Uno dei quesiti più frequenti di pazienti e medici di medicina generale è: “cos’è una disbiosi?” Al momento questa domanda non trova una risposta perché la disbiosi è qualcosa di molto soggettivo.

Infatti, quando parliamo di eubiosi, ci riferiamo a un sistema in equilibrio in cui organismo e ospite vivono insieme nella migliore condizione possibile.

Il termine disbiosi indica invece la rottura di tale equilibrio all’interno del nostro apparato digerente e prescinde dalla composizione della biomassa in sé: da un momento all’altro, al variare delle condizioni, una stessa massa microbiologica inizialmente in perfetto equilibrio può diventare disbiotica. Quindi nessuno è assolutamente in grado di dire qual è un microbiota corretto. Possiamo solo tracciare linee generali sapendo che i grandi phyla, cioè bacteroidetes, firmicutes, proteobacteria, actinobacteria e verrucomicrobia, devono stare in un certo equilibrio. E quando un phyla diventa dominante c’è un problema.

Pertanto, modulare il microbiota attraverso probiotici, prebiotici, postbiotici o trapianto di microbiota, può essere rischioso perché se, erroneamente, si interpreta come disbiotica una biomassa e la si modula, si rischia di rompere l’equilibrio.

Come ci spiega Antonio Gasbarrini, direttore del CEMAD al Policlinico Gemelli di Roma, in questo momento è necessario avere grande cautela e guardare alla sintomatologia più che all’equilibrio microbiologico.