Una nuova ricerca suggerisce che la comunità di microbi che vivono sulla pelle possa influenzare l’esito di questa malattia.

I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, potrebbero favorire dunque lo sviluppo di nuove terapie in grado di modulare il microbiota cutaneo nelle persone affette da leishmaniosi. «Ciò potrebbe essere ottenuto mediante la somministrazione di antibiotici o probiotici oppure grazie a nuove strategie terapeutiche per la cura delle lesioni provocate dalla leishmaniosi» commentano gli autori della ricerca.

Leishmaniosi cutanea

La leishmaniosi è causata da un’infezione dovuta ai parassiti Leishmania, che si diffondono attraverso la puntura dei flebotomi infetti presenti nelle regioni tropicali ed equatoriali come il Sud America, il Medio Oriente e l’Africa. 

Le persone affette da leishmaniosi cutanea sviluppano lesioni cutanee croniche e ulcere. Sebbene studi precedenti su modelli animali suggeriscano che il microbiota cutaneo possa svolgere un ruolo nella leishmaniosi cutanea, non è stato ancora dimostrato come i batteri della pelle ne influenzino il decorso.

Per colmare questa lacuna di conoscenza, Camila Farias Amorim della University of Pennsylvania, a Philadelphia, e i suoi colleghi hanno analizzato tamponi cutanei di 62 persone infette da Leishmania braziliensis, una specie di parassita presente principalmente in Sud America.

Microbiota della pelle

I ricercatori hanno scoperto che le persone che presentano nelle lesioni cutanee alti livelli di batteri, tra cui Staphylococcus, Corynebacterium e Streptococcus, tendono a non rispondere al trattamento

In particolare, livelli elevati di Staphylococcus aureus nelle lesioni cutanee sono risultati tipicamente associati al fallimento del trattamento e a un ritardo nella guarigione. 

I dati ottenuti suggeriscono quindi che trattamenti in grado di ridurre lo S. aureus nelle lesioni della leishmaniosi potrebbero favorire la guarigione.

«La leishmaniosi è studiata da molti anni e si è sempre pensato che fosse causata solo da un agente patogeno. I risultati di questo studio indicano invece che si tratta di una malattia causata sia dal parassita sia dall’aumento della carica batterica nelle lesioni», afferma Phillip Scott, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio. 

Attivazione immunitaria

I ricercatori hanno scoperto che le persone affette da leishmaniosi presentano anche un aumento della risposta infiammatoria. 

I geni coinvolti nell’infiammazione, compresi quelli che codificano per IL-1β, sono infatti espressi a livelli più elevati nelle lesioni cutanee.

La neutralizzazione dell’IL-1β è risultata in grado di ridurre l’infiammazione e accelerare la guarigione della pelle nei topi con infezione da L. braziliensis, suggerendo che questa molecola possa rappresentare un bersaglio terapeutico per la leishmaniosi cutanea.

Conclusioni

«Il microbioma può quindi modificare la gravità delle infezioni e influenzare gli esiti della malattia», afferma la coautrice dello studio Elizabeth Grice. «Il nostro approccio allo studio delle infezioni umane da Leishmania, che ha previsto l’identificazione dei marcatori della gravità della malattia e, successivamente, l’inserimento di tali risultati in sistemi modello per studiare i meccanismi dell’infezione, è risultato molto efficace».

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