L’osteoartrite (OA) del ginocchio è una patologia caratterizzata da degenerazione articolare, che causa dolore cronico, rigidità e ridotta mobilità. La prima linea di trattamento è rappresentata da interventi non farmacologici quali esercizio fisico, fisioterapia e dieta. Ultimamente è emerso un possibile coinvolgimento del microbiota intestinale nella riduzione del dolore associato ad osteoartrite. Per tale motivo i ricercatori hanno avviato uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista nutrients, al fine di indagare se l’integrazione nutrizionale prebiotica, agendo attraverso distinti meccanismi sul microbiota intestinale, potesse migliorare i risultati relativi al dolore in modo indipendente o sinergico dall’esercizio fisico e dalla fisioterapia.
Microbiota e dolore
Ricerche recenti suggeriscono che la salute del microbiota intestinale può anche svolgere un ruolo nell’infiammazione sistemica, nella sensibilità al dolore e nella sua percezione, e diversi studi su modelli animali hanno evidenziato un ruolo del microbiota nella modulazione del dolore. Quando si verifica una condizione di disbiosi possono essere influenzate anche la percezione e la sensibilizzazione al dolore attraverso i metaboliti microbici, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), che influenzano le vie neurali coinvolte nella nocicezione attraverso l’asse intestino-cervello. Nei modelli animali, il ripristino della microflora intestinale ha ridotto il dolore neuropatico e viscerale, così come la sensibilizzazione al dolore, indipendentemente da comportamenti cognitivi o ansiosi.
Prebiotici, microbiota e regolazione del dolore
I prebiotici sono sostanze, come ad esempio l’inulina, che promuovono selettivamente la crescita dei batteri intestinali benefici e migliorano la produzione di metaboliti bioattivi, inclusi gli SCFA. In un modello murino di OA, i prebiotici hanno ripristinato batteri benefici come il Bifidobacterium, ridotto l’infiammazione articolare e diminuito l’ipertrofia dei condrociti, tutti processi coinvolti nella sensibilizzazione al dolore. Un aumento del Bifidobacterium è stato osservato anche nei ratti trattati con prebiotici ed esercizio aerobico e livelli più elevati di Bifidobacterium sembrano essere correlati con una migliore forza di presa e con prestazioni di camminata che persistevano per 3 mesi dopo la sospensione dell’integrazione.
Secrezione di GLP-1 e regolazione del dolore
È stato dimostrato che le fibre alimentari, in particolare quelle prebiotiche come l’inulina, aumentano la secrezione di peptide-1 simile al glucagone (GLP-1), un ormone peptidico prodotto dalle cellule L intestinali. Il GLP-1 è un’importante molecola di segnalazione degli assi intestino-cervello e intestino-muscolo e diverse evidenze precliniche indicano che il GLP-1, modulato dal microbiota intestinale, può regolare la nocicezione e mitigare la degradazione della cartilagine.
Inulina ed esercizio fisico per il trattamento del dolore
L’insieme di integrazione di inulina ed esercizio fisico supportato dalla fisioterapia (PSE) mostrano significativi risultati nella riduzione del dolore nell’osteoartrite. In dettaglio, il PSE migliora efficacemente sia la capacità di accovacciarsi sia quella di camminare, mentre l’integrazione di inulina determina miglioramenti nella forza di presa nel tempo, nonché un miglioramento degli indici di sensibilizzazione prossimale e centrale. Inoltre, l’integrazione di inulina è stata associata a un aumento del GLP-1 circolante, che a sua volta è correlato a miglioramenti nella forza di presa e nel punteggio del questionario KOOS, utilizzato per valutare gli esiti riferiti dai pazienti con lesioni al ginocchio e osteoartrite.
Conclusioni
L’integrazione di inulina si associa a miglioramenti moderati sia nel dolore sia negli indici di sensibilizzazione al dolore, mentre il solo esercizio fisico non sembra influenzare la sensibilità algica. Inoltre, l’inulina è stata associata a miglioramenti nella forza di presa, parallelamente ad aumenti di GLP-1. Questi risultati offrono una nuova prospettiva sulla gestione dell’osteoartrite, evidenziando il potenziale di integrare interventi dietetici mirati al ripristino della salute del microbiota intestinale.
