Spettro autistico: biomarker batterici intestinali scoperti grazie all’intelligenza artificiale

Con l’assistenza dei modelli di machine Iearning, i risultati ottenuti aiuteranno nelle decisioni cliniche per una medicina sempre più personalizzata.
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Spettro autistico: biomarker batterici intestinali scoperti grazie all’intelligenza artificiale

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Stato dell'arte

I disordini dello spettro autistico sono disturbi multifattoriali del neurosviluppo. Il microbiota intestinale potrebbe giocare un ruolo importante nella comunicazione tra il sistema nervoso e quello gastrointestinale.

Cosa aggiunge questa ricerca

Questo studio contribuisce alla caratterizzazione funzionale e metabolomica del microbiota intestinale andando a individuare i pathways biochimici, clinici e nutrizionali di questi pazienti.

Conclusioni

Con l’assistenza dei modelli di machine Iearning, i risultati ottenuti aiuteranno nelle decisioni cliniche per una medicina sempre più personalizzata.

In questo articolo

Lo studio del microbiota intestinale potrebbe risultare utile negli screening diagnostici, oltre che nelle decisioni cliniche, per pazienti con disturbi dello spettro autistico. Sono infatti stati individuati biomarker batterici-metabolici potenzialmente utili per valutare il rischio di autismo.

È quanto si può riassumere dai risultati dello studio di Vernocchi et al. dell’ospedale Bambino Gesù IRCCS (Roma), di recente pubblicato su Frontiers in Microbiology

Disordini dello spettro autistico

I disordini dello spettro autistico (ASD) sono condizioni del neurosviluppo diversificate ma, in generale, caratterizzate da problematiche neurologiche, difficoltà nel contesto sociale, e nel comportamento. 

Sono associati spesso anche a comorbidità quali disordini gastrointestinali, disturbi del sonno ed epilessia. A questi si deve aggiungere una disbiosi del microbiota, possibile spiegazione per diversi di questi sintomi. 

Tra le molecole batteriche, acidi grassi a corta catena (SCFA) e metaboliti derivati dal triptofano giocano un ruolo importante nella comunicazione asse intestino-cervello. 

In questo studio è stato quindi approfondito quali alterazioni del metaboloma intestinale siano maggiormente coinvolte nel fenotipo di ASD e comorbilità al fine di individuare nuovi biomarcatori e predittori di malattia.

I risultati dello studio

Sono stati coinvolti 41 pazienti ASD per i quali sono stati raccolti dati psicofisici, eventuali terapie, dieta ecc. Dalle analisi condotte su campioni fecali di questi pazienti e di controlli sani (n=35):

  • sono stati identificati 626 composti organici volatili (VOC) in entrambi i gruppi appartenenti a 23 classi quali alcoli, alcheni, alcani, chetoni ecc., 110 di questi sono stati considerati per ulteriori analisi. 17 sono invece risultati essere peculiari del gruppo ASD; 
  • significativa la separazioni in termini di beta-diversity per la comunità batterica tra ASD e controlli. Riscontrata questa separazione anche in base a genere, età e presenza o meno di sintomi gastrointestinali;
  • 32 i VOC associati con ASD tra i quali acido acetico, inoli, alcol feniletilico, acetone ecc., 4 invece con i controlli sani (amilalcol, butilacetato, metilacetato, 1-eptanolo e 2,6-dimetil-4-eptanone);
  • raggruppando il gruppo dei pazienti in base all’età si è visto come nove metaboliti (p-cresolo, acido esanoico ecc.) differenzino significativamente e siano correlati a un’età superiore a 5 anni;
  • considerando invece i sintomi gastrointestinali, si è registrata una differenza significativa in 2-tetradecanolo, 2-pentadecanone e 2-eptanol-5-metile, maggiormente presenti in ASD con sintomatologia; altri 4 invece nel sottogruppo privo di sintomi;
  • differenze nell’espressione di metaboliti anche in base alla gravità della condizione autistica (indoli, 2,3-butanedione, ecc).

Passando al livello di pathways e networks invece:

  • a differenziare maggiormente i due gruppi troviamo il metabolismo di acidi grassi, piruvato e fenilalanina seguiti da quelli che coinvolgono corpi chetonici, amino-zuccheri, aspartato, butirrato ecc.; 
  • dei 38 OTU e 31 VOC considerati per la network analisi, si sono registrate correlazioni con la popolazione batterica. Per esempio, nel gruppo ASD, 140 sono le correlazioni significative tra OTU e VOC delle quali 54 negative e 86 positive. Tra questi, Carnobacteriaceae, Actinobacillus e Pepetostreptococcaceae hanno mostrato associazione positiva con acido pentanoico, 2,6-dimethyl-pyrazina, nonadecano, e acido 3-metil-butanoico; Pirellulaceae con 2-eptanone e 1-pentanolo. Associazione negativa invece per Bifidobacterium e indoli – scatoli.

Da ultimo, i ricercatori hanno indagato il possibile ruolo dei VOC prodotti dal microbiota intestinale come predittori di neurodivergenze. Dei 32 VOC considerati, 27 hanno mostrato una maggiore abbondanza nel gruppo ASD, i restanti 5 nei controlli. 12 sono inoltre risultati significativamente differenti, tutti più espressi in ASD. Tra questi, metil-isobutil-chetone, alcol feniletilico, indolo ecc. 

Conclusioni

Per riassumere quindi, alterazioni di metaboliti, inclusi quelli con effetti neuroattivi quali derivati di acidi grassi a  catena corta o indoli, sembrano influenzare l’impatto e la progressione della malattia.

Tra questi, indoli, acidi propanoico e butanoico potrebbero essere associati al fenotipo di ASD oltre che all’attività metabolica del microbiota intestinale, proponendosi come potenziali biomarcatori diagnostici e di progressione.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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