Microbiota vaginale, presenza o meno di HPV, difese immunitarie e status sociale sono tutti fattori che contribuiscono alla maggiore incidenza di tumore alla cervice in donne native americane.
Ulteriori approfondimenti nel medio-lungo termine sono tuttavia necessari per capire meglio gli eventuali meccanismi con cui un microbiota in disequilibrio partecipa allo sviluppo tumorale.
È quanto conclude lo studio di Paweł Łaniewski e colleghi dell’università dell’Arizona (USA), di recente pubblicato su Cancer Prevention Research.
Microbioma vaginale e tumore della cervice
Infezioni da papilloma virus (HPV) e tumore alla cervice sono molto più comuni in donne native americane rispetto a non-ispaniche. Questa disparità è stata attribuita principalmente alla mancanza di screening, e minori accesso e qualità delle cure mediche.
Altri fattori, quali la composizione del microbioma vaginale, potrebbero contribuire allo sviluppo e persistenza di HPV. In presenza di disbiosi infatti, il rischio di sviluppare infezioni, incluso HPV, è risultato notevolmente superiore.
Nonostante questa nota implicazione, la conoscenza del microbiota vaginale e dei pattern di HPV in donne native americane è poco studiata.
I risultati dello studio
A tal proposito, questa ricerca preliminare ha voluto approfondire le relazioni tra microbiota vaginale, HPV varianti (genotipi), marcatori immunitari e stili di vita, in 31 donne di cui 16 native americane. Di seguito quanto emerso.
- Il 22,6% è risultato avere HPV ad alto rischio di sviluppare tumore. Di queste, 4 donne (12,9%) hanno mostrato di essere infettate da un singolo genotipo, le restanti da due;
- dal confronto della composizione tassonomica di donne della comunità nativo americana con quella di altri gruppi etnici si è visto come, in generale, i profili siano analoghi per varietà di specie e abbondanza di fisiologici lattobacilli;
- donne con pH vaginale normale e non portatrici di HPV hanno tuttavia mostrato livelli di lattobacilli più alti rispetto a quelle con un pH alterato (≥4,5);
- il 71% di donne con HPV ha mostrato disbiosi, solo il 33% di quelle non infette con HPV;
- nessuna associazione significativa tra età e predominanza di lattobacilli;
- di contro, donne con BMI ≥ 25 hanno mostrato una minor espressione di lattobacilli.
Correlando poi il profilo batterico anche con dimensione del nucleo familiare, livello di educazione e numero di gravidanze si è visto come:
- donne che abitano con altre 2-3 persone, che hanno un buon livello di educazione e coloro che non hanno avuto gravidanze hanno mostrato più spesso una dominanza di lattobacilli;
- nessuna associazione significativa invece tra l’espressione di lattobacilli e posizione lavorativa, salario, uso di antibiotici, abitudine al fumo, numero di partner, uso di contraccettivi o vaccinazione contro HPV;
- nessuna correlazione anche con lo stato di salute generale.
Ampliando poi l’analisi ad altra taxa:
- in native americane si è visto un marcato arricchimento di Gemella sp002871655, Megasphaeraceae 28L sp000177555, Aerococcus christensenii, Prevotella amnii e Sneathia amnii – potenzialmente legate con infezione da HPV e tumore alla cervice;
- con un pH elevato invece si è registrato un incremento di Prevotella timonensis, Fannyhessea vaginae, Megasphaereaceae 28L sp000177555, Sneathia amnii, Parvimonas sp0015528, Dialister sp001553355, Prevotella sp000479009, una specie non classificata di Bifidobacterium, Peptoniphilus A sp900538655 e Anaerococcus marasmi rispetto a pH fisiologici. Di contro, si è vista una diminuzione di Limosilactobacillus reuteri, Limosilactobacillus coleohominis e L. jensenii;
- nonostante la ridotta numerosità del campione, che può minare la validità del risultato, Bifidobacterium vaginale si è mostrato significativamente arricchito in donne positive per HPV;
- donne con BMI di oltre 35 hanno invece mostrato arricchimento di Prevotella timonensis e un non classificato Lactobacillus species. Di contro, Streptococcus oralis E, una specie non classificata di Bifidobacterium, Staphylococcus aureus e Lactobacillus jensenii hanno mostrato un decremento;
- donne con una educazione più alta (college) hanno invece mostrato abbondante Lactobacillus crispatus e carenza di Bifidobacterium vaginale C e Fannyhessea vaginae;
- disbiosi anche in donne con una famiglia numerosa (4 o più), con un arricchimento di Gemella sp002871655 e Megasphaeraceae 28L sp000177555, in particolare;
- nessun profilo è invece stato associato in base allo stato civile, al numero di gravidanze, all’età e alla salute generale.
Per capire meglio i mediatori dell’azione batterica, i ricercatori hanno quindi quantificato 42 citochine, chemochine e fattori di crescita in tamponi vaginali.
Un primo cluster, con bassi livelli di mediatori immunitari, ha mostrato un microbiota in salute. Di contro, il secondo cluster, caratterizzato da alti tassi di risposta immunitaria, è stato associato a uno stato di disbiosi con carenza di lattobacilli. Confrontando quindi i livelli di mediatori:
- 4 citochine pro-infiammatorie (IL1β, IL12 (p70), IL15, e TNFα), una regolatoria (IL12 p40) e un fattore di crescita (FGF2) hanno mostrato un incremento significativo in donne con disbiosi vaginale;
- nessuna differenza invece in termini di chemochine;
- di contro, in donne con microbiota in equilibrio si è visto un aumento di due marcatori immunitari, GM-CSF and PDGFAB/BB.
Conclusioni
Per riassumere, questo studio, benché preliminare e con un ridotto numero di soggetti coinvolti, offre una maggiore conoscenza del microbiota vaginale in donne native americane.
Le associazioni identificate con il profilo batterico e l’incidenza di HPV, abbondanza di marcatori immunitari, fattori socio demografici e comportamentali fanno capire meglio le dinamiche di una così alta incidenza di HPV (e tumore alla cervice) in questa comunità. Studi longitudinali sono tuttavia necessari per monitorare meglio gli sviluppi e individuare le cause.
