La microbiome revolution in ginecologia: a che punto siamo?

La manipolazione del microbiota può avere un ruolo significativo per la salute femminile, sia nella prevenzione sia nel trattamento dei fattori che contribuiscono all’infertilità e alle malattie ginecologiche più comuni. 
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Stato dell'arte

Nonostante diversi studi abbiano dimostrato la correlazione tra disbiosi e alcune malattie comuni che colpiscono le donne in età riproduttiva, la ricerca riguardo al ruolo giocato dai batteri intestinali è ancora debole.

Cosa aggiunge questa ricerca

Un gruppo di ricercatori offre una review sistematica che esplora l’impatto di quattro trattamenti – trapianti di microbiota, probiotici, prebiotici e modifiche della dieta, ceppi microbici ingegnerizzati – sulla flora batterica intestinale e vaginale per la prevenzione e il trattamento di condizioni che colpiscono le donne.

Conclusioni

Nonostante i possibili benefici derivanti dalla manipolazione del microbiota, persistono ancora diversi ostacoli, tra cui la scarsa conoscenza della flora vaginale di individui come le donne transgender, e del tratto riproduttivo femminile superiore.

In questo articolo

Un gruppo di ricerca dell’Università della California (San Diego) ha condotto una revisione sistematica per esplorare il ruolo della manipolazione del microbiota vaginale e intestinale nella prognosi di diverse malattie ginecologiche. Il lavoro è stato pubblicato su Reproduction and Fertility.

Dopo una panoramica sulle condizioni più comuni che colpiscono le donne in età riproduttiva e la loro associazione con uno stato di disbiosi, Caitriona Brennan e colleghi si concentrano su alcuni dei potenziali trattamenti: trapianto di microbiota, probiotici, prebiotici e interventi dietetici, ceppi microbici ingegnerizzati.

Stato dell’arte della ricerca

Il microbiota vaginale è dominato da batteri “buoni”, in particolare dal genere Lactobacillus (L. acidophilus, L. dripatus, L. jensenii e L. gasseri), che limita la colonizzazione di batteri anaerobici e microaerofili. 

Quando, in una situazione di disbiosi, la situazione si ribalta, insorgono alcune delle malattie ginecologiche più comuni. La vaginosi batterica deriva da un aumento di Gardnerella vaginalis, Fannyhessea vaginae – nonché i principali responsabili dell’infezione da Papillomavirus umano (HPV) – e Mycoplasma genitalium

Un’altra è la candidosi vulvovaginale, provocata dalla proliferazione del lievito opportunistico Candida albicans a scapito di L. iners (L. Crispatus e L. gasseri). O, ancora, l’endometriosi e la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), che sono legate a una proliferazione di microrganismi come il Fusobacterium.

Il trapianto di microbiota vaginale

Studi clinici e preclinici hanno dimostrato l’efficacia del trapianto di microbiota fecale (FMT) nello studio e nella cura di queste malattie. Nella PCOS il FMT riduce i livelli di androgeni e ripristina la morfologia ovarica; in esperimenti su modelli animali ha innescato fenotipi simili a PCOS e lo sviluppo dell’endometriosi e di tumori ovarici. 

Traguardi che hanno stimolato la ricerca a testare un altro tipo di trapianto, quello di microbiota vaginale (VMT), in particolare per comprendere l’eziologia della vaginosi batterica. 

In un lavoro, il trasferimento di fluidi di lavaggio vaginale da trenta donne (dieci con endometriosi, dieci con vaginosi e dieci donne sane) alle vagine di ratti sani ha indotto la comparsa tipica di lesioni epiteliali e l’infiammazione del tessuto endometriale. In una prima ricerca su pazienti – di cui quattro su cinque sottoposti al trattamento – il VMT ha ridotto i sintomi e normalizzato il microbiota, con la prevalenza di lattobacilli, a una settimana di distanza dal trattamento antibiotico intravaginale

Il ruolo dei probiotici

Ad oggi i probiotici hanno avuto successo in tre condizioni: vaginosi batterica, candidosi vulvovaginale e infezione da HPV. 

