Il microbiota vaginale è un ecosistema dinamico complesso costituito da diverse comunità microbiche in equilibrio. Studi mediante next generation sequencing hanno distinto al suo interno cinque diverse comunità microbiche definite Community State Types, quattro delle quali dominate dal Lactobacillus, genere batterico che è risaputo avere un ruolo protettivo.

Una di queste comunità, definita CST 4, è invece caratterizzata da elevata diversità microbica con bassi livelli di Lactobacillus ed elevate presenze di batteri anaerobi potenzialmente patogeni, situazione simile alla vaginosi batterica: una condizione, quest’ultima, in grado di aumentare la suscettibilità alle infezioni virali sessualmente trasmissibili come l’HPV, a sua volta associata allo sviluppo di neoplasie della cervice uterina.

Proprio in questo senso uno studio dell’Università di Ferrara sta cercando di fare chiarezza. In particolare i ricercatori stanno mettendo in relazione il microbiota vaginale e il suo possibile ruolo nella persistenza dell’infezione da papilloma virus umano (HPV) in pazienti con neoplasia intraepiteliale della cervice di grado 2 e 3 (CIN 2 e CIN 3).

Analizzando pazienti con diagnosi CIN 2 e CIN 3 – ci spiega Maria D’Accolti, ricercatrice presso l’Università di Ferrara – abbiamo visto una maggior prevalenza della CST4 rispetto alla popolazione generale di riferimento descritta in letteratura. Inoltre, il confronto del microbiota vaginale tra prima e dopo il trattamento ha mostrato due diversi profili microbici: se nelle pazienti che dopo il trattamento chirurgico sono andate incontro a clearance dell’infezione abbiamo visto un microbiota più omogeneo dominato dai lattobacilli, nelle pazienti invece che hanno recidivato abbiamo osservato un microbiota vaginale molto più diversificato con persistente ed elevata presenza di anaerobi potenzialmente patogeni. Questo suggerisce che diversi profili microbici possano avere un effetto positivo o negativo nell’infezione da HPV e nella sua persistenza. Non solo: l’analisi dello stato infiammatorio del microambiente locale ha evidenziato un calo delle citochine pro infiammatorie nelle pazienti che sono andate incontro a clearance dopo il trattamento. E questo suggerisce che a diversi profili microbici del microbiota vaginale corrisponda sia correlato quindi una diversi profili citochine proinfiammatorie sottolineando ancora di più possibile ruolo del microambiente vaginale nell’outcome del tumore guidato dell’infezione da HPV.

Ecco l’intervista a Maria D’Accolti, realizzata durante il 47° congresso nazionale della Società Italiana di Microbiologia.