• Batteri ad alta quota
• Il microbioma di montagna ha pathway metabolici caratteristici

Stato dell’arte
Popolazioni come quella degli Sherpa del Nepal si sono adattate per sopravvivere ad alta quota, dove i livelli di ossigeno sono molto più bassi e il cibo più scarso rispetto alle zone di pianura. Vivere ad alta quota potrebbe anche influenzare la composizione del microbiota intestinale di queste popolazioni.

Cosa aggiunge questo studio
I ricercatori hanno analizzato il microbiota di quattro popolazioni che vivono a diverse altitudini: gli Sherpa d’alta quota e il Tamang di bassa quota del Nepal, gli Aymara d’alta quota della Bolivia e una popolazione di bassa quota di origini europee. Sherpa e Aymara hanno profili microbici simili, che non condividono con le popolazioni che vivono a bassa quota. Fornendo loro i composti metabolici principali, i microrganismi potrebbero aiutare queste popolazioni ad adattarsi alle condizioni ambientali e nutrizionali associate alle alte quote.

Conclusioni
I risultati supportano l’idea che nell’uomo la simbiosi con i microbi ha effetti positivi da un punto di vista evolutivo.

Secondo un recente studio, i microrganismi intestinali delle popolazioni autoctone dell’Himalaya e delle Ande potrebbero essere utili per sopravvivere ad alta quota, dove i livelli di ossigeno sono molto più bassi e il cibo più scarso rispetto alle zone di pianura. I risultati, pubblicati su Journal of Anthropological Sciences, supportano l’idea che nell’uomo la simbiosi con i microbi ha effetti positivi da una prospettiva evolutiva.

Precedenti studi hanno analizzato gli effetti del vivere ad altitudini elevate sul microbiota intestinale nelle popolazioni provenienti da diversi luoghi dell’altopiano tibetano. Ma la commistione tra il popolo tibetano che vive ad alta quota e gli abitanti delle zone a bassa quota dell’Asia orientale ha ostacolato l’identificazione di specifiche caratteristiche microbiche che potrebbero aver facilitato l’adattamento alle alte quote.

A questo scopo, un team di ricercatori, guidato da Andrea Quagliariello dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e Monica Di Paola dell’Università di Firenze, ha analizzato il microbiota di quattro popolazioni che vivono a diverse altitudini.

Batteri ad alta quota

I ricercatori hanno raccolto campioni di microbiota intestinale da due popolazioni che vivono ad alta quota: gli Sherpa, che abitano alle pendici meridionali della catena montuosa dell’Himalaya in Nepal, e gli Aymara, che vivono sulle Ande boliviane. È stato quindi confrontato il loro microbiota con quello di altri due popoli che vivono a bassa quota: i Tamang del Nepal, che vivono a non più di 2.000 metri sul livello del mare, e una popolazione di origini europee che vive in Italia.

Dai risultati ottenuti è emerso che gli Sherpa e gli Aymara hanno profili microbici simili, che non condividono invece con le popolazioni che vivono a bassa quota. Per esempio, i batteri Spirochaetes ed Elusimicrobia sono risultati abbondanti nel microbiota di popolazioni che vivono ad alta quota, ma non in campioni prelevati dai Tamang.

Tra i batteri che caratterizzano il microbiota delle popolazioni Sherpa e Aymara sono stati individuati anche Treponema e Butyrivibrio. In particolare, nell’intestino degli Sherpa sono stati rilevati alti livelli di di Bifidobacterium adolescentis, Rikenellaceae, Treponema ed Elusimicrobiaceae. Il microbiota dei Tamang è risultato invece caratterizzato da Enterobacteriaceae, Blautia producta, Eggerthella lenta, Lactococcus garviae e Bacteroides plebeius.

Il microbioma di montagna ha pathway metabolici caratteristici

Secondo quanto dimostrato, i genomi batterici di Sherpa e Aymara condividono pathway funzionali diversi da quelli della popolazione italiana. I primi, infatti, esprimono più geni coinvolti nella produzione di acidi grassi, nel metabolismo di vitamine e aminoacidi e nel metabolismo energetico.

Treponema e Butyrivibrio sono noti per produrre alti livelli di acidi grassi a catena corta, che sono importanti per il rendimento energetico e sono associati a bassi valori di pressione sanguigna. Secondo i ricercatori, la produzione di acidi grassi a catena corta potrebbe quindi aiutare a ridurre la suscettibilità di queste popolazioni al “mal di montagna”, facilitando l’adattamento alle alte quote.

Traduzione dall’inglese a cura della redazione