Gli antibiotici sono farmaci ampiamente utilizzati con una produzione mondiale massiccia. In Italia, ad esempio, si contano quasi due confezioni per abitante all’anno. Inoltre il 50% della produzione mondiale ha destinazioni diverse da quelle terapeutiche.
Dobbiamo agli antibiotici molta riconoscenza, perché hanno contribuito ad allungare la vita media di tutta la popolazione mondiale sconfiggendo le infezioni. Tuttavia, l’eliminazione del patogeno porta con sé molti danni collaterali. Infatti, vengono uccisi molti dei batteri facenti parte di un ecosistema come il microbiota intestinale, lasciando spazi vuoti che possono essere occupati da altri patogeni. Oltre al fatto che vengono a mancare batteri che producono sostanze utili, come alcune vitamine. Come porre rimedio a questa criticità?
Abbiamo posto la questione al Prof. Lorenzo Morelli, Direttore DiSTAS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza – Cremona.
Antibiotici e microbiota intestinale, cosa sappiamo dalla letteratura?
Il microbiota è estremamente complesso. Quando ho cominciato a lavorare in questo settore, si pensava ci fossero 400 specie batteriche nell’intestino, oggi sappiamo essercene più di 1000. Questa popolazione è estremamente delicata: alterare i rapporti, anche lievemente, che esistono tra la presenza di un gruppo batterico e un altro con l’uso degli antibiotici, può portare a una serie di problemi che possono essere inizialmente deboli, ma possono poi sfociare in manifestazioni patologiche, l’ultima delle quali è la diarrea.
Disbiosi da antibiotici: qual è la strategia terapeutica corretta?
Quando si parla di disbiosi, il modo per riequilibrare la bilancia batterica è quella di legare l’uso del probiotico “farmaco” alla prescrizione di antibiotico.
Quali caratteristiche deve avere un probiotico per essere assunto in corso di terapia antibiotica?
La specie umana si distingue dalle altre specie perché cerca di uccidere i batteri che transitano attraverso il sistema gastrointestinale. Altre specie animali invece favoriscono l’entrata di batteri. Pertanto, per il nostro sforzo di ripopolazione dell’intestino, servono batteri capaci di transitare attraverso le difese del corpo rimanendo vivi e vitali nel colon, dove esercitano la loro azione. A questo scopo, le spore sono sicuramente una scelta ideale.
Quali sono le evidenze su Bacillus clausii e diarrea da antibiotici?
Il Bacillus clausii è un batterio gram positivo in grado di formare spore e quindi di arrivare nel colon dove “gioca” la guerra contro la diarrea. Inoltre, del Bacillus clausi esistono evidenze sulla sua capacità di colloquiare con il sistema immunitario enterico: nell’intestino abbiamo il più elevato numero di cellule legate al sistema immunitario e quindi avere un cross talk che stimola il sistema immunitario è sicuramente importante.
Quali domande può fare il farmacista all’informatore scientifico per discriminare un probiotico di qualità?
Per scegliere un prodotto contenente batteri vivi a scopo benefico bisogna porsi una domanda: a quale tipo di problema è necessario mettere rimedio? Abbiamo detto che il microbiota intestinale è un sistema molto complesso in cui piccole crepe come gonfiori e piccoli disturbi possono essere prime indicazioni di un ecosistema non più in equilibrio. Quindi bisogna intervenire con un probiotico con studi alle spalle e farmacologicamente testato al riguardo. Ad esempio, nella diarrea legata agli antibiotici è assolutamente rilevante poter far uso di farmaci probiotici approvati nell’uso in presenza di patologie e non semplicemente come integratore di batteri benefici.
Co-somministrazione di un probiotico con l’antibiotico: a cosa bisogna fare attenzione?
Dal punto di vista della somministrazione di un probiotico farmaco in presenza di un trattamento antibiotico ci sono alcuni punti da tenere presenti. Prima di tutto la tempestività dell’intervento, il poter intervenire in contemporanea con l’inizio del trattamento antibiotico, co-somministrandolo all’antibiotico stesso. Questo è un sistema che è riservato solo ad alcuni probiotici, ad esempio le spore di Bacillus clausii, ma non ad altri perché sensibili all’antibiotico. Dal un punto di vista del periodo di trattamento ci sono diversi studi che dimostrano che dalla fine del trattamento antibiotico c’è una finestra di perturbazione del microbiota intestinale più o meno di 12-15 giorni. Andare in copertura per 12-15 giorni dalla fine del trattamento antibiotico è quindi una “polizza assicurativa” per rimettere in sesto il microbiota intestinale.
