Probiotici e polemiche: gli esperti contestano le recenti linee guida dei gastroenterologi USA

Numerosi esperti hanno contrastato le nuove linee guida dell'American Gastroenterological Association (AGA): «Forniscono informazioni confuse, obsolete e inesatte».

Secondo le nuove linee guida pubblicate dall’American Gastroenterological Association (AGA) per la maggior parte delle patologie dell’apparato gastroenterico non ci sono prove sufficienti che supportino l’uso dei probiotici. Sostengono inoltre che il mercato dei probiotici è “ampiamente non regolamentato”. (Leggi l’articolo completo)

Più o meno in contemporanea con la pubblicazione delle linee guida, una trasmissione TV molto popolare negli USA (60 Minutes) ha dedicato una puntata all’argomento dal titolo “Do Probiotics Actually Do Anything?“. Secondo la tesi degli autori, i probiotici sarebbero in gran parte inefficaci.

Le linee guida AGA

Nel documento, l’American Gastroenterological Association scrive che l’industria probiotica è «ampiamente non regolamentata» e afferma che «la commercializzazione del prodotto è spesso orientata direttamente ai consumatori senza fornire una prova diretta e coerente dell’efficacia».

AGA afferma anche che, dopo aver esaminato la letteratura attualmente disponibile con il metodo GRADE, non vi sono prove sufficienti a supporto dell’uso di probiotici per la maggior parte delle patologie dell’apparato gastroenterico, tra cui la malattia di Crohn, la colite ulcerosa, la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e le infezioni da Clostridioides (C. difficile).

«I pazienti che assumono probiotici per Crohn, colite ulcerosa o IBS dovrebbero considerare di interrompere» ha commentato Grace L. Su, MD, gastroenterologa dell’Università del Michigan, che ha guidato il panel su nuove linee guida. «I supplementi possono essere costosi e non ci sono prove sufficienti per dimostrare un beneficio o confermare la mancanza di danni».

Se da un lato le linee guida non supportano l’uso di probiotici per il trattamento di C. difficile, il documento AGA sostiene l’uso di alcune formulazioni probiotiche per la prevenzione dell’infezione da C. difficile negli adulti e nei bambini che assumono antibiotici. Così come pure l’uso di probiotici per la prevenzione dell’enterocolite necrotizzante nei neonati pretermine, a basso peso alla nascita e per la gestione della pouchite, una complicazione della malattia infiammatoria cronico intestinale.

L’AGA, tuttavia, ha escluso una raccomandazione per la diarrea associata agli antibiotici nelle sue linee guida.

In risposta alla pubblicazione AGA, l’International Probiotics Association (IPA) afferma di accogliere con favore l’analisi AGA del ruolo dei probiotici specifici nella gestione dei disturbi digestivi, e in particolare l’approccio ceppo-specifico adottato nello sviluppo delle linee guida – che ha esaminato interventi probiotici singolarmente e non ha raggruppato diversi ceppi probiotici e combinazioni di ceppi in un’unica meta-analisi.

L’associazione aggiunge, tuttavia, che AGA ha esaminato i probiotici attraverso la lente dei prodotti farmaceutici. Un approccio che non sarebbe corretto.

Integratori, non farmaci

«Questa classificazione non è corretta e non rientra nel campo di applicazione: i probiotici possono essere alimenti o integratori secondo la FDA, a meno che non vengano sottoposti a una registrazione farmacologica» ha ricordato IPA. «Nella maggior parte dei casi, i probiotici non sono stati sottoposti a processi di valutazione di tipo farmaceutico. Come tale, i probiotici non hanno claim terapeutici (curare malattie) che invece spettano ai farmaci».

«I probiotici non sono generalmente prescritti come terapia esclusiva nella gestione della malattia, ma spesso suggeriti come integrazione della dieta o in aggiunta al trattamento standard» ha sottolineato l’associazione.

