• Microbiota della mucosa e Healthy Eating Index
• I risultati dello studio
• Conclusioni

Stato dell’arte
La dieta è uno dei principali strumenti attraverso cui è possibile regolare il microbiota intestinale e la sua composizione. Nonostante l’enorme interesse nello scoprire come la modulazione del microbiota possa migliorare la salute, non è mai stata esplorata l’associazione tra dieta e microbiota della mucosa del colon.

Cosa aggiunge questo studio
Gli studi condotti finora si sono sempre avvalsi di analisi effettuate su campioni fecali. Il microbiota fecale e quello che risiede nella mucosa del colon presentano però differenze, possono svolgere ruoli diversi e, perciò, è possibile che anche la loro associazione con la dieta possa non essere la medesima. Lo scopo dello studio è stato quindi esaminare l’associazione tra l’indice HEI-2005 e la composizione e struttura del microbiota presente sulla mucosa del colon.

Conclusioni
Dall’analisi del microbiota adeso alla mucosa del colon di individui sani è emerso che lo score per il HEI-2005 totale è risultato basso, in quanto è associato sia a una ridotta abbondanza relativa di alcuni batteri potenzialmente vantaggiosi sia a un’aumentata presenza di batteri potenzialmente pericolosi.

In un lavoro recentemente pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, è stata investigata l’associazione tra l’Healthy Eating Index (HEI)-2005 e il microbiota adeso alla mucosa del colon. I ricercatori, guidati da Yanhong Liu, hanno condotto uno studio osservazionale basato su un campionamento trasversale, analizzando la composizione della comunità batterica e la relativa struttura derivante da 97 biopsie del colon, ottenute mediante endoscopia su 34 partecipanti sani, in assenza di polipi.

Microbiota della mucosa e Healthy Eating Index

L’indice di alimentazione sana (Healthy Eating Index, HEI) è una misurazione della qualità della dieta in base al confronto con le raccomandazioni delle linee guida statunitensi per una corretta alimentazione (Dietary Guidelines for Americans).

Per calcolarlo vengono presi in considerazione 12 categorie di alimenti: frutta totale, frutta intera, verdure totali, verdure verdi + verdure arancioni + legumi, cereali totali, cereali integrali, prodotti caseari, carne + legumi, olii, grassi saturi, sodio, frazione di energia da grassi saturi + alcol + zuccheri semplici. A ciascuna voce viene attribuito un punteggio, per esempio da 0 a 5 per la frutta intera e da 0 a 10 per carne e legumi; in alcuni casi viene attribuito un punteggio alto in caso di un elevato consumo (come per esempio per frutta o verdura), in altri invece per un consumo minimo (per esempio per i grassi saturi). Il punteggio totale può variare da 0 a 100: più è alto, più la dieta si avvicina alle raccomandazioni delle linee guida. Questo indice è generalmente associato in maniera inversamente proporzionale all’insorgenza di cancro.

Secondo quanto riportato nello studio, la struttura del microbiota del colon differisce significativamente dagli score dell’HEI totale e relativo a tutti i frutti e frutta intera (HEI 1 e HEI 2), tutti i cereali (HEI 6), prodotti caseari e bevande alla soia (HEI 7), ai grassi solidi, alcol e zuccheri aggiunti (HEI 12).

I risultati dello studio

I dati derivanti dal sequenziamento sono stati classificati in 1141 OTUs. I partecipanti con un più basso HEI totale e HEI 1, 2, 7 e 12 presentavano una α-diversità più bassa rispetto ai partecipanti con un HEI più alto. Stesso discorso per la β-diversità.

Un basso score di HEI totale e HEI 2, 5, 7 e 12 è stato associato a un’alterata abbondanza relativa di 6 principali phyla.

Per quanto riguarda invece l’abbondanza relativa dei maggiori generi in base alla qualità della dieta è risultato che:

  • un punteggio basso dell’HEI totale è stato associato a una maggiore presenza di Fusobacterium e Akkermansia e a una minore di Subdoligranulum e Parabacteroides
  • un punteggio basso per l’HEI 2 è stato associato a una maggiore presenza di Bacteroides ed Escherichia e a una minore di Faecalibacterium, Roseburia e Akkermansia 
  • un punteggio basso per l’HEI 7 è stato associato a una maggiore presenza di Bacteroides e a una minore di Faecalibacterium e Fusobacterium
  • un punteggio basso per l’HEI 12 è stato associato a una maggiore presenza di Escherichia e Fusobacterium e a una minore di Subdoligranulum.

Da un’analisi della regressione lineare univariata è emerso che esiste una correlazione importante tra:

  • Roseburia, Parabacteroides, Subdoligranulum e Fusobacterium e l’HEI totale
  • Roseburia e Bacteroides e l’HEI 2
  • Bacteroides, Faecalibacterium e Fusobacterium e l’HEI 7
  • Fusobacterium e Escherichia e l’HEI 12.

Per quanto riguarda, invece, i batteri meno sconosciuti, una ridotta abbondanza di Barnesiella, Balutia, Enterobacter, Fusicatenibacter e Odoribacter e una più alta di Tyzzerella o Bilophila è correlata a un punteggio più basso di HEI totale, 2 e 12; un’abbondanza relativa più bassa di Bifidobacterium e Dialister è correlata a un punteggio più basso dell’HEI 2 e 7.

Da questo studio è quindi emerso che, nella mucosa del colon di individui sani, un punteggio basso per l’HEI totale è associato in maniera significativa sia a una ridotta abbondanza relativa di batteri “buoni”, sia a un aumento di batteri potenzialmente pericolosi. Per esempio, un alto HEI 1 e 2 è stato associato a un’aumentata abbondanza relativa di Bifidobacterium, noto batterio probiotico usato nel trattamento di IBD. Inoltre, una scarsa qualità dietetica è risultata associata a una maggior presenza di Fusobacterium, batterio che, secondo precedenti studi, induce una risposta pro-infiammatoria, promuove la carcinogenesi ed è positivamente correlato a IBD e cancro al colon-retto.

Conclusioni

In conclusione, lo studio ha dimostrato che la qualità della dieta influenza in maniera importante il microbiota della mucosa intestinale. I nutrienti possono sia fungere da prebiotici, sia “disturbare” il rapporto simbiontico tra il microbiota intestinale e l’ospite.

In futuro sarà però necessario valutare il possibile utilizzo del microbiota intestinale come biomarker dell’alimentazione e l’eventuale impatto di altri fattori endogeni ed esogeni, come per esempio la genetica dell’ospite, in quanto la dieta può spiegare solo in parte la variabilità nella composizione e nella struttura del microbiota intestinale.