Probiotici, Italia primo mercato in UE. La sfida della qualità.

Come ha fatto l'Italia a diventare il primo paese EU per consumo di probiotici? Come si sta organizzando la nostra industria farmaceutica? Come garantire ai consumatori le promesse dei probiotici? Lo abbiamo chiesto a Stefano Colombo, direttore generale di Montefarmaco OTC.

Come ha fatto l’Italia a diventare il primo paese europeo per consumo di probiotici? Come si sta organizzando la nostra industria farmaceutica nei confronti di questi prodotti? Ma soprattutto, quali parametri bisogna tenere in considerazione per proporre ai consumatori probiotici in grado di garantire le proprie promesse?

È NECESSARIO rispettare tre parametri per garantire il probiotico: scelta del ceppo batterico, dose e shelf life

Sono queste le domande che abbiamo rivolto a Stefano Colombo, direttore generale di Montefarmaco OTC, in occasione della 10ª edizione del congresso Probiotics, prebiotics & new foods di Roma.

Secondo Colombo «Bisogna lavorare da un punto di vista tecnologico per fare sì che i batteri, sensibili essenzialmente all’umidità, possano essere conservati
in confezionamenti adeguati affinché alla fine della shelf life siano ancora vivi e vitali. Montefarmaco è tra le prime aziende che hanno prodotto prodotti liofilizzati in flaconcini
con tappo separatore all’inizio degli anni ’90. Oggi lavoriamo attivamente sui confezionamenti per qualunque tipo di prodotto: blister e buste alu/alu, oltre a un nuovo flaconcino con tappo separatore che si chiama e M-Cap System, al fine di garantire la miscela probiotica nel modo migliore possibile soprattutto contro gli effetti dell’umidità.»

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