Patologie come allergie e obesità sono aumentate notevolmente negli ultimi decenni, spesso a partire dai primi due anni d’età. Di recente un gruppo di ricercatori ha scoperto che la mancanza di batteri benefici nell’intestino dei neonati porta a cambiamenti nel metabolismo e aumenta il rischio di patologie correlate al sistema immunitario.
I risultati, pubblicati su Communications Biology, suggeriscono che specifici batteri intestinali sono importanti nella prima infanzia per un sano sviluppo immunitario.
I cambiamenti derivanti dalla vita in popolazioni industrializzate influenzano il microbiota intestinale dei neonati, riducendo i ceppi di Bifidobacterium importanti per la salute. Fattori come la modalità di alimentazione e l’uso di antibiotici influenzano questi batteri e possono avere un impatto sulla salute infantile, ma gli effetti esatti a lungo termine non sono stati ancora del tutto chiariti.
John Jarman della University of Rochester School of Medicine and Dentistry, a New York, e i suoi colleghi hanno deciso di esaminare il microbiota intestinale dei neonati statunitensi durante i loro primi 100 giorni di vita per comprenderne l’impatto sulla salute immunitaria.
Metabolismo alterato
I ricercatori hanno raccolto campioni di feci da neonati di età compresa tra 1 e 3 mesi provenienti dalla quasi totalità delle nazioni degli Stati Uniti. Circa il 24% dei neonati, soprattutto quelli nati con parto cesareo, era privo di batteri come Bifidobacterium, importanti per una crescita sana. Al contrario, i neonati nati per via vaginale o allattati al seno tendevano ad avere una maggiore quantità di questi batteri buoni. Infine, una parte dei neonati nati con parto cesareo o allattati al seno presentavano anche una maggiore quantità di batteri potenzialmente dannosi, come Clostridium perfringens.
I batteri appartenenti al genere Bifidobacterium, in particolare quelli della specie B. infantis, sono i principali microbi in grado di metabolizzare specifici zuccheri presenti nel latte materno, contribuendo al corretto sviluppo del sistema immunitario e dell’intestino del neonato. I neonati con livelli più elevati di Bifidobacterium riuscivano a digerire questi zuccheri meglio di quelli che ne erano carenti.
Inoltre, i neonati privi di Bifidobacterium mostravano cambiamenti in importanti processi metabolici come il metabolismo degli acidi biliari e la produzione di vitamine, oltre a una tendenza a produrre più butirrato, che è stato collegato alla presenza di alcuni microbi nocivi. Infine, questo gruppo di neonati presentava anche una minore quantità di alcune molecole immunitarie benefiche e un maggior numero di geni legati alla resistenza agli antibiotici.
L’impatto dura tutta la vita
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che a due anni d’età più della metà dei bambini aveva assunto antibiotici e circa il 30% soffriva di patologie come eczema o asma. In particolare, dai dati ottenuti è emerso che i neonati con livelli più bassi di Bifidobacterium avevano circa tre volte più probabilità di sviluppare questi problemi immunologici rispetto a quelli con livelli più elevati di Bifidobacterium.
Inoltre, la presenza di B. breve è risultata correlata a un rischio molto più basso di condizioni allergiche mentre specifici geni batterici, inclusi alcuni appartenenti a specifici batteriofagi, erano associati a un rischio più elevato.
Conclusioni
Questi risultati suggeriscono che la composizione del microbiota intestinale infantile gioca un ruolo importante nello sviluppo delle allergie «Visto l’allarmante aumento delle malattie non trasmissibili e il loro legame con la comunità batterica intestinale infantile, è importante considerare l’opportunità di utilizzare il microbiota intestinale per mettere a punto interventi precoci con un impatto sulla salute a lungo termine»
concludono i ricercatori.
