Tumore del colon, probiotico Lactobacillus reuteri 6475 potrebbe ridurre il rischio e agevolare la terapia

Baylor College of Medicine – Houston, Texas (USA)  STUDIO ORIGINALE

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Emergono nuove evidenze in favore dei probiotici come possibile strategia terapeutica nel trattamento del tumore del colon. Uno studio pubblicato nei giorni scorsi su The American Journal of Pathology descrive l’utilizzo di un probiotico in grado di compensare la mancanza dell’enzima istidina decarbossilasi (HDC) su un gruppo di topi. Secondo i risultati dello studio, condotto presso il Texas Children’s Hospital di Houston, la somministrazione del probiotico sarebbe in grado di ridurre l’infiammazione e la formazione del tumore.

La mancanza dell’enzima HDC, la cui funzione è di convertire l’istidina in istamina, è un fattore di rischio riconosciuto per il tumore del colon. Un’analisi condotta su 2113 soggetti del database PROGgeneV2 ha mostrato tassi di sopravvivenza superiori in presenza di elevati livelli di HDC e del gene legato al recettore di istamina. Da qui l’ipotesi che l’uso di specifici probiotici in grado di produrre questa molecola possa migliorare le condizioni dei pazienti.

I ricercatori hanno verificato questa ipotesi conducendo una serie di test su un gruppo di topi caratterizzati da una deficienza dell’enzima HDC. Il probiotico Lactobacillus reuteri 6475, dotato del gene per l’istidina decarbossilasi e capace di convertire l’istidina in istamina, è stato somministrato nelle quantità di 5×10^9 CFU al giorno per via orale, prima e dopo l’assunzione di azossimetano e di destrano solfato di sodio per indurre la formazione del tumore.

Gli effetti del Lactobacillus reuteri 6475 sul modello murino

Dopo un ciclo di somministrazione durato quindici settimane, sono stati esaminati i tessuti degli animali, confrontandoli con il gruppo di controllo. Lactobacillus reuteri 6475 ha determinato l’aumento di HDC batterico e la quantità di istamina nel colon, mentre la tomografia PET ha evidenziato masse tumorali più pronunciate e un maggior assorbimento di glucosio da parte del colon negli animali non trattati.

Il probiotico attivo è stato inoltre capace di ridurre l’infiammazione indotta dal mix di sostanze cancerogene, come indicato dalle analisi condotte sulle citochine KC, IL-22, IL-6, TNF e IL-1alfa e dalla concentrazione di queste ultime nel plasma.

Infine, i ricercatori hanno osservato un cospicuo aumento della percentuale di cellule mieloidi immature CD11bþGr-1þ IMC (in grado di produrre citochine proinfiammatorie, tra le quali IL-6) nella milza e nel midollo osseo dei topi trattati con azossimetano e di destrano solfato di sodio rispetto al gruppo di controllo, come già dimostrato da un precedente studio. La somministrazione di Lactobacillus reuteri 6475 nei topi trattati ha abbassato i livelli di CD11bþGr-1þ IMC rispetto agli animali che non hanno ricevuto il probiotico. Questo dato suggerirebbe che l’assenza di istamina potrebbe impattare sulla maturazione di queste cellule.

Le osservazioni sono in linea con l’ipotesi che il Lactobacillus reuteri 6475, producendo istamina, sia in grado di ridurre il rischio di sviluppo del carcinoma del colon, almeno in parte, attraverso l’aumentata maturazione delle cellule mieloidi in circolo e la conseguente riduzione della produzione di citochine proinfiammatorie.

Nel loro complesso, i dati indicano un ruolo significativo da parte dell’istamina, metabolita del microbiota, nella soppressione delle infiammazioni intestinali croniche e nella formazione di tumori colon-rettali.

Come spiega il portavoce del team di ricerca James Versalovic: «Abbiamo dimostrato che le cellule dei mammiferi e dei microbi possono avere in comune metaboliti o composti chimici utili alla salute umana e nella prevenzione delle malattie».

Un’importante implicazione di questo studio, infatti, è che il microbiota dei mammiferi è in grado di modificare il rischio di determinate patologie compensando insufficienze genetiche e/o fornendo geni mancanti all’organismo ospitante.

Davide Soldati

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