Da Ferring e Rebiotix un nuovo biomarker per valutare la disbiosi da antibiotici

Si chiama Microbiome Health Index: l’algoritmo serve a valutare i rischi della somministrazione di antibiotici nei singoli individui.
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Ferring Pharmaceuticals e Rebiotix, una società del gruppo Ferring, hanno annunciato la pubblicazione dello studio di sviluppo e convalida del primo prototipo di biomarker il cui scopo è valutare e studiare le disbiosi indotte da antibiotici nel microbiota intestinale.

L’indice di “salute” del microbiota per la disbiosi post-antibiotica (MHI-A), pubblicato su Frontiers in Microbiology, è stato sviluppato per comprendere e gestire meglio i rischi della somministrazione di antibiotici e aiutare a guidare lo sviluppo di prodotti bioterapeutici vivi, una emergente nuova classe di farmaci.

Conseguenze delle disbiosi

Il microbioma intestinale è costituito da una comunità microbica altamente diversificata che svolge un ruolo essenziale nella salute umana. È noto che gli antibiotici perturbano la composizione e/o la diversità del microbioma intestinale

Questa “perturbazione” è un fattore di rischio per malattie gravi, inclusa l’infezione da C. difficile (CDI) e le potenziali recidive. 

Sebbene l’impatto dell’uso di antibiotici sulla disbiosi sia ben documentato, misurare le disbiosi è sempre un processo complesso. Da qui la necessità di un semplice biomarker che identifichi la composizione del microbiota intestinale e che possa aiutare a supportare le decisioni diagnostiche. 

L’algoritmo “Ferring MHI-A” è stato progettato per mettere a confronto la disbiosi post-antibiotica e il microbiota sano, mettendo in relazione le abbondanze relative di batteri naturalmente presenti nel microbioma intestinale associati alla salute (Bacteroidia e Clostridia) rispetto a quelli che potrebbero essere considerati dannosi (Gammaproteobacteria e bacilli). 

Lo studio mostra che MHI-A ha un’elevata precisione nel distinguere la disbiosi post-antibiotica dal microbiota sano. I valori MHI-A erano coerenti in più popolazioni sane e sono stati significativamente modificati da trattamenti antibiotici noti per alterare le composizioni del microbiota e variati in misura inferiore dagli antibiotici che hanno un impatto minore sul microbiota. 

Lo studio conclude che MHI-A rappresenta un valido biomarker per la disbiosi post-antibiotica e del successivo ripristino. Può anche essere utile per classificare gli effetti di interruzione del microbiota degli antibiotici e come misura farmacodinamica del ripristino del microbiota.

«MHI-A fornisce una metrica per valutare i complessi cambiamenti nel microbioma prima e dopo il trattamento, ampliando la nostra comprensione del ripristino del microbioma dopo l’uso di antibiotici» ha affermato l’autore principale Ken Blount, Chief Scientific Officer di Rebiotix, e Vice President della ricerca sul microbioma di Ferring Pharmaceuticals. «Questo è un passo cruciale per sbloccare il potenziale dei live biotherapeutics product basati sul microbioma».

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