Il profilo metabolico delle donne in gravidanza si modifica in modo profondo per sostenere lo sviluppo fetale, per poi tornare ai valori basali solo dopo il parto. È uno dei risultati principali dello studio PONCH, pubblicati su PLOS One, che ha analizzato i cambiamenti metabolici durante la gravidanza e il periodo postpartum, confrontando donne normopeso, obese e con diabete gestazionale. Alcuni metaboliti, in particolare quelli associati a insulinoresistenza e obesità, potrebbero diventare indicatori utili per intercettare precocemente il rischio di complicanze metaboliche per madre e figlio.
Cambiamenti metabolici in gravidanza
È noto come la gravidanza inneschi ampi cambiamenti fisiologici nelle donne, tra cui l’accumulo di riserve di grasso materno, necessarie a sostenere le fasi finali della gestazione e l’allattamento. Inoltre, la resistenza insulinica materna aumenta per indirizzare il glucosio verso il feto in rapido sviluppo. Tuttavia, sappiamo anche che l’aumento di peso durante la gravidanza comporta rischi specifici sia per la donna sia per il feto, con condizioni come il diabete gestazionale (GDM), la preeclampsia, le complicanze del parto e una maggiore suscettibilità a obesità e diabete di tipo 2, sia per la madre che per il bambino, anche nel lungo periodo.
Lo studio PONCH (Pregnancy Obesity Nutrition and Child Health), condotto presso l’Università di Göteborg, ha indagato a fondo le variazioni dei profili metabolici durante la gravidanza e il periodo postpartum, confrontando i cambiamenti nelle donne normoglicemiche normopeso e con obesità e confrontando i livelli dei metaboliti osservati nella fase avanzata della gravidanza con quelli delle donne con GDM appartenenti alle stesse categorie di indice di massa corporea (BMI).
Piruvato, lattato e BCAA come indicatori chiave
In particolare, lo studio ha coinvolto 32 donne normoglicemiche normopeso e 33 donne con obesità, in cui sono stati valutati i metaboliti sierici (tramite metabolomica basata sulla risonanza magnetica nucleare), i dati clinici e la composizione corporea, in sei diversi time point distribuiti tra la gravidanza e il periodo postpartum. Inoltre, 31 donne con diabete gestazionale (GDM) (metà obese e metà normopeso) sono state valutate allo stesso modo durante il terzo trimestre di gravidanza.
Sono emerse profonde modificazioni del metaboloma durante la gestazione, caratterizzate da una riduzione degli aminoacidi a catena ramificata (BCAA) e della tirosina, e da un aumento di fenilalanina, succinato, lattato e piruvato. Il confronto con le variabili cliniche ha mostrato una forte correlazione tra i BCAA, la massa grassa e la resistenza insulinica, principalmente al di fuori della gravidanza. Al contrario, durante la gravidanza, piruvato e lattato hanno evidenziato solide correlazioni con la massa grassa, la resistenza insulinica e le adipochine. Le analisi condotte nella fase avanzata della gravidanza hanno, inoltre, mostrato livelli più elevati di BCAA, fenilalanina, lattato e piruvato, sia nelle donne con obesità sia in quelle con diabete gestazionale, indipendentemente dal peso.
Conclusioni e implicazioni future
Lo studio PONCH conferma che la gravidanza rappresenta una fase della vita delle donne in cui il metabolismo viene profondamente riprogrammato. In particolare, piruvato e lattato emergono come snodi centrali della resistenza insulinica gestazionale, soprattutto in presenza di obesità o diabete gestazionale, mentre gli aminoacidi a catena ramificata si confermano marcatori di rischio metabolico più legati all’obesità che alla fisiologia della gravidanza.
L’identificazione di profili metabolici distinti apre nuove prospettive per riconoscere precocemente le donne a maggior rischio di diabete gestazionale e di alterazioni metaboliche persistenti dopo il parto. Una conoscenza che potrebbe tradursi, in futuro, in strategie di prevenzione più mirate e in un miglioramento della salute metabolica non solo delle madri, ma anche dei bambini, nel lungo termine.
