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Covid, studio italiano: metaboliti batterici possibili biomarker prognostici

Determinati metaboliti salivari e sierici sono in grado di distinguere pazienti Covid che necessitano di ospedalizzazione o meno.
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Covid, studio italiano: metaboliti batterici possibili biomarker prognostici

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Stato dell'arte
La gestione dei pazienti Covid continua a mettere a dura prova il sistema sanitario. La decisione di ospedalizzare o meno e quale approccio terapeutico applicare è spesso difficile. Mancano infatti linee guida per aiutare i medici nella scelta.
Cosa aggiunge questa ricerca
Analizzando la composizione genetica di oltre 12.000 comunità microbiche in tutto il mondo, gli studiosi hanno scoperto che nella maggior parte delle comunità sono presenti microrganismi auxotrofi, che non sono in grado di produrre nutrienti essenziali come aminoacidi e Applicando un approccio multiomico, lo scopo di questo studio è stato quello di individuare biomarcatori per distinguere pazienti da ospedalizzare o meno.
Conclusioni
Nove metaboliti salivari e uno sierico sono risultati efficaci nello stratificare pazienti da ospedalizzare o dimettere risultando correlati a una specifica composizione del microbiota oltre che un’indicazione terapeutica utile.

In questo articolo

Determinati metaboliti salivari e sierici sono risultati non solo correlati con taxa batterici, ma anche in grado di distinguere pazienti Covid che necessitano di ospedalizzazione o meno, indicazione terapeutica utile nella gestione di questa pandemia. 

Lo conclude lo studio di Chiara Pozzi e colleghi dell’IRCCS Ospedale Humanitas di Rozzano (Milano), di recente pubblicato su Gastro Hep Advances

Ospedalizzazione dei pazienti Covid

La pandemia da Sars-Cov-2 ha drasticamente impattato sulla pratica clinica e la gestione dei pazienti anche non Covid. 

L’approccio terapeutico non è tuttavia ancora definito da linee guida, ma lasciato alla decisione personale del medico portando spesso a ospedalizzare pazienti che non ne avrebbero bisogno o a dimetterne altri che poi rientrano. 

L’approccio multiomico ha dimostrato spesso grandi vantaggi nell’approfondire interrogativi terapeutici. Nel caso dell’infezione da Covid, è stato ad esempio dimostrato un impatto a livello lipidico e metabolico. 

Tra tutti, i ricercatori si sono qui concentrati sulla saliva, il cui microbiota è risultato alterato in pazienti Covid, e siero di 50 Covid-19 (25 ospedalizzati, 50 dimessi) comparandoli con quelli di 270 soggetti sani precedentemente esposti all’infezione o meno. 

Ecco quanto ne è emerso dal profilo metabolico, sierico e microbico. 

Meabolomica del microbiota salivare e serico

Partendo dal profilo metabolico salivare e proteico sierico si è visto come questi si differenzino in base all’esposizione all’infezione. In particolare:

  • Nove metaboliti salivari: acido 2-pirrolidinacetico, 1,3-diaminopropano, 3-idrossipiridina, ciclo(leu-pro), mio-inositolo, N,N-dimetil-5-aminovalerato, 3-(3-idrossifenil)propionato, pantotentato e mannonato, sono risultati discriminanti tra pazienti ospedalizzati e non seppur con qualche eccezione
  • Combinando questi metaboliti salivari, acido 2-pirrolidinacetico e mio-inositolo in particolare, con la proteina sierica CHI3L1 si è registrata una maggiore precisione nel discriminare i due gruppi (ricoverati e non) raggiungendo un’accuratezza del 86,4%

Non solo il profilo metabolico, anche quello batterico ha mostrato differenze significative tra i due gruppi. Infatti:

  • 11 taxa sono risultati differenzialmente espressi in pazienti ospedalizzati (senza trattamento antibiotico) e dimessi. Tra questi, Corynebacterium 1 è risultato over-espresso nei pazienti ospedalizzati, Actinomycetaceae F0332, Candidatus saccharimonas, e Haemophilus invece meno presenti
  • acido 2-pirrolidinacetico e mio-inositolo hanno inoltre dimostrato di correlare con specifici generi batterici. Candidatus saccharimonas in particolare è risultato correlato con entrambi i metaboliti, ma in maniera opposta (inversa con mio-inositolo)
  • Candidatus saccharimonas ha inoltre mostrato correlazione negativa con la proteina CHI3L1, positiva con Corynebacterium 1

Conclusioni

L’approccio multiomico applicato in questo studio dimostra quindi la possibilità di distinguere con una certa sicurezza pazienti Covid ospedalizzati (e quindi che necessitano di più cure) da quelli dimessi. 

Cambiamenti significativi sono infatti emersi in termini di metaboliti salivari e sierici oltre che di microbiota, utili da considerare in una gestione più efficiente dei pazienti.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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