Diabete di tipo 1: dieta mediterranea e controllo glicemico, il legame passa anche dal microbiota?

Il diabete mellito di tipo 1 è una malattia autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche produttrici di insulina, e richiede una terapia insulinica a vita. La sua patogenesi è per lo più di origine genetica ma, recenti studi indicano che anche i fattori ambientali, incluso il microbioma intestinale, possono orientare insorgenza e progressione della malattia. Uno dei fattori che influisce su diversità e composizione del microbioma intestinale è la dieta mediterranea, e pertanto i ricercatori hanno condotto uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, per valutare se il microbiota intestinale media l’associazione tra aderenza alla dieta mediterranea e controllo della glicemia negli adulti con diabete mellito di tipo 1 e se i profili del microbiota intestinale possono predire i parametri clinici e i modelli di assunzione alimentare .

Microbiota e diabete di tipo 1

La composizione del microbioma intestinale negli individui con diabete mellito di tipo 1 differisce notevolmente da quella degli individui sani. Studi osservazionali hanno collegato specifici profili microbici alla regolazione glicemica nel diabete mellito di tipo 1, suggerendo ruoli per la sensibilità all’insulina, l’infiammazione sistemica e la secrezione di incretine. In particolare, un aumento dell’abbondanza di batteri produttori di butirrato è stato associato a migliori risultati glicemici e pertanto si suppone che le alterazioni del microbiota possano modulare i percorsi metabolici e infiammatori che influenzano il controllo glicemico, probabilmente attraverso interazioni con input ambientali.

Influenza della dieta mediterranea sul microbiota intestinale

L’impatto della dieta mediterranea, ricca di alimenti di origine vegetale, grassi sani e ingredienti minimamente trasformati, sul microbiota intestinale in termini di diversità e composizione è ben conosciuto. La presenza di alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, legumi e cereali integrali, favorisce la proliferazione di batteri produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), promuovendo l’integrità intestinale e la regolazione immunitaria. Gli alimenti ricchi di polifenoli, come frutti di bosco, tè e vino rosso, agiscono anche come prebiotici, stimolando la crescita di microbi benefici, mentre gli acidi grassi omega-3, presenti nel pesce e nei semi di lino, modulano l’infiammazione.

Taxa batterici associati alla dieta mediterranea

L’aderenza a lungo termine alla dieta mediterranea è stata collegata a una maggiore diversità del microbiota intestinale e a una maggiore abbondanza di alcuni taxa batterici come Faecalibacterium prausnitzii e Roseburia, entrambi produttori di SCFA e che contribuiscono alla salute metabolica. Al contrario, una scarsa aderenza alla dieta mediterranea è correlata a livelli urinari elevati di metaboliti pro-infiammatori come la trimetilammina N-ossido (TMAO), associati a un rischio cardiometabolico più elevato. Gli studi hanno anche dimostrato che l’aderenza alla dieta mediterranea si associa a cambiamenti nei rapporti microbici (ad esempio, Bifidobatteri/E. coli), al’aumento della produzione di SCFA e alla riduzione delle specie patogene e porta anche a un miglioramento dei parametri cardiometabolici e ad un aumento di taxa che degradano le fibre. 

Dieta mediterranea e diabete di tipo 1

Nei soggetti con diabete mellito di tipo 1, la dieta mediterranea è stata associata a valori di emoglobina glicata (HbA1c) più bassi e a un maggiore tempo di mantenimento dei valori di glucosio nell’intervallo ​​corretto (TIR), probabilmente a causa dell’alto contenuto di alimenti a basso indice glicemico, fibre e componenti antinfiammatori. Dal punto di vista meccanicistico, la maggiore quantità di fibre dei cereali integrali rallenta l’assorbimento del glucosio, migliora la sensibilità all’insulina (ad esempio, tramite la produzione di acidi grassi a catena corta mediata dal microbiota intestinale) e riduce le escursioni glicemiche postprandiali. Inoltre, si sono osservati miglioramenti nei profili lipidici, tra cui livelli più alti di colesterolo HDL e più bassi di LDL. 

Aderenza alla dieta mediterranea e composizione del microbiota

Soggetti con elevata aderenza alla dieta mediterranea mostrano una maggiore abbondanza relativa di Lachnospira eligens e Faecalibacterium prausnitzii, entrambi importanti produttori di SCFA come il butirrato e modulatori dell’infiammazione sistemica. Inoltre, soggetti con un controllo glicemico hanno livelli più elevati di Dialister invisus e Christensenellaceae. Al contrario, nei soggetti con bassa aderenza si aveva un aumento di Collinsella aerofaciens e Ruthenibacterium lactatiformans, taxa microbici intestinali collegati a una maggiore permeabilità intestinale, produzione di citochine proinfiammatorie ed elevati livelli circolanti di trigliceridi e insulina, e i soggetti con controllo glicemico peggiore, avevano livelli più elevati di Ruminococcus gnavus, Phocaeicola coprocola e Bacteroides fragilis, taxa che si associano a disregolazione metabolica e all’infiammazione di basso grado.

Aderenza alla dieta mediterranea e parametri metabolici

Percorsi metabolici quali biosintesi dei blocchi costitutivi dell’antigene O, dell’UDP-N-acetil-d- glucosamina I, dell’L-istidina, e la degradazione dell’L-arginina XIII e dei ribonucleosidi pirimidinici, sono risultati arricchiti nei partecipanti con bassa aderenza alla dieta mediterranea e livelli più elevati di HbA1c. Questi percorsi riflettono funzioni microbiche legate all’infiammazione, alla fermentazione degli amminoacidi e alle caratteristiche del metabolismo ossidativo spesso associate alla disbiosi e allo squilibrio metabolico. Inoltre, tali parametri, a loro volta, sono stati collegati a specifiche impronte microbiche intestinali e sono emersi percorsi microbici come potenziali collegamenti tra l’aderenza alla dieta mediterranea e il controllo glicemico.

Conclusioni

In questo studio è emerso che l’aderenza alla dieta mediterranea è associata a un migliore controllo glicemico e a una composizione e funzione del microbiota intestinale favorevoli negli adulti con diabete di tipo 1. Specifici taxa microbici e vie metaboliche condivise, in particolare quelle legate alla produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA) e al metabolismo lipidico, potrebbero mediare questi benefici. Inoltre, i profili del microbiota intestinale hanno il potenziale per predire sia l’assunzione alimentare che i parametri clinici. Questi risultati supportano l’integrazione di valutazioni dietetiche e analisi del microbiota in strategie personalizzate per la salute metabolica. 

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