• Microbiota polmonare e sistema immunitario
• Connessione intestino-polmone
• Obiettivi terapeutici

Stato dell’arte
Studi recenti hanno rivelato che il microbiota polmonare di pazienti in condizioni critiche è alterato. Ma non è ancora stato dimostrato se le differenze nella composizione batterica polmonare possano aiutare a prevedere una possibile ripresa.

Cosa aggiunge questo studio
Studiando più di 90 pazienti in condizioni critiche, i ricercatori hanno scoperto che la composizione del microbiota polmonare consente di predire la risposta dei pazienti alla terapia. I ricercatori hanno infatti osservato nel microbiota polmonare dei pazienti con esito peggiore (misurato in termini di giorni senza la necessità di ventilazione) due specie di batteri normalmente presenti nell’intestino, Lachnospiraceae ed Enterobacteriaceae.

Conclusioni
Il microbiota polmonare potrebbe rappresentare un nuovo target terapeutico per la prevenzione e il trattamento di condizioni respiratorie potenzialmente letali.

I cambiamenti nella composizione del microbiota polmonare sono stati associati a diverse condizioni polmonari. Recentemente alcuni ricercatori hanno scoperto che i batteri polmonari potrebbero aiutare a prevedere in che modo i pazienti ricoverati in terapia intensiva risponderanno al trattamento.

Lo studio, pubblicato su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, potrebbe avere importanti implicazioni per il trattamento dei pazienti in terapia intensiva. Sapere che il microbiota differisce tra le persone con condizioni respiratorie potenzialmente letali può aiutare i medici a migliorare la risposta dei pazienti, afferma Lieuwe Bos, pneumologo e intensivista presso l’Università di Amsterdam. «Non possiamo modificare i geni dei nostri pazienti o le loro malattie croniche, ma possiamo potenzialmente cambiare il loro microbiota».

Microbiota polmonare e sistema immunitario

Studi recenti hanno rivelato che il microbiota polmonare dei pazienti in condizioni critiche presenta modificazioni associate a un’alterata immunità polmonare. Ma non è ancora stato dimostrato se le differenze nella composizione batterica polmonare possano aiutare a prevedere una possibile ripresa.

Per scoprire se gli esiti clinici dei pazienti critici dipendono dalle caratteristiche del microbiota polmonare, Lieuwe Bos e i suoi colleghi hanno preso in considerazione 91 pazienti entro 24 ore dal ricovero nell’unità di terapia intensiva di un ospedale universitario. Il team di ricercatori ha esaminato in primo luogo i microbi polmonari dei pazienti; quindi, i ricercatori hanno considerato il numero di giorni che ogni paziente era in grado di trascorrere senza l’ausilio di un ventilatore, un dispositivo medico che fornisce ossigeno alle persone che non sono in grado di respirare da sole.

Connessione intestino-polmone

Quasi un mese dopo essere stati ricoverati in terapia intensiva, i pazienti con livelli più alti di batteri polmonari al momento del ricovero avevano trascorso meno giorni senza ventilatore rispetto ai pazienti con livelli più bassi di batteri polmonari.

Secondo quanto riportato nello studio, piuttosto che la gravità della malattia dei pazienti o la presenza di polmonite, è la composizione del microbiota polmonare a predire l’esito del ricovero in terapia intensiva, misurato come “giorni senza ventilatore”. I ricercatori hanno osservato nel microbiota polmonare dei pazienti con esiti peggiori due tipi di batteri normalmente presenti nell’intestino, Lachnospiraceae ed Enterobacteriaceae.

La presenza di Enterobacteriaceae nel microbiota polmonare è risultata anche associata alla sindrome da distress respiratorio acuto, una condizione pericolosa che si verifica quando si accumula liquido nei polmoni.

Obiettivi terapeutici

I risultati suggeriscono che il microbiota polmonare potrebbe essere un nuovo target terapeutico per la prevenzione e il trattamento di condizioni respiratorie potenzialmente letali. Ma il team di ricercatori precisa di non essere stato in grado di determinare se i batteri identificati nei polmoni fossero migrati dal tratto digestivo o se i pazienti avessero inalato accidentalmente cibo o liquidi contenenti i microbi.

«Ciò che lo studio dimostra è che questa modificazione del microbiota polmonare è clinicamente significativa», afferma il coordinatore dello studio Robert Dickson, microbiologo e immunologo dell’Università del Michigan.

Secondo i ricercatori il prossimo passo sarà determinare se la composizione dei batteri polmonari influenza l’esito clinico dei pazienti. «La previsione degli esiti in terapia intensiva è importante, ma ciò che vogliamo veramente è un target terapeutico», afferma Dickson. «Dobbiamo capire se sia possibile modificare il microbiota polmonare, per prevenire ma anche per risolvere più rapidamente le lesioni polmonari».

Traduzione dall’inglese a cura della redazione