Il disturbo depressivo maggiore (MDD) rappresenta un grave onere per la salute pubblica, con una prevalenza più alta tra i giovani adulti, le donne e gli anziani.
Negli ultimi due decenni, studi preclinici hanno rivelato che i microrganismi umani, comunemente indicati come microbiota o, in termini genetici, microbioma, hanno complesse interazioni dirette e indirette con i sistemi neurobiologici associati al disturbo depressivo maggiore.
Uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Affettive Disorders, ha valutato la composizione e la diversità del microbioma intestinale nei pazienti con disturbo depressivo maggiore con caratteristiche atipiche secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) rispetto ai pazienti con disturbo depressivo maggiore che non soddisfavano i criteri per la classificazione “sottotipo atipico” e controlli sani.
Disturbo depressivo maggiore
Quasi una persona su cinque (15-18%) sperimenta un episodio depressivo nel corso della vita, il quale limita gravemente il funzionamento psicosociale e riduce la qualità della vita. Inoltre, il disturbo depressivo maggiore presenta un’elevata comorbilità, contribuendo a una riduzione dell’aspettativa di vita nei pazienti affetti.
A causa della mancanza di biomarcatori validati, la diagnosi di disturbo depressivo maggiore (MDD) è ancora puramente descrittiva.
È probabile che diversi meccanismi sottostanti contribuiscano alla presentazione clinica altamente eterogenea di tale disturbo, come molteplici percorsi biologici e comportamentali tra cui il metabolismo delle monoammine, la neurotrasmissione eccitatoria e inibitoria, la risposta alterata allo stress, l’omeostasi energetica, la disfunzione mitocondriale e l’infiammazione.
Microbiota e depressione
Precedenti studi suggeriscono che il microbiota umano svolge un importante ruolo di moderazione nell’associazione tra alterazioni del metabolismo immunitario ed energetico, disturbi cardiometabolici e sintomi depressivi atipici.
Inoltre, l’elevata plasticità del microbioma lo rende adatto come bersaglio per interventi terapeutici alternativi, come la modifica dello stile di vita, il trapianto di microbioma fecale (FMT) o la terapia supplementare con prebiotici o probiotici.
Date le prove convincenti che collegano il microbioma alla disregolazione immunometabolica, che a sua volta si associa ai sintomi depressivi “atipici”, ad esempio, sintomi legati all’energia, è plausibile che il gruppo di pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore atipico possa avere un microbioma distinto dagli altri gruppi MDD o dagli individui sani. In particolare, il sottotipo MDD con un profilo sintomatologico atipico può essere interessante da considerare poiché è associato a una scarsa risposta al trattamento con antidepressivi di prima linea.
Differenze nel microbiota tra pazienti tipici, atipici e sani
Sebbene il microbioma svolga un ruolo critico nei processi immunometabolici che sono stati collegati anche a sintomi depressivi atipici, l’analisi condotta dai ricercatori tedeschi non ha rivelato differenze significative nella composizione batterica del microbioma intestinale tra MDD atipico, MDD tipico e controlli sani.
Tuttavia, è stato rilevato un aumento del phylum Verrucomicrobiota, con Akkermansia come genere batterico predominante, all’interno del gruppo con MDD atipico rispetto al gruppo con MDD tipico (cioè pazienti che non soddisfacevano i criteri DSM-5 per la depressione atipica) e controlli sani.
Nel complesso, la carica microbica tendeva a ridursi, sebbene non siano state riscontrate differenze significative nella diversità alfa.
Microbiota e infiammazione
È stata costantemente segnalata una maggiore abbondanza batterica associata ad un aumento dell’infiammazione.
A sostegno dell’ipotesi infiammatoria della depressione, è stata riportata una deplezione di batteri antinfiammatori, almeno per una parte dei pazienti con disturbo depressivo maggiore. Pertanto, Bacteriodetes e Firmicutes, che tipicamente comprendono >90% della comunità intestinale negli adulti sani, sono tra i phyla più colpiti nei pazienti con disturbo depressivo maggiore.
È stata anche riscontrata una tendenza suggestiva e lieve verso una maggiore abbondanza di Bacteroidetes, che sono generalmente associati all’infiammazione, e una diminuzione dell’abbondanza di Firmicutes, che sono associati a una ridotta infiammazione, nei pazienti con disturbo depressivo maggiore. Sorprendentemente, è stato osservato uno spostamento maggiore nel rapporto Bacteroidetes-Firmicutes nel gruppo con MDD tipico, anche se l’infiammazione cronica di basso grado è un segno distintivo di un profilo clinico depressivo atipico e non è evidente quando si confrontano controlli sani e pazienti con una diagnosi di MDD generalizzato.
Azione del microbiota sul triptofano
Diversi generi all’interno del phylum Bacteroidetes, come Parabacteroides e Alistipes, convertono il triptofano, un aminoacido essenziale, in indolo, influenzando così la disponibilità del triptofano il quale, a differenza della serotonina di cui è precursore, può attraversare la barriera ematoencefalica.
Pertanto, i Bacteroidetes potrebbero essere fondamentalmente coinvolti nella disregolazione dei fattori comuni del metabolismo della serotonina e del glutammato, come osservato nei pazienti con disturbo depressivo maggiore.
Probiotici ed effetti antidepressivi
Il trattamento con il probiotico Lactobacillus spp. ha ridotto significativamente l’abbondanza di Verrucomicrobia in un modello murino di depressione indotta da ampicillina, ed è stato associato a una riduzione dei sintomi depressivi.
Lactobacillus spp. insieme al Bifidobacterium, sono tra i probiotici più studiati, con risultati contrastanti in termini di miglioramento dell’umore, moderazione infiammatoria o altri biomarcatori.
Conclusioni
Indagando i cambiamenti potenzialmente caratteristici nella composizione del microbioma dei pazienti con disturbo depressivo maggiore con profilo clinico atipico sono state osservate sottili differenze a livello di phyla e generi specifici all’interno della coorte MDD atipico, suggerendo potenziali associazioni con la disregolazione immunitaria e metabolica.
Esaminare la composizione del microbiota potrebbe fornire ulteriori informazioni sui meccanismi alla base dell’eterogeneità clinica della depressione e contribuire a generare nuove strategie di trattamento e prevenzione.
