L’infertilità colpisce circa una persona su sei e sta diventando sempre più comune in tutto il mondo. Di recente, uno studio sui topi ha dimostrato che la prima infanzia è una finestra critica in cui la dieta e il microbiota intestinale possono influenzare la salute riproduttiva.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono inoltre che l’assunzione di fibre alimentari potrebbe rappresentare una potenziale strategia di supporto alla fertilità.
Precedenti studi hanno dimostrato che il microbiota svolge un ruolo chiave nella riproduzione, supportando la crescita, lo sviluppo e la produzione di ovociti. Negli esseri umani, le alterazioni del microbiota causate da antibiotici, dieta o condizioni come l’obesità sono risultate correlate a problemi riproduttivi, ma i meccanismi alla base di questa relazione non sono ancora chiari.
Per rispondere a questa domanda, Sarah Munyoki della University of Pittsburgh School of Medicine e i suoi colleghi hanno deciso di esaminare come i microbi intestinali e la dieta durante la prima infanzia influenzano la fertilità nei topi.
Salute ovarica
Nei topi sani, il microbiota intestinale cambia dopo la nascita, soprattutto durante lo svezzamento, diventando più ricco e complesso. Inizialmente, l’intestino è dominato da batteri che si sono adattati al latte materno, mentre dopo lo svezzamento si espandono i microbi che scompongono il cibo solido e producono composti benefici come gli acidi grassi a catena corta (SCFA).
I ricercatori hanno scoperto che le femmine di topo allevate in assenza di microbi intestinali hanno mostrato alterazioni nello sviluppo ovarico che coincidono con questa transizione del microbiota. Inoltre, è stato rilevato un minor numero sia di cucciolate, sia di cuccioli per cucciolata, oltre a danni alle ovaie, a una vita riproduttiva più breve e a una perdita di follicoli più rapida, con una progressione lenta verso gli stadi successivi e tassi più elevati di morte dei follicoli.
L’analisi genetica ha rivelato infine che i geni chiave per il mantenimento e l’attivazione dei follicoli ovarici erano meno attivi rispetto ai topi con un microbiota sano.
Miglioramento della fertilità
La somministrazione, sia alla nascita che al momento dello svezzamento, di microbi intestinali provenienti da topi adulti sani ha ristabilito nelle femmine di topo germ-free il corretto numero di follicoli e invertito il danno tissutale in corrispondenza con il ritorno della normale diversità della flora batterica intestinale e della produzione di SCFA. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la semplice somministrazione di SCFA nell’acqua potabile a femmine di topo germ-free a partire dallo svezzamento ha ripristinato, almeno in parte, la salute ovarica.
Infine, i ricercatori hanno alimentato i topi con diete diverse a partire dallo svezzamento. Le diete ricche di grassi e povere di fibre hanno causato la maggiore perdita di follicoli ovarici e alterato l’espressione dei geni responsabili della funzione ovarica, mentre l’aggiunta di fibre ha contribuito a proteggere le ovaie, anche in presenza di elevato contenuto di grassi. La somministrazione di fibre ha anche migliorato la flora batterica intestinale, aumentato i livelli di SCFA e ridotto l’infiammazione nelle ovaie.
I risultati suggeriscono dunque che l’assunzione di fibre alimentari durante la prima infanzia potrebbe proteggere la fertilità supportando una corretta composizione del microbiota intestinale e prevenendo i danni ovarici causati da diete ricche di grassi.
«Studi futuri dovranno esaminare la relazione tra dieta, microbiota e riserva ovarica in donne con disturbi riproduttivi e valutare l’efficacia di interventi basati sul microbiota per migliorare i risultati in termini di fertilità».