Anche la National Products Association degli Stati Uniti ha risposto alle linee guida AGA, suggerendo che gli estensori «ignorano la maggior parte delle prove scientifiche» sui benefici dei probiotici.

«Le linee guida affermano anche erroneamente che l’industria dei probiotici non è regolamentata, nonostante sia stata ignorata da non una ma due agenzie federali USA volte a proteggere i consumatori da false pubblicità», ha osservato NPA.

«I probiotici sono tra gli integratori più popolari, principalmente perché i consumatori si fidano della loro sicurezza e dell’importante ruolo che svolgono nel sostenere la loro salute», ha aggiunto Sibyl Swift, SVP per gli affari scientifici e normativi dell’NPA.

«60 minuti», trasmissione che alimenta la confusione

Nel frattempo, il programma televisivo americano «60 Minutes» ha lanciato una puntata dal titolo “Do Probiotics Actually Do Anything?” che ha fatto saltare sulla sedia numerosi esperti tra cui l’IPA e il Council for Responsible Nutrition (CRN).

Da un lato viene riconosciuta l’importanza del microbioma e il potenziale per migliorare la salute modulando l’equilibrio batterico, ma nel contempo respinge ogni efficacia dei probiotici e solleva dubbi sulla sicurezza.

Nella trasmissione sono stati riportati i commenti di numerosi ricercatori tra cui Frank Greer dell’Università del Wisconsin, Dan Merenstein della Georgetown University, Patricia Hibberd dell’Università di Boston, Eran Segal ed Eran Elinav del Weizmann Institute of Science e Jeff Gordon della Washington University.

In risposta alla trasmissione, IPA ha affermato che non è stato dato il giusto equilibrio e si è creata confusione tra i consumatori – un sentimento condiviso da Andrea Wong, PhD, vice presidente senior del Council for Responsible Nutrition (CRN).

L’IPA ha aggiunto che nonostante la trasmissione sia stata gestita con le migliori intenzioni di informazione, non è stata fatta abbastanza chiarezza.

«Il consumatore ha bisogno di fonti di informazioni più equilibrate per poter fare una scelta informata» ha affermato IPA in una dichiarazione.

«Negli Stati Uniti, i probiotici possono essere alimenti o integratori secondo la Food and Drug Administration (FDA), a meno che non vengano sottoposti alla registrazione dei farmaci. Tuttavia, il programma non ha rispecchiato tutti questi fattori e ha creato confusione nei consumatori non riuscendo a presentare informazioni equilibrate» ha aggiunto IPA.

Wong ha commentato che l’uso di probiotici è supportato sia da una lunga storia di utilizzo sicuro sia da rigorosi dati di studi clinici.

Durante la trasmissione poi sembra emergere, dal dialogo tra gli ospiti Jon LaPook e Patricia Hibberd, che la scienza dietro i probiotici è il “caos”, con Hibberd che suggerisce come nonostante un’industria multi-miliardaria, attorno agli integratori probiotici non ci siano prove convincenti dei loro effetti benefici in termini di ridurre la diarrea da antibiotici,  nella sindrome della colon irritabile (IBS) o ridurre le allergie.

L’IPA ha reagito rilevando che diverse realtà cliniche indipendenti e numerosi studi, tra cui la WGO (Guarner et al., 2017) e le linee guida AGA recentemente pubblicate (Su et al., 2020) raccomandano probiotici specifici per condizioni quali la diarrea associata agli antibiotici.

Ha aggiunto che una revisione Cochrane del 2019 ha concluso che c’è un effetto protettivo dei probiotici nella prevenzione della diarrea associata agli antibiotici, mentre una meta-analisi del 2016 suggerisce che i probiotici sono associati a una riduzione del 22% delle allergie.

Nella trasmissione, Merenstein ha ribattuto immediatamente ai suggerimenti di Hibberd: «Penso che i dati ci siano» ha affermato «personalmente consiglio i probiotici alle persone che assumono antibiotici e alle persone con IBS».

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