Live Biotherapeutic Products: una proposta per affrontare le sfide normative e tecniche

Team di esperti propone una road map sulla sicurezza dei prodotti biologici contenenti microrganismi vivi. Obiettivo: cambiare le norme UE.

È una vera e priopria road map, una tabella di marcia, sulla valutazione della sicurezza dei Live Biotherapeutic Products (LBP). L’obiettivo della pubblicazione uscita di recente su Frontiers in Medicine e firmata da un panel di esperti europei, è fornire raccomandazioni per affrontare le sfide normative e tecniche nella valutazione della sicurezza, compresa la discussione dell’importanza dell’analisi del rischio nello sviluppo di LBP, della documentazione del rischio e delle valutazioni della sicurezza.

«Dal momento che molte aziende fanno fatica a sviluppare programmi preclinici LBP, questa tabella di marcia può essere di aiuto» afferma Magali Cordaillat-Simmons, corrispondent author del documento e direttore esecutivo del Pharmabiotic Research Institute (PRI).

«Questa road map tiene conto dei nuovi concetti di qualità e ‘development-by-design’ generalmente applicati ai medicinali biologici».

Le raccomandazioni arrivano dopo che PRI ha tenuto numerosi incontri in cui sono intervenuti accademici e rappresentati di aziende, tra cui l’Università Clermont-Auvergne, Biofortis Mérieux NutriSciences, Biose, ADM Protexin, Probiotical, University of Novi Sad, Johnson & Johnson, Lallemand, NIZO, LNC Therapeutics, Chr. Hansen, Caelus Health, Vrije Universiteit Brussel e Yakult Europe.

Da quanto emerge, le linee guida e le best practices per la valutazione della sicurezza dei Live Biotherapeutic Products sono diverse e non organiche. Da qui la necessità di pubblicare il paper con l’obiettivo primario di definire le migliori pratiche per la valutazione del rischio per gli LBP e di proporre soluzioni adeguate per programmi non clinici e studi di sicurezza clinica ” first in human”.

Commentando la pubblicazione, Bruno Pot, direttore scientifico di Yakult Europe e presidente PRI ha dichiarato che la pubblicazione risponde a un reale bisogno nel campo: «Ricercatori, medici, farmacisti e pazienti potrebbero tutti trarre vantaggio da procedure chiare per lo sviluppo di LBP».

E ha aggiunto: «Il paper potrebbe anche aiutare nello sviluppo di futuri percorsi normativi per garantire la sicurezza degli LBP».

La sfida dei Live Biotherapeutic Products

Ai sensi della direttiva 2001/83/CE, all’interno dell’Unione europea (UE) qualsiasi prodotto destinato a prevenire o curare la malattia è definito come medicinale e richiede un’autorizzazione all’immissione in commercio da parte delle autorità competenti.

Tuttavia, anche se il quadro normativo farmaceutico è armonizzato a livello dell’UE, il team di esperti afferma che l’ottenimento dell’autorizzazione di mercato per i Live Biotherapeutic Products (LBP) resta “problematico” perché le caratteristiche specifiche e le modalità di azione degli LBP rappresentano una vera sfida per le valutazioni della sicurezza rispetto ad altri medicinali.

«Gli LBP non raggiungono la circolazione sistemica e quindi non agiscono su organi, tessuti o recettori distanti, ma esercitano il loro effetto attraverso interazioni dirette con il microbiota nativo e/o attraverso la modulazione della relazione ospite-microbiota, portando indirettamente a effetti biologici “a distanza”» scrivono gli autori del paper.

«Pertanto, i ricercatori devono fare affidamento su analisi dei rischi e linee guida destinate ad altri prodotti biologici se vogliono disegnare programmi di sviluppo non clinici e clinici pertinenti».

Raccomandazioni attuabili

Secondo gli autori è giunto il momento di discutere tutti questi aspetti con le autorità regolatorie UE. «Questi prodotti rappresentano una vera sfida, perché il loro MOA non si basa sul loro assorbimento nella circolazione sistemica né su un semplice collegamento diretto tra un ligando e un recettore, ma è piuttosto correlato a un impatto sull’ecosistema locale e sulle cellule ospiti locali, coinvolgendo vari meccanismi diretti e indiretti». Per questo, gli autori suggeriscono che alcune linee guida CHMP e ICH sviluppate per altri tipi di biologici potrebbero fornire informazioni importanti durante la progettazione di sviluppi non clinici e clinici per LBP.

Ma non solo. La road map propone inoltre esempi di metodi e modelli alternativi che potrebbero essere più appropriati per la documentazione e lo sviluppo dei Live Biotherapeutic Products.

«Confidiamo nel fatto che man mano che vengono sviluppati nuovi prodotti migliorerà la comprensione di tutte le parti interessate su questi processi, compresi gli enti governativi e di regolamentazione, e si arriverà a una armonizzazione normativa, con linee guida e raccomandazioni dedicate e specifiche per i LBP e programmi di sviluppo di microbiome based products» conclude il team di esperti.

«Ciò aumenterà la coerenza nello sviluppo di LBP e incoraggerà investimenti e finanziamenti per la ricerca, offrendo in futuro nuove e promettenti terapie microbiome based per diverse patologie».

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