Criteri di Roma V e IBS: la centralità dell’intestino nella nuova definizione

A dieci anni dalla pubblicazione dei criteri di Roma IV, la quinta edizione aggiorna la definizione e l’inquadramento dei disturbi dell’interazione intestino-cervello, strumenti essenziali per uniformare la diagnosi e rendere confrontabili gli studi clinici condotti in tutto il mondo. Vincenzo Stanghellini, dell’Università di Bologna, spiega come i nuovi criteri per la sindrome dell’intestino irritabile recuperino alcuni elementi già presenti nei criteri di Roma III, ampliando la definizione oltre il solo dolore addominale e includendo anche il discomfort, inteso come fastidio, gonfiore o senso di peso.

La scelta riflette i dati epidemiologici raccolti su ampie popolazioni internazionali, secondo cui una soglia di almeno tre episodi al mese rappresenta meglio i pazienti che si rivolgono al medico rispetto al criterio più restrittivo introdotto da Roma IV. Il cambiamento tiene inoltre conto delle differenze culturali nella descrizione dei sintomi e della difficoltà di ricondurre tutte le manifestazioni al concetto di dolore.

Negli ultimi dieci anni è cambiata anche la comprensione della fisiopatologia della sindrome dell’intestino irritabile. I sintomi non sono più interpretati come la semplice conseguenza di un’alterata elaborazione cerebrale in assenza di anomalie organiche, ma come il risultato dell’interazione tra contenuto intestinale, microbiota, dieta, barriera mucosa e sistema immunitario. L’equilibrio tra questi elementi contribuisce non solo alla salute digestiva, ma anche al benessere generale, all’invecchiamento sano e alla comunicazione bidirezionale tra intestino e cervello.

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