Un modello prognostico basato sul microbiota dell’ambiente tumorale può migliorare significativamente il potere diagnostico, guidare le decisioni terapeutiche per una medicina più personalizzata.
È quanto conclude lo studio di Jia Liu e colleghi della Chinese University of Hong Kong (Cina), pubblicato su Clinical Microbiology.
Le comunità microbiche svolgono un ruolo cruciale nel corpo umano, compresi l’intestino, la pelle e i tessuti tumorali. Recenti studi hanno rivelato differenze nella composizione e nell’abbondanza del microbiota tra tessuti tumorali e sani, sottolineando anche come i microrganismi intratumorali abbiano un’influenza significativa sulle metastasi, sull’efficacia dei farmaci e sull’immunità dell’ospite. Questi risultati suggeriscono che i microrganismi intratumorali potrebbero essere bersagli terapeutici, in particolare nei tumori gastrointestinali, sede in cui il microbiota è altamente espresso.
In questo studio i ricercatori hanno messo a punto un modello prognostico basato su 15 generi batterici (core) del microbiota intratumorale rappresentando un nuovo approccio per la terapia oncologica di precisione, volta a migliorare la diagnosi del cancro, la stratificazione dei pazienti e la previsione della risposta al trattamento.
Modello prognostico basato sul microbiota
Per identificare i batteri associati con tumorogenesi, sono stati analizzati i profili di 6 tipi di tumori gastrointestinali e il tessuto sano adiacente.
Sono stati identificati 1.163 batteri, 52 dei quali associati significativamente con la prognosi del paziente. Un ulteriore core del microbiota di 15 generi (14 ad alto rischio, 1 basso) è poi risultato un fattore prognostico indipendente. Il modello prognostico è stato quindi basato su questi generi intratumorali.
Efficienza predittiva del modello
I ricercatori hanno quindi assegnato a ogni paziente un fattore di rischio e testato l’efficienza predittiva del modello usando un dataset di prova. Il modello ha, con accuratezza, indicato caratteristiche microbiche associate con prognosi in 6 coorti indipendenti confermando la sua validità.
Non solo. Le variazioni del microambiente tumorale hanno mostrato di influenzare la risposta del paziente a farmaci antitumorali. Infatti, pazienti ad alto rischio esprimono geni come XL999 e il modello ha identificato tandutinib come potenziali terapia mirata per i pazienti ad alto rischio. Questa osservazione suggerisce quindi nuove opzioni terapeutiche per questo sottogruppo di pazienti. Altri farmaci come apigenina o lapatinib sembrerebbero invece essere più efficaci in pazienti a basso rischio.
Il modello mostra inoltre come l’abbondanza di certe cellule immunitarie sia maggiore nei tessuti tumorali di pazienti ad alto rischio, mentre le CD8+ T siano più presenti in quelli a basso rischio. Dorea e Granulicella sono poi correlate con le cellule immunitarie, Granulicella con la segnalazione metabolica metastatica e una riduzione dell’infiltrazione di cellule immunitarie in sede tumorale. Ciò potrebbe spiegare la debole risposta all’immunoterapia di pazienti ad alto rischio.
Per riassumere, lo studio ha identificato 15 generi batterici che possono essere usati per un modello prognostico per la predizione di outcome in pazienti con tumore gastrointestinale e direzionare la scelta terapeutica.
