IBS, ansia e depressione: scoperto il ruolo dell’indolo nell’asse intestino-cervello

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una condizione che non colpisce solo l’intestino, ma che è anche collegata a disturbi dell’umore, poiché cambiamenti nel microbiota intestinale possono influenzare la funzione cerebrale. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che i batteri intestinali regolano l’umore nei pazienti con IBS producendo il metabolita indolo, che attiva un recettore che regola l’attività dei neuroni in una regione del cervello importante per il controllo emotivo.

I risultati, pubblicati su Cell Metabolism, suggeriscono dunque che prendere di mira l’asse intestino-cervello potrebbe offrire una strategia promettente per trattare i disturbi dell’umore associati all’IBS.

Condizioni come la depressione e l’ansia sono comuni e spesso resistenti al trattamento. In passato è stato dimostrato che l’asse intestino-cervello, attraverso il microbiota intestinale, la dieta o trapianti fecali, può influenzare l’umore. L’IBS, che è caratterizzata da alterazioni del microbiota intestinale e che spesso si manifesta in concomitanza con ansia o depressione, rappresenta un esempio di questo collegamento. 

Studi precedenti hanno suggerito che alcuni metaboliti microbici potrebbero rappresentare bersagli terapeutici promettenti. Per verificare questa ipotesi, i ricercatori guidati da Ting-Ting Wang della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, in Cina, hanno studiato come i batteri intestinali influenzano l’umore nelle persone e nei topi con IBS.

Attività neuronale

Il trasferimento di batteri intestinali da persone o topi affetti da IBS a topi germ-free ha causato negli animali comportamenti simili ad ansia e depressione. Ulteriori analisi hanno permesso di identificare uno specifico batterio, Alistipes shahii, i cui livelli erano ridotti sia nelle persone sia nei topi affetti da IBS.

Livelli più bassi di A. shahii hanno portato a una riduzione dell’enzima TnAsi, essenziale per la produzione di indolo. Il calo di questo metabolita è risultato associato ad ansia e depressione sia nelle persone sia nei topi con IBS. Il ripristino di A. shahii nei topi ha aumentato i livelli di indolo e migliorato i comportamenti emotivi. Gli stessi benefici sono stati osservati in seguito alla somministrazione ai topi di questo metabolita.

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che l’indolo si lega al recettore AhR, che regola l’attività dei neuroni nel giro dentato ventrale, una regione dell’ippocampo che svolge un ruolo chiave nella regolazione delle emozioni e dell’umore. Livelli intestinali più bassi di indolo hanno ridotto l’espressione del recettore AhR, indebolendo l’attività dei neuroni nel giro dentato ventrale e causando comportamenti simili ad ansia e depressione nei topi.

Inversione dei sintomi

I ricercatori hanno poi osservato che il ripristino dei livelli di indolo, l’attivazione dei neuroni nel giro dentato ventrale o la somministrazione di diosmina, un attivatore del recettore AhR clinicamente approvato, hanno alleviato questi sintomi emotivi, mentre il blocco dell’attività dei neuroni nel giro dentato ventrale ha inibito i benefici indotti dall’indolo.

Infine, è stato dimostrato che la diosmina migliora i sintomi emotivi nei topi germ-free che hanno ricevuto batteri intestinali da persone con IBS.

«I risultati dimostrano che l’indolo derivato dall’intestino rappresenta un modulatore chiave del comportamento emotivo nei pazienti con IBS attraverso la via di segnalazione A. shahii-TnAse-indolo-AhR-giro dentato ventrale e suggeriscono la possibilità di utilizzare l’enzima TnAsi, l’indolo prodotto dal microbiota intestinale e il recettore AhR come bersagli terapeutici per i disturbi affettivi associati all’IBS» concludono gli autori dello studio.

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