Uno studio della Sapienza Università di Roma ha valutato se il microbiota vaginale e/o endometriale influisca o meno sull’esito della procreazione assistita.

Dai risultati, presentati al 46° Congresso Nazionale della SIM e ottenuti caratterizzando i microbiomi vaginale ed endometriale attraverso sequenziamento metagenomico, è emersa una sostanziale differenza di composizione tra i due: nel microbiota vaginale sono state trovate in larga parte varie specie di lattobacilli, in quello endometriale una flora più eterogenea.

Suddividendo, in base all’esito della procreazione assistita tra donne incinte e non incinte, il team italiano ha osservato come nella donna incinta diminuisca la biodiversità
sia a livello endometriale sia vaginale, a differenza della donna non incinta. Inoltre, nei casi di gravidanza, la flora a livello vaginale è risultata costituita esclusivamente da lattobacilli, diversamente delle altre donne dove è stata riscontrata una flora più eterogenea con presenza anche di Enterobacteriacee e Gardnerella vaginalis.

Come ci spiega Bruna Neroni, ricercatrice della Sapienza e autrice dello studio: «da quest’analisi è stato interessante notare come a livello endometriale abbiamo trovato una differenza tra donne non incinte e incinte per la presenza di lattobacilli nell’endometrio delle prime, fattore che ci fa presupporre la presenza di una traslocazione dall’habitat vaginale a quello endometriale che impatti in qualche modo sull’esito della riproduzione assistita.»

l’uso combinato di stimolazione ormonale e terapie probiotiche potrebbe influenzare positivamente l’esito della riproduzione assistita

«Proprio sulla base di tali risultati» – conclude Bruna Neroni – «possiamo quindi ipotizzare che un uso combinato di stimolazione ormonale e terapie probiotiche adatte ad ogni singola donna possano in qualche modo ripristinare il giusto microambiente endometriale e vaginale andando a influenzare positivamente l’esito della riproduzione assistita