Produzione probiotici, necessario armonizzare metodi di analisi e applicazioni cliniche

Secondo Franco Pirovano, fondatore di MICRO s.r.l., che abbiamo intervistato alla decima edizione del congresso Probiotics, prebiotics & new foods, bisogna armonizzare le metodiche di analisi e l'applicazione in campo clinico nella produzione dei probiotici. Ecco perché.

La situazione attuale dei probiotici e del relativo mercato è in grande evoluzione: dagli yogurt degli anni ’90, prodotti esclusivamente alimentari, si è arrivati oggi a complessi prodotti mono e multi-strain spostati verso l’area clinica. Ciò ha comportato la creazione di una “zona grigia” del mercato. Infatti, questa evoluzione del prodotto si è lasciata alle spalle, a livello normativo, metodi di controllo legati ai batteri dello yogurt inadeguati rispetto ai prodotti attuali, i quali, essendo ad alta carica e liofilizzati, richiedono metodiche e analisi completamente diverse.

Nonostante questa problematica, bisogna però sottolineare che in Italia, dal punto di vista della produzione, qualità e resa di prodotti e materie prime sono di altissimo livello, sebbene sussistano problemi di non mantenimento della carica e, in misura sempre minore, errata classificazione batterica.

È necessario armonizzare Le metodiche di analisi e LE applicazioni cliniche

A detta di Franco Pirovano, fondatore di MICRO s.r.l., che abbiamo intervistato alla decima edizione del congresso Probiotics, prebiotics & new foods «il settore sicuramente dovrà richiedere uno sforzo per cercare di armonizzare sia le metodiche di analisi, sia l’applicazione in campo clinico, anche in vista dei probiotici di nuova generazione come l’Akkermansia, non ancora sul mercato.»

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