COVID-19: il virus altera il microbiota polmonare facilitando le infezioni secondarie

L’insorgenza di COVID-19 determina un’alterazione dell'immunità locale a livello polmonare, indebolendo le difese immunitarie dell’organismo e facilitando lo sviluppo di infezioni secondarie.
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COVID-19: il virus altera il microbiota polmonare facilitando le infezioni secondarie

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Stato dell’arte
In alcuni pazienti, l’infiammazione dovuta a COVID-19 può innescare una “tempesta citochinica” che può aumentare il rischio di contrarre infezioni secondarie, le quali contribuiscono in maniera sostanziale alla mortalità per COVID-19. I fattori che determinano tali infezioni secondarie sono però ancora poco conosciuti.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno esaminato campioni autoptici di 20 persone con COVID-19 e 14 individui senza la malattia. Il microbiota polmonare delle persone con COVID-19 è risultato caratterizzato da una ridotta diversità rispetto a quella dei controlli. Inoltre, circa il 40% delle persone con COVID-19 ha sviluppato infezioni secondarie, causate in alcuni casi da più microbi, comprese specie batteriche come Staphylococcus aureus e Klebsiella pneumonia, nonché specie fungine come Candida e Rhizopus. Alcuni di questi microbi sono stati osservati anche in caso di infezioni secondarie nelle persone con influenza, sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e sindrome respiratoria mediorientale (MERS). In cinque casi, le persone con COVID-19 hanno avuto anche infezioni da virus Epstein Barr. Nei polmoni di persone con COVID-19, i ricercatori hanno rilevato alti livelli di macrofagi e di cellule mieloidi.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che COVID-19 possa alterare a livello polmonare l’immunità locale, indebolendo le difese immunitarie dell’organismo e facilitando lo sviluppo di infezioni secondarie.

Molti decessi associati a COVID-19 si verificano a causa di infezioni batteriche secondarie. Una nuova ricerca mostra che il microbiota dei pazienti con COVID-19 è caratterizzato da una diversità ridotta rispetto a quello delle persone senza la malattia.

I risultati, pubblicati su iScience, suggeriscono che l’insorgenza di COVID-19 determini un’alterazione dell’immunità locale a livello polmonare, indebolendo le difese immunitarie dell’organismo e facilitando lo sviluppo di infezioni secondarie.

Microbioma polmonare e tempesta citochinica

In alcuni soggetti, l’infiammazione dovuta a COVID-19 può innescare una “tempesta di citochine”, che può indebolire il sistema immunitario, aumentando il rischio di contrarre infezioni secondarie che contribuiscono in maniera sostanziale alla mortalità per COVID-19

I fattori che determinano le infezioni secondarie sono però ancora poco conosciuti.

Per cercare di fare chiarezza su questi fenomeni un team di ricercatori guidati da Kurt Zatloukal e Gregor Gorkiewicz della Medical University of Graz, in Austria, hanno deciso di analizzare le autopsie di pazienti con COVID-19 per determinare le principali patologie sviluppate e identificare le infezioni secondarie.

Biodiversità polmonare ridotta

Il team ha esaminato campioni autoptici di 20 persone con COVID-19 e 14 individui senza la malattia.

Come da previsioni, i polmoni sono risultati gli organi più spesso danneggiati nelle persone con COVID-19. I due principali fattori che hanno portato al decesso sono stati il ​​danno alveolare diffuso e la presenza di infezioni secondarie.

Il microbiota polmonare delle persone con COVID-19 è risultato caratterizzato da una diversità ridotta rispetto a quelli dei controlli. Specie fungine e virali diverse da SARS-CoV-2 sono risultate frequenti anche nelle persone con COVID-19.

Infezioni secondarie da COVID-19

Circa il 40% dei soggetti con COVID-19 ha sviluppato infezioni secondarie, in alcuni casi causate da più microbi, comprese specie batteriche come Staphylococcus aureus e Klebsiella pneumonia, nonché specie fungine come Candida e Rhizopus

Alcuni di questi microbi sono stati osservati anche in caso di infezioni secondarie nelle persone con influenza, sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e sindrome respiratoria mediorientale (MERS). In cinque casi, i pazienti con COVID-19 hanno avuto infezioni da virus Epstein Barr (EBV).

Nel fluido polmonare di questi pazienti i ricercatori hanno rilevato alti livelli di macrofagi e di cellule mieloidi.

«Lo studio ha mostrato che nei pazienti con COVID-19 la compromissione dell’immunità polmonare potrebbe favorire lo sviluppo di queste infezioni. La presenza di infezioni polimicrobiche e da EBV potrebbero essere infatti indicative di una generale riduzione dell’immunità» affermano i ricercatori.

Conclusioni

Secondo gli autori della ricerca, in un prossimo futuro saranno necessari studi volti ad analizzare l’andamento nel tempo dell’immunosoppressione causata da COVID-19, con l’obiettivo di sviluppare strategie terapeutiche mirate a contrastare in modo efficace le infezioni secondarie.

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