• Trattamenti per le disbiosi intestinali
• Trapianto di microbiota e infezioni da C. difficile
• Modulare il microbiota con la dieta

Stato dell’arte
Per secoli, scienziati e medici hanno cercato di modulare le migliaia di miliardi di microbi presenti all’interno del corpo umano per curare una miriade di condizioni, dalle malattie intestinali al cancro. Le strategie per alterare la composizione del microbiota intestinale includono interventi dietetici, prebiotici, probiotici e il trapianto fecale.

Cosa aggiunge questo studio
In questo lavoro Jennifer Wargo ha passato in rassegna i recenti progressi nella modulazione della comunità microbica intestinale, esplorando i vantaggi e i limiti del trapianto di microbiota fecale (FMT), che prevede il trasferimento di una biomassa da un donatore sano a un individuo malato. È indicato nel trattamento delle infezioni da C. difficile recidivanti e ha mostrato risultati promettenti per le malattie infiammatorie intestinali, dopo il trapianto di cellule staminali ematopoietiche e nei disturbi dello spettro autistico. Jennifer Wargo ha esaminato anche altri, inclusi interventi dietetici e consorzi microbici, testati nell’immunoterapia contro il tumore allo scopo di aumentare la risposta terapeutica ad alcuni farmaci antitumorali.

Conclusioni
Per trattare le condizioni associate a un microbiota alterato è necessario individuare approcci personalizzati che includano FMT, interventi dietetici e prebiotici. Ulteriori ricerche volte a comprendere la relazione tra disbiosi intestinale e patologie, nonché ciò che costituisce un microbiota intestinale ottimale, potrebbero avere un ampio impatto sulla salute pubblica.

Per secoli, ricercatori e medici hanno cercato di modulare le migliaia di miliardi di microbi presenti all’interno del corpo umano per curare una pletora di condizioni, dalle malattie intestinali al cancro. Di recente, in una ricerca pubblicata su Science, Jennifer Wargo del MD Anderson Cancer Center di Houston (Stati Uniti) ha passato in rassegna i recenti progressi nella modulazione della comunità microbica all’interno dell’intestino umano.

«L’idea che alterazioni del microbiota nel tratto gastrointestinale concorrono a causare una malattia sistemica è stata proposta secoli fa da Ippocrate, nell’antica Grecia», spiega Jennifer Wargo. Il primo utilizzo del trapianto fecale di microbiota (FMT), che prevede il trasferimento di materiale fecale da un individuo a un altro, è stato documentato per il trattamento dei disturbi gastrointestinali già nel IV secolo a.C.

È anche noto che alcuni animali spesso mangiano materiale fecale, che potrebbe servire a ad aumentare la loro diversità microbica intestinale, migliorando la digestione e altri processi fisiologici all’interno dell’ospite. Ma soltanto nel 1958 compare in letteratura un lavoro sull’utilizzo dell’FMT nella pratica clinica per curare l’infezione da Clostridioides difficile, firmato da un chirurgo statunitense.

Da allora, l’FMT e altre strategie per modulare il microbiota intestinale hanno acquisito sempre maggiore popolarità e la loro applicazione è stata indagata in studi clinici per diverse condizioni, tra cui disturbi intestinali, malattie neurodegenerative, sclerosi multipla e cancro.

Trattamenti per le disbiosi intestinali

Le strategie per modulare il microbiota intestinale rientrano in tre categorie: FMT, consorzi microbici e interventi dietetici, che includono l’uso di prebiotici. «Abbiamo ancora molto da imparare per implementare una vera modulazione di “precisione” del microbiota intestinale», afferma Jennifer Wargo.

Alcune malattie, come l’infezione da C. difficile, sono caratterizzate da un microbiota profondamente alterato o da disbiosi gravi, mentre altre mostrano un’alterazione più lieve dei microbi intestinali.

Questa differenza dovrebbe essere presa in considerazione quando si valuta la strategia più appropriata per modulare il microbiota intestinale.

