Uno studio pubblicato di recente da un gruppo di ricercatori dell’Università Montreal, in Canada, ha dimostrato che i batteri intestinali giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo di una delle principali cause di cecità, la forma neovascolare della degenerazione maculare senile (o degenerazione maculare legata all’età, DMLE).

La DMLE è una patologia che colpisce l’area centrale della retina, detta macula, causando una perdita della visione centrale.

Si può manifestare in due forme: quella più frequente e meno grave, detta atrofica, e quella più rara, ma con una prognosi peggiore e un’evoluzione molto più rapida, denominata neovascolare per via della crescita incontrollata di vasi sanguigni a livello della retina (neovascolarizzazione coroidale).

Studi epidemiologici hanno dimostrato che, dopo il fumo di sigaretta, uno dei principali fattori di rischio ambientali della DMLE neovascolare è l’obesità.

I ricercatori, secondo quanto riportato sulla rivista EMBO Molecular Medicine, hanno quindi deciso di indagare questo aspetto, andando a valutare eventuali modificazioni del microbioma, sulla cui composizione la dieta può avere un forte impatto.

È stata quindi condotta una serie di esperimenti su due gruppi di topi, nutriti rispettivamente con una dieta equilibrata (gruppo di controllo) o ricca di grassi. In quest’ultimo caso, oltre a evidenziare un maggior aumento di peso, i ricercatori hanno anche osservato nell’intestino dei topi una diversa composizione del microbioma.

In particolare, nei topi che seguivano una dieta ricca di grassi il rapporto fra Bacteroides (phylum predominante negli individui magri e poco rappresentato in caso di obesità) e Firmicutes (la cui concentrazione sale nei soggetti obesi rispetto a quelli magri), è risultato significativamente a favore di questi ultimi.

Inoltre i ricercatori hanno valutato nei due gruppi di topi anche il grado di neovascolaizzazione coroidale, che nei roditori con una dieta ricca di grassi ha fatto registrare un aumento del 60%.

Per confermare la correlazione fra la composizione del microbioma intestinale e l’aumento di vascolarizzazione a livello della retina, i ricercatori hanno trattato solo una parte dei topi nutriti con una dieta ricca di grassi con neomicina, un antibiotico in grado di ripristinare il corretto rapporto fra Bacteroides e Firmicutes.

In questo sottogruppo di topi è stata contemporaneamente osservata anche una netta diminuzione della neovascolarizzazione.

A ulteriore riprova di questi risultati, i ricercatori canadesi hanno condotto anche un esperimento di trapianto fecale dai topi di controllo a quelli nutriti con una dieta ricca di grassi, che ha permesso di osservare in questi ultimi una riduzione del 35% della neovascolarizzazione coroidale.

Przemyslaw Sapieha, che ha guidato la ricerca, ha quindi potuto concludere: «Una dieta ricca di grassi è in grado di alterare il microbioma intestinale. E la disbiosi che ne consegue aumenta a sua volta il rischio di sviluppare la forma neovascolare di DMLE».

Secondo i ricercatori questa modificazione del microbiota causerebbe infatti un aumento della permeabilità intestinale e, di conseguenza, l’entrata in circolo delle cosiddette PAMPs (pathogen-associated molecular patterns): queste molecole, una volta riconosciute dal sistema immunitario, inducono la produzione di citochine e quindi l’instaurarsi di uno stato infiammatorio in grado di promuovere una crescita incontrollata di vasi sanguigni a livello della retina.