In due studi il trattamento della vaginosi con un ceppo di L. Crispatus – ha ridotto i marcatori infiammatori e i tassi di recidiva. Tuttavia, in un altro lavoro si è osservato che la quantità di L. Crispatus diminuiva nel tempo e dopo circa sei mesi i tassi di recidiva tendevano a equipararsi tra i due gruppi.

Oltre al tipo di ceppo, anche il dosaggio e la fase del ciclo ovarico sembrano influenzare l’azione dei probiotici. L’utilità di alcune specie (L. rhamnosus) sembra essere maggiore quando si opta per un regime giornaliero piuttosto che per uno intermittente o viceversa (Lactobacillus e Bifidobacterium). 

Un’altra ricerca ha poi dimostrato che i tassi di recidiva si riducono quando il trattamento inizia dopo le mestruazioni, che sono collegate a un aumento del pH vaginale e di specie non-Lactobacillus.

Infine, alcune donne con candidosi batterica trattate con gel vaginale e capsule a base di lattobacilli, dopo quattro settimane avevano un carico fungino simile a quello dei partecipanti alla terapia antifungina con fluconazolo.

Dieta e prebiotici

I prebiotici (fruttoligosaccaridi, galattoligosaccaridi, inulina e lattulosio), spesso usati in combinazione con i probiotici (integrazione simbiotica), si stanno rivelando promettenti nella cura di PCOS ed endometriosi

In un modello murino di PCOS l’inulina, somministrata per 21 giorni, ha ridotto infiammazione, follicoli cistici e corpi lutei. Mentre la duplice terapia batteri intestinali–n-butirrato ha ridotto le lesioni endometriosiche nei topi (in modello murino preclinico anche quelle umane) e inibito i recettori accoppiati alle proteine G coinvolti (GPR43 e GPR109A). Nella PCOS è stato dimostrato, invece, che la terapia con simbiotici (fruttoligosaccaridi, inulina e Bifidobacterium e Lactobacillus) riduce il testosterone e il BMI. 

Un’azione esercitata anche da particolari regimi alimentari come la dieta WTP (cereali integrali, cibi medicinali tradizionali cinesi e prebiotici) che, secondo evidenze scientifiche, aumenta i livelli di leptina e insulina plasmatica a digiuno. Tuttavia, dopo un calo iniziale il glucosio plasmatico a digiuno e il testosterone aumentano di nuovo.

Ceppi microbici ingegnerizzati

I probiotici ingegnerizzati – batteri geneticamente progettati come alternativa ai farmaci tradizionali – vengono usati nella cura di numerose malattie, tra cui quelle ginecologiche. 

Saccharomyces boulardii, ad esempio, è da tempo studiato allo scopo di trattare la vaginosi batterica, in quanto produce acidi grassi a catena media (MCFA) con effetti anti-biofilm e anti-ifa in vivo.

Attualmente si sta lavorando molto sui probiotici contro l’HIV, inserendo geni antivirali nei batteri che colonizzano naturalmente la vagina. Tra questi meritano attenzione L. jensenii 1153, che produce la cianovirina-N (CV-N) – potente inibitore dell’ingresso del virus – e L. acidophilus ATCC 4356, che modula l’espressione delle cellule T CD4+ genitali attivate nell’infezione (associate al deficit di L. Crispatus), si lega alla proteina dell’involucro dell’HIV (il capside) e ne adsorbe le particelle, riducendo l’infezione. Tuttavia, restano ancora da valutare i potenziali effetti dannosi su uomo e ambiente.

Conclusioni

La manipolazione del microbiota può avere un ruolo significativo per la salute femminile, sia nella prevenzione sia nel trattamento dei fattori che contribuiscono all’infertilità e alle malattie ginecologiche più comuni. 

Tuttavia, diversi ostacoli limitano ancora oggi la definizione di disbiosi, come la scarsa caratterizzazione del microbiota associato al tratto riproduttivo femminile superiore e la carenza di studi sul ruolo svolto dalle mestruazioni. 

Infine, si sa ancora poco del microbiota di individui come le donne transgender, che può essere radicalmente modificato dagli interventi chirurgici e dalla terapia ormonale sostitutiva.

Alessandra Romano

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