«L’approccio mira a ripristinare una comunità microbica intestinale più “sana”, anche se la definizione di microbiota intestinale “sano” non è ancora chiara» afferma Jennifer Wargo. Secondo la ricercatrice «i dati di letteratura suggeriscono che una comunità microbica diversificata con un alto grado di ridondanza funzionale è associata a una migliore salute generale e a migliori risultati in presenza di diverse malattie».

Trapianto di microbiota e infezioni da C. difficile

Il trapianto di microbiota viene spesso utilizzato per trattare i pazienti con infezione da C. difficile che non rispondono ad altri trattamenti. In questi casi, l’FMT ha dimostrato di essere generalmente sicuro e altamente efficace.

Tuttavia, è fondamentale disporre di linee guida per lo screening delle feci dei donatori per malattie infettive e disturbi che alterano il microbiota intestinale. Per esempio, dal momento che diversi pazienti con infezioni da C. difficile hanno sviluppato infezioni batteriche resistenti agli antibiotici in seguito a FMT, i ricercatori ora raccomandano lo screening delle feci di donatori per microbi resistenti agli antibiotici e persino per SARS-CoV-2.

Negli studi clinici, l’FMT è stato utilizzato con successo per le malattie infiammatorie intestinali, dopo il trapianto di cellule staminali ematopoietiche e nei disturbi dello spettro autistico.

Un vantaggio dell’FMT è quello di consentire il trasferimento di diversi microbi, inclusi batteri, virus e funghi. «Questa diversità rappresenta un potenziale vantaggio rispetto alle strategie che somministrano consorzi microbici di minima complessità, che potrebbero non attecchire e potrebbero non essere sufficienti per ristabilire un microbiota intestinale “favorevole”» afferma Jennifer Wargo.

Tuttavia, questa diversità potrebbe anche creare problemi con la riproducibilità, soprattutto su ampia scala, del trapianto fecale. Altre limitazioni di questo approccio includono la variabilità nella progettazione dello studio e nelle misure dei risultati, nonché fattori relativi ai donatori di feci che potrebbero influenzare l’efficacia dell’FMT.

Inoltre, non è ancora chiaro quale sia il dosaggio ottimale e quale sia la via di somministrazione migliore. «Sono quindi necessari ulteriori studi per decretare il successo (o il fallimento) di questo approccio e per sviluppare strategie ottimali per l’uso dell’FMT», conclude la ricercatrice.

Modulare il microbiota con la dieta

Negli ultimi anni, i ricercatori hanno sviluppato altre strategie per modulare il microbiota intestinale, come i consorzi di batteri specifici che includono microbi con presunti effetti benefici per la salute, noti come probiotici.

Per esempio, i consorzi microbici sono stati testati nell’immunoterapia contro il cancro per aumentare la risposta dei pazienti ad alcuni farmaci antitumorali.

Tuttavia, i risultati degli studi clinici sono contrastanti e l’uso di consorzi microbici non è stato ancora approvato dalle autorità di regolamentazione dei farmaci come la Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

Un altro approccio per modulare il microbiota intestinale è l’intervento dietetico. Diversi studi hanno dimostrato che i cambiamenti nella dieta possono influenzare le popolazioni microbiche intestinali. 

Ma se i cambiamenti nella dieta non vengono mantenuti nel tempo, le modificazioni nella composizione del microbiota durano per brevi periodi. I ricercatori stanno anche valutando l’uso di prebiotici, come amidi resistenti e acidi grassi polinsaturi, poiché questi composti potrebbero aiutare i microbi benefici a proliferare.

«È probabile che in futuro avremo a disposizione diversi approcci personalizzati, che includano strategie come l’FMT, la somministrazione di probiotici o prodotti bioterapici vivi, strategie dietetiche e prebiotici», spiega Jennifer Wargo. «Attraverso ulteriori ricerche e potrà essere compresa meglio la vera definizione di disbiosi del microbiota intestinale in relazione a diverse patologie, così come quella di microbiota intestinale ottimale per promuovere la salute generale».