Akkermansia e biodiversità: una “firma intestinale” predice la risposta alle terapie nel carcinoma polmonare

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule è il tumore ai polmoni più comune e con più alta mortalità. Di recente un gruppo di ricercatori ha scoperto che i livelli di specifici batteri intestinali sembrano indicare quali pazienti con cancro ai polmoni potrebbero trarre maggiori benefici da una combinazione di chemioterapia, radioterapia e immunoterapia.

I risultati, pubblicati su Med, suggeriscono che i cambiamenti nel microbiota intestinale, in particolare per quanto riguarda i livelli di batteri del genere Akkermansia, potrebbero predire il successo dei trattamenti antitumorali nei pazienti con cancro ai polmoni.

Gli attuali trattamenti per il carcinoma polmonare non a piccole cellule combinano la chemioradioterapia con l’immunoterapia di consolidamento, che stimola il sistema immunitario ad attaccare le cellule tumorali. Tuttavia, i risultati del trattamento variano e sono spesso accompagnati da gravi effetti collaterali, come l’infiammazione polmonare.

I batteri del genere Akkermansia e altri microbi intestinali sono risultati correlati alla risposta dei pazienti con carcinoma polmonare avanzato all’immunoterapia, ma non è ancora chiaro se i cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale durante la chemioradioterapia e i trattamenti combinati possano influenzarne i risultati.

Pertanto, i ricercatori guidati da Linfang Wu della Chinese Academy of Medical Sciences e del Peking Union Medical College, in Cina, hanno analizzato il microbiota intestinale di decine di pazienti con cancro al polmone in fase avanzata sottoposti a chemioradioterapia combinata con immunoterapia.

Diversità microbica

Dai dati raccolti è emerso che i pazienti oncologici sopravvissuti più a lungo senza progressione del cancro presentavano una maggiore diversità intestinale. Inoltre, i soggetti con livelli di batteri del genere Akkermansia che aumentavano durante il trattamento avevano maggiori probabilità di sopravvivere più lungo e con migliori risultati clinici.

Precedenti studi hanno dimostrato che il genere batterico Akkermansia influenza il sistema immunitario, contribuendo ad attivare specifiche cellule immunitarie che attaccano quelle tumorali, ed è in grado di interferire con i pathway metabolici che consentono la crescita del tumore.

In linea con quanto precedentemente osservato, i ricercatori hanno rilevato che i pazienti con grave tossicità polmonare correlata al trattamento presentavano un microbiota intestinale meno diversificato e livelli più elevati di batteri legati a infezioni e infiammazioni. Al contrario, i pazienti con tossicità più lieve mostravano lievi aumenti di Akkermansia e di altri batteri benefici. 

Prevedere la sopravvivenza

I batteri del genere Akkermansia non solo erano più abbondanti nei pazienti con una sopravvivenza maggiore, ma interagivano anche più attivamente con altri batteri intestinali, formando reti microbiche complesse. Ciò suggerisce che la struttura del microbiota intestinale è importante quanto la sua diversità.

Ad esempio, i pazienti con una maggiore interconnessione batterica hanno mostrato una maggiore sopravvivenza libera da progressione, anche quando la diversità microbica è diminuita durante il trattamento. I risultati indicano inoltre che il microbiota intestinale si adatta durante la terapia e che questi cambiamenti possono influenzare la risposta dell’organismo ai trattamenti antitumorali.

«Akkermansia, un genere batterico intestinale simbiotico e un promettente probiotico, potrebbe rappresentare in futuro un potenziale biomarcatore per predire la sopravvivenza dei pazienti con cancro al polmone sottoposti a chemioradioterapia e terapia con inibitori dei checkpoint immunitari», concludono i ricercatori.

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