Perché smettere di fumare fa ingrassare? La risposta è nel microbiota intestinale

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Stato dell’arte
Alcuni studi hanno suggerito un legame tra il fumo di sigaretta e cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale.

Cosa aggiunge questo studio
Sulla base delle caratteristiche lipofile della vitamina D e del ruolo di specifici batteri nella solubilizzazione di nutrienti, i I ricercatori hanno esaminato il microbiota intestinale di topi esposti al fumo di sigaretta per tre settimane e hanno individuato alterazioni nella sua composizione. Anche dopo aver terminato l’esposizione al fumo, il microbiota risultava alterato. Sono stati inoltre osservati cambiamenti nei livelli di metaboliti batterici, con conseguente aumento di peso anche quando l’apporto calorico dei topi era limitato. Cambiamenti simili (microbiota intestinale e metaboliti) sono stati osservati in uno studio su un piccolo gruppo di persone.

Conclusioni
I risultati ottenuti dimostrano un possibile ruolo del microbiota intestinale nell’aumento di peso riscontrato negli ex-fumatori; inoltre, potrebbero consentire lo sviluppo di interventi volti ad attenuare l’aumento di peso indotto dalla cessazione del fumo e a incrementare il successo a lungo termine.

Il fumo di sigaretta è la principale causa di morte prevenibile in tutto il mondo; tuttavia, molti fumatori non tentano di smettere per paura di ingrassare. 

Un recente studio condotto su modelli murini ha dimostrato che a causare un incremento del peso dopo aver spento la fatidica “ultima sigaretta” potrebbe essere un’alterazione nella composizione del microbiota (disbiosi intestinale).

I risultati, pubblicati su Nature, potrebbero dunque spiegare perché gli ex fumatori spesso tendono a ingrassare. 

Ma non solo: questo studio apre una nuova prospettiva per sviluppare interventi in grado di ottimizzare il successo della cessazione dal fumo a lungo termine.

Sigarette e aumento del peso

Diversi  studi pubblicati negli scorsi anni hanno dimostrato che gli ex-fumatori aumentano in media di 4,5 kg ogni 6-12 mesi e che nel 13% dei casi l’incremento del peso in un anno è maggiore di 10 kg. 

Inoltre, alcuni studi hanno osservato un’associazione tra l’abitudine al fumo di sigaretta e cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale

Per chiarire come tali alterazioni siano in grado di influenzare l’aumento di peso che si verifica dopo aver smesso di fumare, Eran Elinav del Weizmann Institute of Science e i suoi colleghi hanno esaminato il microbiota intestinale di topi esposti al fumo di sigaretta per tre settimane e li hanno confrontati con topi di controllo, scoprendo che l’esposizione al fumo, in particolare a metaboliti del fumo di sigaretta come la nicotina, porta a cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale.

Inoltre, i ricercatori hanno osservato nei topi germ-free che hanno ricevuto un trapianto di microbiota fecale da topi esposti al fumo un aumento del peso maggiore rispetto agli animali che hanno ricevuto il microbiota di topi di controllo. 

Questo effetto è stato osservato sia in topi nutriti con una dieta ricca di grassi sia in topi che hanno seguito una dieta standard. La somministrazione di antibiotici ha invece impedito l’aumento di peso.

Successivamente, il team di studiosi ha effettuato analisi del sangue e dei metaboliti fecali di topi esposti o meno al fumo di sigaretta, scoprendo che i primi producono livelli maggiori di metaboliti che aiutano a estrarre energia dagli alimenti e che quindi promuovono l’aumento di peso.

Metaboliti batterici sotto accusa

Alcune delle molecole associate all’aumento di peso sono metaboliti dell’aminoacido glicina, inclusa la dimetilglicina (DMG), una molecola che può essere sintetizzata a partire dal solfato di colina introdotto con la dieta. 

I ricercatori hanno osservato che i topi ai quali è stata somministrata una dieta priva di solfato di colina erano meno inclini all’aumento di peso associato alla cessazione dell’esposizione al fumo di sigaretta. 

Inoltre, i ricercatori hanno osservato una riduzione nei livelli di DMG nei topi esposti al fumo e trattati con antibiotici.

Infine, è stato analizzato il microbiota di 96 partecipanti a uno studio clinico non correlato, che ha permesso di identificare nei fumatori alterazioni nella composizione del microbiota intestinale e livelli ematici più elevati di metaboliti come colina e DMG. 

Conclusioni

Sebbene i risultati ottenuti siano preliminari e debbano essere confermati in studi più ampi, questa ricerca ha dimostrato per la prima volta un possibile ruolo del microbiota nell’aumento di peso associato alla cessazione del fumo di sigaretta. 

Inoltre, come suggeriscono gli autori dello studio, «una terapia dietetica, microbica e postbiotica mirata può essere utilizzata per attenuare l’aumento di peso indotto dalla cessazione del fumo e migliorare le percentuali di successo».

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente in Massachusetts, USA. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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