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La Chlamydia trachomatis lascia la “firma” nel microbiota vaginale

L’infezione da Chlamydia trachomatis, una delle più diffuse malattie a trasmissione sessuale di origine batterica, è spesso asintomatica nelle donne, rimanendo non diagnosticata e a rischio di gravi complicanze cliniche come l’infertilità e il dolore pelvico cronico.

Uno studio dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” presentato al 47° congresso nazionale SIM (Società Italiana di Microbiologia) ha indagato proprio in questa direzione, analizzando la composizione delle specie del microbiota cervico-vaginale in donne positive a Chlamydia trachomatis.

Quello che i ricercatori hanno scoperto nelle donne con l’infezione è stata una maggiore presenza di batteri anaerobi e in particolare di Gardnerella e Prevotella, generi in grado di causare disbiosi. Quest’ultima, a sua volta, aumenta la suscettibilità a C. trachomatis e può ridurre la protezione contro le complicanze croniche dovute al batterio.

Gli scienziati hanno inoltre osservato come queste specie batteriche disbiotiche si organizzano nel microbiota cervico-vaginale in cluster. L’identificazione di questi pattern potrebbe in futuro permetterci di individuare le donne a rischio di sviluppare l’infezione o l’infezione cronica da clamidia, prevenendo le temute complicanze.

L’autore dello studio, Simone Filardo, ci descrive le fasi di ricerca e i risultati ottenuti.

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